Corsa immobiliare per le foche

In questo periodo le foche canadesi sono alla ricerca di una casa adeguata per far nascere i propri cuccioli. Un’impresa non da poco a causa del riscaldamento globale. Un occasione per tornare a parlare dell’adattamento animale ai cambiamenti climatici: per garantire sicurezza e cibo ai piccoli, infatti, il nido deve essere costruito su un blocco di banchisa spesso e stabile, sempre più difficile da trovare a causa dell’assottigliamento dei ghiacci.

Piccolo di foca della Groenlandia (Immagine: Oceana.org)

Le femmine di foca della Groenlandia (Pagophilus groenlandicus) del Golfo di San Lorenzo, in Canada, sono in cerca in questo periodo del giusto ghiaccio dove dare alla luce i propri piccoli. Parliamo di centinaia di migliaia di esemplari che trotterellano sulla superficie bianca cercando di prendere una decisione entro gennaio, quando il ghiaccio inizierà a ispessirsi. La scelta del giusto blocco di ghiaccio, spesso e di vecchia data, è indispensabile per creare un nido sicuro dai predatori e vicino al cibo.

Vita da foche
In gennaio le foche sono gravide e partoriscono tra la fine di febbraio e le prime settimane di marzo. Il momento cruciale è questo, perché devono scegliere un nido dove i cuccioli rimarranno da soli per oltre un mese. Le foche allattano infatti solo per 12 giorni e poi lasciano i piccoli al loro destino: in questo periodo questi ultimi devono guadagnare gradualmente la loro indipendenza, imparando a nuotare e cacciare pesci, comunque riposando sul ghiaccio. All’inizio di aprile il ghiaccio comincia a sciogliersi e i blocchi a spostarsi, spesso scontrandosi tra loro. Se il nido si trova su ghiaccio sottile questo può spezzarsi o venire sommerso dalle onde prima che le giovani foche siano in grado di allontanarsene in modo definitivo.

La banchisa che si frantuma nelle zone polari (Immagine: Museo Nazionale Antartide)

Lo studio
Mike Hammill, biologo del Fisheries and Oceans Canada in Quebec, dipartimento di Stato che si occupa di verificare le risorse marine, ha studiato in combinazione gli avvistamenti delle foche gravide dal 1977 a oggi, in una zona canadese di 5000 km quadrati, con i dati raccolti dal Canadian Ice Service sul ghiaccio presente nella medesima zona. In base a 40 anni di dati raccolti dal Canadian Ice Service è stato possibile capire il tipo di ghiaccio preferito dalle foche e i risultati sono stati pubblicati sul Canadian Journal of Zoology e riportato da Science.

Il ghiaccio
Lo studio conferma la diminuzione del ghiaccio totale nella zona, come era già stato ipotizzato in uno studio del 2008 pubblicato su Global and planetary change. La diminuzione del ghiaccio è più imponente negli ultimi 10 anni di rilievi rispetto ai 30 anni precedenti, parlando di copertura glaciale totale e di diminuzione del periodo invernale. «Nel tempo assisteremo a una diminuzione del ghiaccio adatto per le foche» dice Hammill «ma non sarà una cosa graduale, ci saranno anni buoni e anni cattivi». Saranno le foche a doversi adattare a questi cambiamenti, probabilmente cercando il ghiaccio spesso più a nord, abbandonando la storica zona di nursery canadese. Ma come spesso accade, questa scelta a catena avrà molte implicazioni sull’ecosistema artico: per esempio anche gli orsi polari, che si nutrono di foche, dovranno spostarsi.

Per approfondire l’argomento su Aula di Scienze:

Addio ai ghiacci dell’Artico e Minimo storico per i ghiacci artici: due recenti notizie sul raggiungimento della minor estensione di ghiacci polari da quanto esistono misurazioni

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