Homo sapiens, curioso viaggiatore

La nostra specie, Homo sapiens, ha avuto origine 200.000 anni fa in Africa. Fino a oggi si pensava che i primi sapiens avessero cominciato a lasciare la loro culla natale solo 80.000 anni fa, spostandosi verso l’Eurasia. Oggi alcuni reperti archeologici ritrovati in Oman, nella penisola arabica, smentiscono questa ipotesi. A quanto pare molto prima, 125.000 anni fa, alcuni nostri antenati particolarmente avventurosi hanno lasciato il continente africano per esplorare nuovi territori verso l’Arabia. Gli studi su questi reperti, pubblicati su Science e PLoS ONE, ci fanno comprendere come, nonostante negli ultimi anni la paleogenetica sia stata protagonista nel delineare una storia precisa delle nostre origini, l’archeologia sia ancora capace di riservarci piacevoli sorprese.

L’archeologo Jeffrey Rose dell’Università di Birmingham ha scoperto insieme ai colleghi più di 800 manufatti in corrispondenza di un antico letto di fiume nella regione del Dhofar, in Oman. Grazie alla datazione dei reperti pubblicata su PLoS ONE è stato in grado di capire che questi reperti risalgono a più di 100.000 anni fa. Spesso è difficile poter dire con certezza se alcuni oggetti, come per esempio delle punte di freccia di selce, siano stati prodotti da ominidi della specie sapiens o, per esempio, dai neanderthal, ma non in questo caso. Secondo esperti archeologi il metodo per forgiare queste punte, con sei o sette colpi ben assestati, è tipico di alcuni reperti trovati in Sudan, nordest dell’Africa, appartenenti alla specie Homo sapiens e classificati come oggetti del periodo mesolitico nubiano.

Punte di freccia di selce ritrovate in Oman (Immagine: Science)

 

Una scia di briciole
Questo numero considerevole di reperti è stato definito da Rose come una scia di briciole che ci porta a una comprensione migliore delle nostre origini e ai primi spostamenti finora scoperti dell’Homo sapiens dall’Africa. Grazie alla paleogenetica infatti è stato possibile ricostruire il viaggio del nostro antenato verso nuovi continenti, ne abbiamo parlato in un approfondimento dedicato al suo fondatore, Svante Pääbo. Dagli studi di genetica delle popolazioni è anche stato possibile vedere come nel nostro DNA siano presenti frammenti appartenenti all’uomo di Neandethal o di Denisova. Se prima di queste scoperte le teorie erano numerose, oggi grazie alla genetica sappiamo che una volta migrato, il nostro antenato ha avuto qualche incontro amoroso con le specie autoctone, non solo in Eurasia ma anche in Africa, e alla fine ha in qualche modo sostituito queste specie colonizzando tutto il globo.

Una storia ancora da scrivere
Eppure, nonostante i passi da gigante compiuti in questi anni, la nostra storia ancora ci riserva delle sorprese. Gli archeologi che con passione lavorano sui siti di ritrovamento forniscono la materia prima per i paleogenetisti, altre volte gli studi genetici vengono compiuti su reperti che stazionano da anni nei musei. Le diverse discipline convergono tra loro dando nuova spinta alla La grande storia della diversità umana, che è proprio il titolo di una mostra presente a palazzo delle Esposizioni di Roma fino al 12 gennaio prossimo. Gli incontri con la scienza organizzati in occasione della mostra toccano infatti diverse discipline: oltre alla genetica e all’archeologia sono presenti botanica, medicina, alimentazione ed etno-antropologia.

 

 

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Le scappatelle dell’ Homo sapiens

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