Con l'aiuto del proprio team, l'archeologo James Potter ha scoperto i resti di 35 corpi datati 800 D.C., divisi in quasi 15.000 pezzi, presso il sito archeologico di Sacred Ridge (Montagna Sacra) in Colorado (USA). Dopo il 2005, anno di fine degli scavi, i resti sono stati attentamente studiati dalla bioarcheologa Ann Stodder del Field Museum di Chicago.
Lo scorso aprile ad Albuquerque (New Mexico), durante il convegno nazionale dell'American Association of Physical Anthropologists, la Stodder ha dichiarato che i resti studiati fanno pensare ad un genocidio, e ha chiesto il parere di alcuni esperti di preistoria della violenza. Da questa affermazione si è scatenato un dibattito tra archeologi e antropologi, che ha portato Potter a firmare un nuovo studio per negare questa teoria.
Sul sito di Sacred Ridge sono stati trovati corpi di 35 persone, uccisi ferocemente e fatti a pezzi. Segnali indicano l'asportazione di occhi e orecchi come trofei e il coinvolgimento anche di donne e bambini. Sono state attaccate quattro case di una comunità indigena, e l'uccisione ha riguardato circa la metà della popolazione dell'intero villaggio. Per Potter non si può parlare di genocidio. In quel periodo, infatti, alcune popolazioni nomadi si erano stabilite nella valle attorno alla montagna sacra, tre etnie diverse convivevano in circa trenta insediamenti. Per grandezza territoriale, ricchezza di cibo e risorse probabilmente gli abitanti di Sacred Ridge si erano inimicati i popoli confinanti, e questo spiegherebbe lo sfogo violento di questi ultimi culminato nel massacro.
Per la Stodder invece i resti parlano di un'uccisione non legata a guerre di territorialità, perché coinvolti anche bambini e donne, e secondo uno schema che fa pensare ad un omicidio rituale. Proprio da quest'ultima osservazione Debra Martin, antropologa forense dell'Università del Nevada, si è convinta che questo massacro sia legato ad una sorta di superstizione: le vittime erano possedute da spiriti malvagi e aver mutilato i cadaveri per lei significa aver voluto liberarne i corpi. La Martin crede possibile che il motivo vero alla base dell'omicidio sia stato davvero un problema di risorse e di lotta di potere, e che la superstizione abbia fornito l'alibi per attaccare il villaggio.
Per finire la carrellata di antropologi che si sono espressi in merito, ricordiamo Debra Komar, della Liverpool John Moores University, che ha pubblicato nel 2008 un paper comparando le violenze avvenute tra il 900 e il 1300 D.C. in Colorado con i genocidi occorsi di recente in Bosnia e in Iraq. Le somiglianze esistono: gruppi di nomadi in aree ristrette, mutilazione dei corpi, uccisione di donne, bambini e anziani. Ma la stessa Komar è perentoria: “Un' unica uccisione di massa non può mai essere considerata una prova certa delle intenzioni degli autori”.
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Riferimenti
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J.M. Potter and J. Chuipka. “Perimortem Mutilation of Human Remains in an Early Village in the American Southwest: A case for ethnic violence”. Journal of Anthropological Archaeology, 2010. | Link
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A. Stodder. “The bioarchaeology of genocide: The mass grave at Sacred Ridge, Site 5LP245”. American Association of Physical Anthropologists meeting, Albuquerque, April 14, 2010. Meeting abstracts pag 290. | Link
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D. Komar. “Patterns of mortuary practice associated with genocide”. Current Anthropology, Vol. 49, February 2008, p. 123. | Link
