Trasmettitori radio: la prima volta sulle formiche

Come tracciare i movimenti di insetti ad altissima organizzazione come le formiche? Con un trasmettitore. Ma che sia ovviamente piccolissimo e così sofisticato da rilevare ogni traccia di spostamento senza bloccare o inibire il comportamento naturale delle formiche. Questa è la scommessa di un esperimento appena partito all'Università di York (Gran Bretagna).

Non l’aveva ancora fatto nessuno, nonostante sia molto probabile che in molti abbiano accarezzato l’idea: mettere un trasmettitore sulla schiena delle formiche in modo da tracciarne i movimenti. Nonostante gli sforzi degli entomologi di tutto il mondo, compresi quelli del Signore delle formiche, il grande entomologo Edward O. Wilson (di cui potete farvi un’idea più precisa sul blog di Lisa Vozza), spesso definito l’«erede» di Charles Darwin, i comportamente e le interazioni sociali delle formiche rimangono il settore più difficile da studiare e ancora in gran parte da esplorare. Nessuno lo aveva fatto perché servivano trasmettitori davvero piccoli e bisognava identificare la formica adatta.

Trasmettitori piccolissimi
Le due condizioni sono alla base di un progetto di studio appena partito tra le colline e i boschi del Derbyshire, in Gran Bretagna.
Un gruppo di ricercatori dell’Università di York ha evidentemente trovato piccolissimi trasmettitori radio che una volta posti in posizione avrebbero permesso di tracciare il comportamento di alcune colonie di Formica lugubris che vivono Longshaw in un’area protetta del National Trust.
I sensori sono talmente piccoli, come si può vedere nel video qui sotto (in inglese), da non rappresentare un impedimento al movimento delle formiche o un elemento che ne modifichi il comportamento.
 

 

Cambiare le carte in tavola
Una delle domande che i ricercatori inglesi si sono posti, e a cui cercheranno di dare una risposta durante i tre anni di osservazioni, è come si comportino formiche che appartengono a formicai diversi. Sappiamo, per esempio, che i singoli individui cooperano – seppure in modo non pre-organizzato – per costruire tutte le parti delle strutture che compongono la colonia, per raccogliere il cibo necessario al sostentamento di tutti gli individui e per accudire alle esigenze della regina.
Ma cosa accade se improvvisamente il formicaio vicino ha una grandissima disponibilità di cibo? O una grande scarsità? I ricercatori guidati da Samuel Ellis proveranno a modificare artificialmente questo tipo di variabili per capire se ci possono essere «migrazioni» da una colonia all’altra e per capire fino a che punto i singoli individui siano leali al proprio formicaio di appartenenza. In più si spera di capire quali sono i modelli di comportamento che portano o meno a una cooperazione tra gli individui.

Interazione formiche-afidi per il cibo
Inoltre, i ricercatori si spingeranno oltre. La specie prescelta per gli studi, si sa che si si nutre in particolare della melata prodotta da una specie di afidi che predilige la quercia, la betulla e il pino. Come si vede nelle straordinarie immagini del video qui sopra, le formiche massaggiano gli afidi che, così stimolati, rilasciano una goccia di melata che le formiche ingurgitano e riportano al formicaio, dove verrà rigurgitata e utilizzata per nutrire i piccoli. Questo delicato meccanismo è ancora poco conosciuto nei dettagli.
I risultati dell’esperimento serviranno al National Trust per organizzare al meglio i lavori che sono previsti nella riserva naturale nei prossimi anni.

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