Il “gemello” di Plutone

La classificazione dei corpi celesti non è mai stata una faccenda da poco fin dai tempi della nascita dell’astronomia. Plutone, da poco “declassato” dal novero dei pianeti è solo uno degli ultimi esempi. Ma indagini sempre più raffinate sulla massa e le dimensioni degli oggeti più lontani del Sistema Solare continuano a porre nuove domande e a spingere la comunità internazionale a ripensare le categorie con cui classifichiamo gli oggetti dell’Universo. In poche parole: che cos’è un pianeta?

Plutone è sempre stato al centro di un dibattito fra gli astronomi: è da considerarsi un pianeta oppure no? Secondo i “detrattori”, Plutone sarebbe infatti troppo piccolo e avrebbe un’orbita troppo lontana dal piano dell’eclittica. Secondo questa interpretazione, quindi, a chiudere la fila dei pianeti del nostro sistema solare rimarrebbe Nettuno. Secondo altri, invece, i limiti imposti dalle classificazioni internazionali a proposito di cosa sia un pianeta sarebbero ingiustificati e Plutone avrebbe tutto il diritto di essere considerato di un pianeta, per quanto piccolo esso sia.

La Silla Observatory (Immagine : Iztok Boncina/ESO)

 

Una nuova categoria di oggetti celesti


A complicare le cose nel 2005 è arrivato Eris. Questo oggetto celeste è ancora più distante dal Sole di Plutone, ma ha dimensioni paragonabili e una massa maggiore. Nel 2006 per risolvere (una volta per tutte?) la controversia l’International Astronomical Union ha rivisto la “sistematica” è ha introdotto la categoria dei pianeti minori o nani, della quale al momento fanno parte non solo Plutone ed Eris, ma anche altri corpi: Cerere, Haumea e Makemake. Finora però le dimensioni non erano certe: Eris è un pianeta piccolo e lontano, e mentre è stato possibile dedurre la sua massa osservando l’orbita del suo satellite, Dysnomia, le misure effettuate con l’osservazione diretta dai telescopi non si poteva considerare sufficientemente precisa.

Nuove e più attendibili misurazioni sono state presentate in uno studio pubblicato a ottobre su Nature, sfruttando un’occultazione stellare. I ricercatori infatti, sapendo che Eris a novembre 2010 sarebbe passato davanti a una stella si sono preparati a osservare come questo corpo – o meglio la sua “ombra” – si sarebbe presentato. In pratica i ricercatori hanno aspettato che il pianetino si mettesse in controluce.

Un’elaborazione artistica dell’aspetto di Eris (Immagine: ESO)

 

La misura del diametro


Eris
, che si pensava avesse un diametro un po’ più grande (circa 3000 km) di Plutone (2274 km) è invece effettivamente suo gemello, almeno per quando riguarda la stazza. La nuova misurazione del diametro dà un stima di 2326 km. Di conseguenza però, data la massa maggiore (circa il 27% in più), Eris è anche più denso. Secondo i ricercatori questo indica che a differenza di Plutone, in buona parte costituito da ghiaccio, Eris è ricoperto in superficie da distese ghiacciate di azoto e metano, ma il resto della sua massa è costituito da roccia.

Vari telescopi attendevano a novembre che Eris passasse nel punto giusto, ma i dati vengono principalmente dal TRAPPIST (Osservatorio La Silla, Chile) e da due telescopi, Caisey Harlingten e ASH2 a situati a San Pedro de Atacama (sempre in Cile). Firmano lo studio decine di studiosi da diverse Università e Istituzioni scientifiche di tutto il mondo, tra questi Gian Paolo Tozzi, dell’Osservatorio Astrofisico di Arcetri.

La breve animazione fornisce una spiegazione dell’occultamento di Eris e di come gli astronomi si sono serviti del fenomeno per effettuare le misurazioni del suo diametro.

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Immagine banner: Wikimedia Commons
Immagine box: ESO/L. Calçada and Nick Risinger

Per la lezione

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