Recensione libro: Darwin

Più di un secolo e mezzo è passato da quando Charles Darwin pubblicò la sua opera più famosa, quell’Origine delle specie
destinato a cambiare il corso della storia della scienza. Solo qualche anno fa, in occasione del 150° anniversario della pubblicazione dell’opera alla base della moderna teoria evoluzionistica, la figura di Darwin è stata celebrata in tutto il mondo con mostre come quella ospitata a Roma al Palazzo delle Esposizioni, la prima grande mostra scientifica che in Italia ha «preso possesso» di un luogo normalmente riservato ad altri tipi di allestimenti. Ma la figura di Darwin e la sua eredità, come ricorda il sottotitolo di questa agile antologia, continua a far discutere ancora oggi perché Darwin è stato il «primo scienziato globale».

I cinque brevi saggi qui raccolti sono una selezione delle Darwin College Lectures, una serie di conferenze che annualmente il Darwin College di Cambridge dedica a un particolare tema. Nel 2009, proprio nell’ambito delle celebrazioni per la pubblicazione dell’Origine delle specie (che coincideva anche con il duecentesimo compleanno del suo autore), il comitato organizzatore si è focalizzato proprio sullo scienziato a cui è intitolato il college.

Darwin globale
Al suo tempo Internet non esisteva e le comunicazioni non era facili quanto oggi. Ciò nonostante, Darwin dalla sua Down House nel Kent riusciva ad essere al centro di un network di corrispondeza fittissima con personalità scientifiche, e non solo, di tutto il mondo. James Secord, storico e filosofo della scienza, nonché direttore del Darwin Correspondence Project, esamina l’impressionante archivio delle sue lettere per tratteggiare un Darwin a tutto tondo. Emergono le influenze del suo pensieo e del suo lavoro in ambiti anche molto lontani da quelli strettamente scientifici e biologici, ma importanti per permettergli di mettere a fuoco le sue idee sull’evoluzione.

Le tracce genetiche dell’evoluzione
L’impatto della genetica sulla conoscenza della storia evolutiva delle specie è enorme. Darwin non conosceva il DNA ma grazie a un lavoro di osservazione lunghissimo e di analisi di quei risultati è riuscito ugualmente a porre basi solide per spiegare una parte dei meccanismi evolutivi attraverso l’ereditarietà dei caratteri. Oggi possiamo piuttosto facilmente percorre la storia evolutiva all’indietro, come in una macchina del tempo biologica, grazie allo studio di quelli che Sean Carroll dell’Howard Hughes Medical Insitute del Winsonsin (USA) chiama «fossili biologici». Le idee di Darwin sono state confermate da questo tipo di studi e la domanda che sorge spontanea è quindi: la nostra specie continua a evolversi?

L’evoluzione dell’Utopia
Steve Jones analizza che cosa sta succedendo a Homo sapiens in questa prospettiva. Non più sottoposto a spinte evolutive (non siamo più realmente prede di un’altra specie), non moriamo più tanto giovani. Allora, sottolinea il genetista dello University College di Londra (UK), se Homo sapiens evolverà sarà per l’uso del cervello: a meno di catastrofi naturali, oggi appare improbabile che la selezione naturale da sola possa condurre la nostra specie all’estinzione.

Darwin e la società umana
C’è contraddizione tra competizione e cooperazione? Al contrario di quanto si possa pensare da una lettura superficiale del suo pensiero, Darwin non pensava che ce ne fosse. Al contrario, la cooperazione è tanto importante quanto la competizione. Paul Seabright, economista dell’Università di Tolosa (FRA), si occupa proprio degli aspetti del darwinismo legati alla socità, a partire già dallo studio dalle comunità umane primitive. E una parte del successo della nostra specie è dovuta proprio alla capacità che abbiamo di sviluppare comportamenti cooperativi complessi che ci hanno dato vantaggi evolutivi nei confronti di altre specie.

Il darwinismo postgenomico
Il volume si conclude con l’intervento di John Dupré, filosofo della scienza dell’Università di Exeter (UK) e direttore del Centre for Genomics in Society, che mette in discussione l’eccessiva riverenza nei confronti della teoria che combina la selezione naturale con la genetica di Mendel. Secondo Dupré la scienza ci ha portato molto più avanti. Con un spirito provocatorio, il filosofo pone domande a cui non è facile dare una risposta univoca. Per esempio, che cos’è un organismo? «Non sarebbe più utile concepirlo come un insieme di cellule di vario tipo, che cooperano per mantenerela struttura dell’insieme e riprodurne di simili?» Ancora una volta, nonostante la spinta in avanti di centocinquant’anni di ricerca e riflessione, sono tematiche tipicamente darwiniane quelle che emergono, in una cascata ereditaria che sembra rinnovarsi continuamente.

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