MyZanichelli - la tua chiave digitale. Registrati per accedere alle risorse online di Zanichelli Editore
 
Entra
Zanichelli Editore
Aula di Scienze
  • Home Page
  • Menù
  • Novità
Zanichelli - Aula di scienze
  • Home
  • Per saperne di più
  • News
  • I Blog di Aula di Scienze
  • Idee per insegnare
  • L'esperto risponde
  • La Redazione

Archivio News

  • giugno 2013
  • maggio 2013
  • aprile 2013
  • marzo 2013
  • febbraio 2013
  • gennaio 2013
  • dicembre 2012
  • novembre 2012
  • ottobre 2012
  • settembre 2012
  • giugno 2012
  • maggio 2012
  • aprile 2012
  • marzo 2012
  • febbraio 2012
  • gennaio 2011
  • dicembre 2011
  • novembre 2011
  • ottobre 2011
  • settembre 2011
  • giugno 2011
  • maggio 2011
  • aprile 2011
  • marzo 2011
  • febbraio 2011
  • gennaio 2010
  • dicembre 2010
  • novembre 2010
  • ottobre 2010
  • giugno 2010
  • maggio 2010
  • aprile 2010
  • marzo 2010
  • febbraio 2010
  • gennaio 2009
  • dicembre 2009
  • novembre 2009
  • luglio 2009
  • giugno 2009
  • maggio 2009
  • aprile 2009
  • marzo 2009
  • febbraio 2009

I tag più utilizzati

  • cervello
  • DNA
  • clima
  • ecologia
  • nobel
  • zoologia
  • etologia
  • antropologia
  • terremoto
  • internet
IdeeLIM - Idee per insegnare con la Lavagna Interattiva Multimediale
Spazio CLIL - Content and Language Integrated Learning
Home Scuola Aula Scienze News

Tempesta di neve: le cause

Tempesta di neve: le cause

Tweet
Attendere pregoVuoi usare in classe questo contenuto? Scarica il PDF
Disciplina: Geografia Biologia Ambiente 
Tipo:
Animazione Approfondimento 
di Giulia Bianconi, 28 febbraio 2012

Il freddo e la neve sono memorie ancora fresche per le nostre città. Spesso vere e proprie tempeste con vento gelido che sferza e impolvera di bianco le strade, paralizzano il traffico e mettono in ginocchio le amministrazioni. Secondo uno studio compiuto da esperti meteorologi, proprio il vento e la temperatura superficiale delle acque oceaniche possono aiutarci nel prevedere un inverno caratterizzato da tempeste di neve. Lo studio retrospettivo compiuto dalla NASA riguarda la costa americana orientale, durante l’inverno particolarmente gelido del 2009-10.

Siegfried Schubert e i colleghi del Goddard’s Global Modeling and Assimilation Office (GMAO) della NASA hanno voluto infatti prendere in considerazione l’inverno tra il 2009 e il 2010, che per la costa est degli Stati Uniti è stato straordinariamente freddo e caratterizzato da tre tempeste di neve a cavallo di dicembre e febbraio. La precipitazione di neve è stata la più grande dal 1899 e tutte le città sono rimaste paralizzate per giorni: impossibile spostarsi e spesso anche riscaldarsi per mancanza di gas ed elettricità. Gli americani hanno dato a questo evento il nomignolo di Snowmaggedon, ovvero apocalisse di neve.

Lo studio
Prendendo in considerazione tutte le caratteristiche climatiche di quel periodo Schubert ha cercato di capire quali fossero i cambiamenti sostanziali che, deviando dalla norma, avrebbero causato o favorito la comparsa delle tempeste di neve. I risultati verranno pubblicati la prossima primavera su Journal of Climate.

El Niño
La prima variabile direttamente coinvolta è la temperatura superficiale dell’Oceano Pacifico.
Gli Stati Uniti si trovano tra l’Oceano Pacifico a ovest e quello Atlantico a est, e nel periodo di dicembre e gennaio ogni cinque anni devono sottostare alle influenze di El Niño. In questo periodo infatti un riscaldamento di solo mezzo grado Celsius della superficie oceanica, per diversi mesi, porta a precipitazioni, uragani o al contrario fasi di siccità. Il riscaldamento atmosferico influenza indirettamente la circolazione equatoriale dei venti e le precipitazioni fino alla costa americana orientale.

Oscillazione Nord Atlantica
El Niño può influenzare la quantità di precipitazioni e la loro caratteristica violenza, ma serve il freddo per trasformare la pioggia in neve. Un secondo fattore è stato quindi messo in luce da Schubert e dai colleghi della NASA: l’oscillazione Nord Atlantica. Si tratta di oscillazioni a livello di pressione atmosferica che dipendono dal mescolarsi delle basse pressioni islandesi e delle alte pressioni delle Azzorre. Nella fase positiva il vento tende a soffiare sulla costa est maggiormente da ovest, rendendo il clima più mite. Nella fase negativa, invece, il vento soffia sul Nord Atlantico maggiormente dalle zone artiche, favorendo le precipitazioni nevose. Purtroppo, ammettono gli esperti, è facile misurare la temperatura delle acque superficiali per prevedere il livello di precipitazioni, mentre rimane quasi impossibile fare previsioni a lungo termine sulla presenza di neve, perché l’oscillazione Nord Atlantica è molto instabile.

 

Prosegui la lettura

  1. Ghiaccio e neve
  2. Chi paga per il nostro skipass?
  3. La neve, vista dall’alto

Riferimento

  1. La notizia della NASA | Link
Tag: freddo, ghiaccio, inverno, meteorologia, neve


Ricerca

© 2008 - 2013 Zanichelli Editore SpA - Partita IVA 03978000374 - Progetto e sviluppo web duDAT Srl
		
tipoRisorsa = RS000NN

tipoUtente = RL_anon

numeroProgetto =

codice_monitoraggio =

linea_riferimento =