Ti consiglio un libro: Favole periodiche

Questo è il libro ideale per chi odia la chimica. Proprio così. Favole periodiche è il libro per chi, osservando la tavola periodica, ha sempre avuto la spiacevole sensazione di trovarsi di fronte ad una scacchiera senza pedine: uno strumento di grande utilità per catalogare i diversi elementi, ma allo stesso tempo qualcosa di immobile e distante, da studiare e imparare a memoria.
 
 

La copertina del libro tradotto in italiano da Rizzoli


Hugh Aldersey-Williams compie con questo libro un piccolo miracolo della comunicazione scientifica: restituisce agli elementi chimici quella "tridimensionalità" che permette loro di riemergere dalla tavola periodica e farsi personaggi del nostro vivere quotidiano. Per farlo, l’autore esce dal campo della chimica specialistica e guida il lettore in un percorso a puntate nella storia, nell’arte, nell’antropologia, nell’architettura o nell’economia: un viaggio attraverso cui vengono messe in luce non solo le caratteristiche chimico-fisiche dei vari elementi, ma anche il loro ruolo nella storia e nella cultura umana. Più che un saggio, Favole periodiche è un romanzo, in cui i protagonisti sono gli elementi chimici e le loro "vite avventurose".
 
In principio fu una collezione…
Il tutto ha avuto inizio da una collezione. Chi da bambino non si è divertito a collezionare qualcosa? Nel caso dell’autore del libro si trattava proprio degli elementi chimici: l’obiettivo era quello di ricostruire una tavola periodica tangibile, una teca che raccogliesse un piccolo campione di ciascuno degli elementi. Una sfida che, anche per chi non volesse metterla in pratica, vale senza dubbio l’esercizio intellettuale: se fossimo noi a dover fare una collezione della tavola periodica di Mendelev, dove andremmo a recuperare i singoli elementi, considerando che solo pochi di essi si trovano allo stato puro in natura? Per alcuni degli elementi la risposta è abbastanza semplice: ad esempio, il rame si trova nei fili elettrici, mentre il tungsteno è stato a lungo impiegato per i filamenti delle lampade ad incandescenza. Ma la ricerca si fa senza dubbio più difficile (quando non addirittura pericolosa!) per altri elementi chimici: provate a procurarvi un campione anche infinitesimo del radioattivo plutonio. L’autore ci ha provato e vi sorprenderà scoprire dove, al termine di una lunga ricerca, ha finito per trovarlo.
 
 
Molto più di una semplice raccolta: gli elementi chimici come simboli culturali
Quella della collezione è però solo il pretesto iniziale e che non si tratti del “solito” libro di chimica lo si capisce fin dall’inizio. Le storie che hanno per protagonisti i diversi elementi chimici non sono infatti raggruppate in alogeni, gas nobili o metalli – come ci aspetteremmo con la tavola periodica – bensì in base alla valenza simbolica e culturale che essi incarnano. Ecco che abbiamo quindi elementi di potere o di fuoco, elementi delle arti, dei mestieri e della bellezza, ed infine elementi della terra.
 

Elementi in mostra: la tavola periodica ricostruita attraverso la collezione di campioni di ciascun elemento chimico, in esposizione presso il Dipartimento di Chimica dell'Università dell'Oregon, Stati Uniti (Foto: Wikimedia Commons)

 

Sfoderando conoscenze che toccano campi del sapere molto diversi tra loro, Aldersey-Williams ci accompagna per mano a scoprire il passato avventuroso degli elementi chimici.
Prendiamo ad esempio il mercurio, un elemento a noi famigliare perché fino a non molto tempo fa veniva impiegato per la costruzione dei termometri o nelle amalgame per otturazioni dentali. Ma questo elemento chimico ha un passato glorioso ignoto a molti: in epoca antica il mercurio veniva letteralmente venerato e impiegato in riti sacri proprio per la sua capacità unica di riunire le proprietà dei liquidi e dei metalli (a temperatura ambiente il mercurio si trova infatti allo stato liquido). Un fascino al quale non seppe resistere nemmeno Qin Shi Huang, primo imperatore della dinastia Qin in Cina. Secondo la leggenda, alla morte l’imperatore venne sepolto in una camera ricavata dentro un gigantesco tumulo, all’interno della quale fu posto anche un modello del palazzo imperiale, della capitale e della geografia dell’Impero. Stando alle fonti dell’epoca, per la rappresentazione dei mari e dei grandi corsi d’acqua della Cina furono costruiti canali nei quali scorrevano fiumi di mercurio. La tomba non è stata mai rinvenuta, ma gli scienziati hanno fatto una scoperta interessante: nella zona in cui si ritiene si trovi la tomba dell’Imperatore (la stessa, tra l’altro, in cui è stata riportata alla luce l’Armata di terracotta) il terreno presenta percentuali di mercurio di gran lunga superiori alla norma. Sovrapponendo col giusto orientamento la topografia del territorio con l’ipotetico modello, gli scienziati sono inoltre riusciti a dimostrare che le concentrazioni di mercurio raggiungono i picchi massimi proprio in corrispondenza dei mari cinesi.
 
 

Il mausoleo dell'Imperatore Qin Shi Huang nella provincia cinese dello Shaanxi. La leggenda narra che notto il tumulo si celi un'immensa ricostruzione geografica dell'Impero cinese, con fiumi di mercurio ad indicare i corsi d'acqua della Cina (Foto: Wikimedia Commons)


Questa storia esemplifica bene il letimotiv di tutto il libro: relegando gli elementi chimici al ruolo di “costituenti base” della materia si perde gran parte di quello che è il loro significato scientifico e culturale: due aspetti che, purtroppo, si tende oggi a tenere separati. Tuttavia, come il mercurio, così anche gli altri elementi della tavola hanno una o più storie da raccontare, aneddoti sulla loro scoperta o sul loro impiego nelle diverse epoche della storia: tener vive la storia degli elementi chimici è compito della scienza quasi quanto contribuire alla loro scoperta.

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