L’archeologo del suono

Alla ricerca dei suoni perduti con l’ausilio delle più moderne tecnologie: ecco una ninna nanna di centocinquanta anni fa
Abituati come siamo a camminare attraverso le nostre giornate con un lettore mp3 in tasca o a condividere la nostra canzone preferita postando un video sul social network di turno, troviamo forse difficile immaginare che appena centocinquanta anni fa esisteva un mondo senza suoni registrati. Quella della registrazione e della riproduzione del suono e della voce umana è un’arte che ha preso il via verso la metà dellOttocento e il merito di queste scoperte è da sempre stato attribuito a Thomas Edison. Recenti studi sembrano però datare la scoperta ancora più in là nel tempo, dimostrando che il vero inventore del primo sistema di registrazione del suono non sarebbe stato Edison, bensì l’editore e libraio francese Édouard-Léon Scott de Martinville. A metà del Diciannovesimo secolo, Scott mise a punto e costruì il primo registratore, chiamato fonoautografo, il cui brevetto ufficiale fu depositato nel 1857.

Il canto del fonoautografo: Au Clair de la Lune
Lo strumento che Scott aveva concepito non era nato come riproduttore di suoni, ma piuttosto come un mero registratore della voce umana: l’idea era che un giorno qualcuno sarebbe stato in grado di decifrare quei «graffiti sonori» e riprodurre mentalmente le registrazioni dell voce umana che li aveva pronunciati: un modo nuovo di trasmettere conoscenze, canti o testi teatrali. Si può dire che quel giorno sia finalmente arrivato. Con l’ausilio del computer, lo storico Patrick Feaster è stato in grado di ridare voce a quei graffiti e permettere a tutti di ascoltare la registrazione più antica del mondo. Si tratta solo di pochi secondi, una voce (forse quella dello stesso Scott) che canta alcuni versi di Au clair de la lune, una ninna nanna tradizionale francese. La registrazione può essere ascoltata, oltre che sul sito ufficiale di FirstSounds.org, anche in questo video:

La registrazione più antica del mondo: Au clair del la lune, ad opera di Édouard-Léon Scott de Martinville

La qualità del suono non è certo eccelsa, ma la registrazione ha in sè un valore storico e tecnologico inestimabile. Non solo perchè si tratta di una registrazione di ben centocinquanta anni fa. Il paziente lavoro di ricostruzione di questo reperto audio-archeologico è un esempio non comune di come le tecnologie moderne possano essere usate per ridare voce a quelle, ormai dimenticate, del passato.

Il fonoautografo: come funzionava?
L’apparecchio ideato da Édouard-Léon Scott de Martinville prendeva vita dalle osservazioni del suo inventore di quella che era la fisiologia e la meccanica alla base dell’udito umano: una membrana elastica sostituiva il timpano e una serie di leve faceva le veci degli ossicini presenti nel canale uditivo. Il tutto era collegato ad uno stilo, che aveva la funzione di trascrivere le oscillazioni acustiche su una superficie ricoperta di nerofumo.

Unillustrazione del fonoautografo, così come era stato concepito  da Édouard-Léon Scott de Martinville (Immagine: Wikimedia Commons)

Il dispositivo aveva quindi la funzione principale di creare un’immagine visiva delle onde sonore, a differenza del fonografo di Edison (la cui invenzione risale al 1877) che permetteva la riproduzione dei suoni. La scoperta non sminuisce comunque il formidabile lavoro di Edison, al quale si deve comunque il merito di aver inventato il primo sistema di riproduzione del suono. Piuttosto, la scoperta di Feaster rimette ordine, cronologicamente parlando, nel contesto storico in cui Edison arrivò alla sua scoperta (senza che vi siano peraltro prove del fatto che fosse a conoscenza degli studi di Scott de Martinville).
Il breve frammento di Au clair de la lune che Patrick Feaster è riuscito a strappare all’oblio del tempo è forse il più significativo (anche perchè il più antico finora rinvenuto), ma non è certo l’unico. Attingendo alla collezione del Smithsonian Institution’s National Museum of American History, i cui reperti audio risalgono alla fine dell’Ottocento, Feaster è riuscito a riportare alla luce – o sarebbe meglio dire all’udito – registrazioni uniche, alcune delle quali ad opera dello stesso Edison. Per una scorribanda nell’archeologia del suono potete visitare il sito web (FirstSounds.org) in cui Feaster raccoglie i risultati delle sue ricerche e la spiegazione passo passo di come sono avvenute le sue scoperte.

Per la lezione

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