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Sul Lago di Como l’incontro tra fisica ed antropologia

Sul Lago di Como l’incontro tra fisica ed antropologia

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Disciplina: Antropologia Fisica Ecologia 
Tipo:
Approfondimento 
di Lara Rossi, 24 aprile 2012
Alcuni studi richiedono un'enorme quantità di tempo per raccogliere dati su differenti parametri. E' il caso degli studi sull'idrodinamica dei laghi. Per far fronte a questi e altri problemi legati alla raccolta di dati sul campo, sempre più spesso gli scienziati si affidano ai "saperi locali" di cittadini sul posto che conoscono da vicino il luogo in studio. In questo articolo vi raccontiamo l'esperienza di uno studio del Lago di Como, grazie all'aiuto dei pescatori locali.

 
Studiare le caratteristiche idrodinamiche di un grande lago può rivelarsi piuttosto complicato. Molte sono infatti le variabili di cui gli scienziati devono tenere conto: temperatura dell’acqua, profondità, caratteristiche geologiche del fondale, solo per citarne alcune. Ma per tenere sotto controllo tutte queste variabili in modo attendibile è necessario eseguire innumerevoli misurazioni e distribuire un numero altissimo di sensori: un’impresa praticamente impossibile. Per aggirare in parte questi ostacoli, un gruppo di ricercatori australiani alle prese con lo studio del Lago di Como ha deciso di chiedere aiuto ai pescatori locali, trovando nei loro racconti una fonte inestimabile di informazioni.

Una veduta del Lago di Como (Immagine: Wikimedia Commons)

 
Un bagaglio di conoscenze scientifiche, racchiuse nelle tradizioni locali
Solcando quotidianamente le acque del Lago di Como, i pescatori locali possiedono una conoscenza approfondita del lago e del suo fondale, indispensabile per il corretto posizionamento delle reti da pesca: come emerso dal dialogo con gli scienziati, i pescatori conoscono molto bene l’effetto sulle reti causato da onde che si sviluppano sotto la superficie del lago e sanno che, durante la stagione estiva, l’acqua del lago si divide in due strati sovrapposti, con temperature diverse. Per catturare i pesci che si posizionano negli strati inferiori, i pescatori hanno imparato con il tempo che è necessario abbassare ulteriormente le proprie reti durante certe stagioni dell’anno.

Saperi locali a servizio della scienza
Tutte queste informazioni non rappresentano altro che la stratificazione di esperienze che si sono accumulate nel corso dei decenni e che sono state tramandate da una generazione di pescatori alla successiva. Per ottenere la stessa famigliarità con il Lago, gli scienziati avrebbero impiegato un tempo lunghissimo se avessero dovuto affidarsi alle mere misurazioni del loro sensori. E comunque, anche in questo modo sarebbe loro sfuggito qualche fenomeno o dettaglio, per l’impossibilità di distribuire sensori su un’area tanto vasta.
Partendo dal bagaglio di conoscenze condivise dai pescatori, i ricercatori australiani sono quindi riusciti a documentare fenomeni fino ad allora sconosciuti agli scienziati stessi: dalle improvvise inversioni di corrente ai vortici che si formano in particolari zone, dalla topografia dei fondali al comportamento delle diverse specie di pesci. Utilizzando le reti dei pescatori come sensori, gli scienziati sono riusciti a monitorare il movimento dell’acqua, la sua temperatura e l’effetto del vento, permettendo così di ricostruire un modello idrodinamico ed ecologico del Lago di Como molto più accurato di quanto sarebbe mai stato possibile.
 
Un approccio antropologico alla ricerca: il dialogo tra scienza e tradizioni
Quello pubblicato sulle pagine di PNAS è, per la ricerca nel campo della fisica, uno studio unico nel suo genere. Ma lo stesso tipo di approccio è già stato impiegato, con successo, in altri ambiti della ricerca: ad esempio, le conoscenze di pescatori locali sono state in passato fondamentali per studiare la migrazione di alcuni pesci, così come l’abbondanza di certe specie. L’idea di sfruttare le conoscenze dei locali per testare e mettere a punto modelli numerici è di certo un’idea nuova per i fisici, ma che vale senz’altro la pena prendere in considerazione: un simile approccio antropologico potrebbe evitare di perdere tempo a caccia di conoscenze che, di fatto, sono già acquisite, velocizzando notevolmente i tempi della ricerca scientifica.

Prosegui la lettura

  1. Il paleo-DNA racconta la storia degli antichi Europei
  2. L'australopiteco che diventò Homo
  3. Etruschi fra noi, da sempre.

Riferimento

  1. L'articolo pubblicato sulla rivista PNAS | Link
Tag: idrodinamica, Lago di Como


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