Aurora boreale spettacolare

A fine gennaio, la più grande tempesta geomagnetica degli ultimi otto anni ha regalato spettacolari aurore boreali, riprese anche dal National Geographic, ma anche alcuni disagi. Ma quali sono le influenze del Sole sul campo magnetico terrestre?

Il 21 gennaio scorso l’osservatorio Solar Dynamics della NASA ha registrato un lampo enorme nella gamma degli ultravioletti proveniente dal Sole, al quale è seguita un’emissione di gas in partenza dalla corona solare insieme a particelle cariche. Quest’onda con una velocità di circa 5 milioni di Km all’ora ha raggiunto il nostro pianeta 35 ore più tardi, il 22 gennaio.  Le tempeste solari sono date da emissioni di materia dalla corona del Sole che creano delle onde di particelle cariche elettricamente, chiamate vento solare, che raggiungono la Terra. Queste onde influenzano il campo magnetico terrestre e diverse sono le conseguenze.

Blackout radio
Se il vento solare è consistente può interferire con le onde radio terrestri creando temporanei blackout. Per questo motivo a fine gennaio è stato necessario studiare dei percorsi alternativi per alcuni aerei internazionali con destinazioni polari, per interferenze a livello di GPS. Il vento solare è formato da particelle a elevatissima energia, la magnetosfera terrestre ci protegge da possibili conseguenze al suolo, ma per gli astronauti che si trovassero sotto la loro influenza diretta queste radiazioni ionizzanti potrebbero essere letali.

Il vento solare e la sua influenza sulla Terra (Immagine: Wikimedia Commons)

Aurora boreale
Per la particolare conformazione della magnetosfera terrestre, vedi immagine in alto, a livello dei Poli si formano le aurore boreali o australi: quella di gennaio è stata vista con particolare intensità in Svezia e Norvegia. Questo fenomeno spettacolare dipende dall’eccitazione degli atomi dell’atmosfera terrestre da parte del vento solare. Quando gli atomi tornano al loro stato originario emettono luce nella banda del visibile, in vari colori, soprattutto blu e verde.

 

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