Recensione libro: La Vita inaspettata

«Darwin fu un grande uomo, Signora, fu un genio, venuto al mondo per uno scopo speciale. Ma ha oltrepassato il segno. Sì, è andato oltre il segno per il quale era destinato», (Laura Fitzroy. 1934)

Rivolgendosi a Nora Barlow, nipote di Darwin, così si espresse l’ultimogenita di quel Capitano che, nonostante gli innumerevoli meriti come cartografo, meteorologo, politico e marinaio, rimarrà sempre ricordato come il «Capitano di Darwin», suo compagno di viaggio in quel giro intorno al mondo che si rivelò così fondamentale nella costruzione di quella colonna portante della biologia che è la teoria dell’evoluzione, nonché uno dei tanti agguerriti oppositori di questa nuova idea della vita. Così si apre La vita inaspettata – Il fascino di unevoluzione che non ci aveva previsto (Mondadori, 2011) dell’epistemologo Telmo Pievani: in che senso, dunque, Charles Darwin «ha oltrepassato il segno»?

Il prodotto di un processo imperfetto
Il fatto dell’evoluzione ha costretto l’uomo a ridefinire il proprio posto nella natura. Non siamo al gradino più alto della scala naturae, né il punto di arrivo di un percorso che lineare che passa attraverso una serie di «anelli mancanti» (un’espressione profondamente antiscientifica ma, purtroppo, di uso assai comune), siamo anzi il prodotto di un processo imperfetto dove la contingenza ha un ruolo di primo piano. Di più: la nostra specie, Homo sapiens, fino a non molti millenni fa divideva il pianeta con almeno altre cinque (!) specie di ominidi.

Scrive l’autore: «È stata una corsa con più atleti, fino al penultimo metro, e nessuno e nessuno dei corridori era uguale all’altro. Siamo così giunti alle soglie di un interrogativo che accompagnerà come una filigrana la nostra argomentazione: possiamo, nonostante tutto, considerare questa solitudine tardiva come un esito necessario dell’evoluzione umana?» La domanda è ovviamente retorica. Ogni dato in nostro possesso lo esclude da tempo, insomma «prima della Storia con la maiuscola ci sono state molte pre-istorie con la minuscola».

I tanti seignificati della parola 'casuale'
Ma non tutti sono disposti ad accettare i fatti per quelli che sono. Creazionismi, vecchi e nuovi, convinti che l’appassionante storia dell’evoluzione nella quale l’uomo è solo un corto rametto periferico di un grande e intricato albero della vita, e non un racconto che diventa ogni volta più esaltante, sembrano essere in particolar modo ossessionati da una parola: caso. Nel terzo capitolo, Unavvincente esplorazione di possibilità, paragrafo Polisemie del caso, l’autore «svela» appunto i tanti significati della parola. Quando si parla di caso relativamente all’evoluzione, casuale non è certo sinonimo di senza causa, ma si riferisce ad eventi, come le mutazioni, che pur avendo cause precise, anche se a volte ancora da definire, avvengono indipendentemente dagli effetti sugli organismi.

Spontaneo chiedersi se, allora, se all’uomo rimanga un ruolo, una responsabilità, all’interno del mondo naturale, privo di progetti, nel quale si trova, e quale sia. Secondo l’autore noi siamo, come recita il titolo del capitolo conclusivo, Sovrani dellimprobabile. «Dove ci scopriamo liberi e responsabili di un vasto Universo che avrebbe potuto benissimo fare a meno di noi, ma che ci ha permesso concepire, fra l’altro, la giustizia e dove si ipotizza a dispetto di molti profeti di sventura che proprio la contingenza e l’imprevidibilità del nostro divenire evolutivo siano fondamento robusto di virtù morali e di «vita autentica».

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