Venere, otto anni dopo

Il 5 giugno il Sole, la Terra e Venere saranno nuovamente allineati per alcune ore. Era già successo nel 2004. Succederà di nuovo tra 105 anni. Storia di un ciclo particolare e complesso

Jeremiah Horrocks, da Toxteth Park, Inghilterra. Chi era costui? Si tratta dell’astronomo inglese che osservò per primo, nel 1639, il transito di Venere davanti al Sole. Lo fece puntando il suo telescopio rudimentale contro il Sole un po’ come hanno fatto con le loro videocamere digitali milioni di persone in tutto il mondo l’8 giugno 2004, l’ultima volta che la Terra, il Sole e Venere, appunto, si sono ritrovati allineati per una manciata d’ore. Se quel giorno d’inizio estate di otto anni fa vi siete persi lo spettacolo, non disperate, perché il 5 giugno prossimo si replica. Basterà munirsi di un telescopio amatoriale oppure di una videocamera dotata di un comune filtro solare per osservare qualcosa di molto simile a quello mostrato nel video qui sotto:

8 giugno 2004. Alcuni berlinesi si gustano l’ultimo transito di Venere davanti al Sole
 

Una storia lunga 400 anni
L’angolo esistente tra il piano di rivoluzione della Terra e quello di Venere fa sì che eventi come questo si verifichino due volte a distanza di otto anni luna dallaltra con una ciclicità di 105 anni alternata a una di 121 anni. I contemporanei del nostro Jeremiah Horrocks lo sapevano benissimo. Giovanni Keplero, per esempio, aveva correttamente previsto il transito di Venere del 1631 e nel 1716 l’astronomo Edmond Halley, quello diventato famoso per la scoperta della cometa che porta il suo nome, propose di sfruttare i due successivi transiti del pianeta – quelli del 1761 e del 1769 – per calcolare la distanza della Terra dal Sole. Il credito di cui godeva Halley era talmente elevato al tempo, che furono organizzate centinaia di spedizioni per riuscire a osservare l’evento nelle migliori condizioni. Point Venus, nell’isola di Tahiti, si chiama così proprio perché è da qui che un giovanissimo James Cook osservò quel puntino nero attraversare il Sole.
 
Innamorati di Venere
Ma il fascino di Venere non cattura solamente l’immaginazione di storici e astrofili. Nel numero di maggio di Physics World, Jay Pasachoff, astronomo del Williams College in Massachusetts, spiega perché il prossimo 5 giugno costituisce un’occasione da non perdere per tutti i cacciatori di esopianeti, cioè per tutti gli studiosi dei pianeti esterni al Sistema Solare. «Ci aspettiamo di osservare in dettaglio quello che chiamiamo effetto goccia», dice Pasachoff.
 
 

L’effetto goccia di Venere all’ingresso nel disco solare (Immagine: events.slooh.com)

Si tratta di un effetto ottico visibile per circa un minuto a partire da quando Venere entra completamente allinterno del disco solare. In questi istanti la silhouette del pianeta si deforma leggermente, fino ad assumere le sembianze di una goccia. «In generale, leffetto goccia», continua Pasachoff, «è uno dei parametri fondamentali per capire se un oggetto esterno al Sistema Solare che transita davanti a una stella è un pianeta oppure no». Così gli studiosi guarderanno Venere dalla Terra il 5 giugno, ma poi avranno occasione di studiarla nuovamente il 20 settembre e 21 dicembre. «In autunno potremo sfruttare il Telescopio Spaziale Hubble per osservare il suo transito come lo vedremmo da Giove», spiega Pasachoff, «e poco prima di Natale, grazie alla sonda Cassini, come se abitassimo su Saturno». Lastronomo statunitense chiude con una sorta di chiamata alle armi, «perché viviamo nellepoca doro dei transiti planetari e abbiamo il dovere di approfittarne». E cè davvero da credergli, visto che Venere si rifarà viva nuovamente nel 2117.

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