Non si può star tranquilli nemmeno in fondo ai mari: l’impatto dei cambiamenti climatici su pesci e crostacei sarà infatti più grave del previsto, forse anche più grave che per le specie terrestri. E, presto, i pesci che oggi si pescano alle nostre latitudini emigreranno verso le acque più fresche delle regioni polari. Lo hanno mostrato gli scienziati del progetto The sea around us, alla conferenza annuale dell'associazione americana per l'avanzamento delle scienze (l'Aaas), dove si sono mostrati i possibili cambiamenti di rotta delle specie marine in seguito all’aumento delle temperature del pianeta.
Lo studio è il primo del genere mai pubblicato (finora, infatti, si sono studiate soprattutto le specie terrestri) ed è stato condotto con un modello informatico che ha permesso di prevedere il movimento di 1066 specie marine importanti dal punto di vista gastronomico e commerciale, tra cui merluzzi, aringhe, gamberi. Il risultato è stato un movimento delle popolazioni di pesci di 40 km ogni dieci anni in direzione dei poli. Per i pescatori americani, una riduzione del 50% dei merluzzi pescabili a largo dell’oceano Atlantico: per i pescatori dei mari del nord, forse un aumento del pescato. Per tutti, però, significa l’invasione incontrollata di nuove specie in ambienti nuovi, lo sconvolgimento degli ecosistemi e il rischio di estinzione.
Per i ricercatori, che hanno pubblicato il loro studio sulla rivista Fish and Fisheries, è il segno che dobbiamo occuparci in fretta di stabilire politiche di conservazione della vita marina, dobbiamo disegnare nuove aree marine protette ma soprattutto dobbiamo intervenire per ridurre il riscaldamento globale di origine antropica, finché siamo in tempo.

Il progetto The sea around us prende il suo nome da un bestseller della biologa e saggista Rachel Carson, pioniera dell'ecologismo americano, e ha un proprio sito web. Questo studio in particolare è descritto sul sito della rivista New scientist, insieme ai commenti dei lettori, in un articolo della Bbc e nel comunicato stampa della British Columbia University, a cui appartengono alcuni dei ricercatori che vi hanno partecipato. Ma non c'è solo il riscaldamento globale a complicare la vita sotto ai mari: il depauperamento delle riserve ittiche a causa della pesca indiscriminata sta facendo la sua parte ormani da decenni, e i ristoranti dalla coscienza verde, almeno in America, stanno proponendo menù ecologically correct, come racconta questo articolo di Repubblica.it.
