Frammenti di Marte

Per la prima volta un meteorite marziano, NWA 7034, chiamato anche "Black Beauty" per il suo colore nero intenso, ci dice qualcosa sull‘evoluzione della crosta del suo pianeta di origine.

 

Il meteorite NWA 7034, chiamato anche "Black beauty", proveniente da Marte (Crediti foto: NASA)

Non tutti i meteoriti sono uguali.

Una prima, basilare, divisione è tra quelli che non sono altro che frammenti di asteroide (la maggior parte) e i pochissimi di cui invece possiamo accertare l’origine planetaria, cioè quelli che derivano da materiali eiettati nello spazio in seguito a impatti con asteroidi o comete. Rispetto a questa seconda elitaria classe, noi terrestri conosciamo solo i meteoriti marziani. 

Ma come sappiamo che vengono da Marte? Dai gas intrappolati al loro interno che combaciano con l’atmosfera di Marte in base ai dati delle nostre sonde.

Sorge però un problema: stando alle medesime sonde, i meteoriti marziani sono diversi dalle rocce del Pianeta Rosso dai quali provengono.

Questo si spiega facilmente considerando che, oltre alla scarsità di meteoriti, la crosta di Marte non è certo uguale in qualsiasi punto. Inoltre, le sonde e i rover possono ispezionare una superficie piccolissima, a cui dobbiamo aggiungere le intense trasformazioni alle quali è sottoposto il materiale dalla sua "partenza" dalla superficie, al suo arrivo sulla Terra, fino al suo fortunato ritrovamento.

Ora una nuova ricerca appena pubblicata su Science Express rivela invece che un meteorite rinvenuto nel 2011 è direttamente riconducibile alla crosta marziana, una scoperta che secondo gli autori amplierà moltissimo la comprensione della storia geologica del pianeta.

Il meteorite NWA 7034 (noto anche come "Black Beauty" per il suo intenso colore), rinvenuto in Marocco, presentava infatti forti similarità con il gruppo SNC (Shergottiti, Nichiliti, Cassagniti, cioè le tre principali classi di meteoriti marziani), ma non era possibile assegnare con certezza la sua provenienza.

Le analisi hanno infatti rivelato caratteristiche petrografiche uniche: frammenti di basalto fra loro cementati, feldspati e pirosseni, assieme alle macromolecole di carbonio comuni anche ad altri meteoriti marziani.

Questa combinazione mai osservata prima (se non in rocce lunari) non solo riconduce il meteorite alla crosta di Marte, ma alla crosta di Marte di ben 2.1 miliardi di anni fa. La roccia infatti è particolarmente ricca di acqua (6000 ppm, parti per milione), una condizione compatibile con una sua formazione agli inizi dell’epoca geologica attuale di Marte, l’Amazoniano. In quel periodo infatti l’acqua era molto più abbondante e ha partecipato sicuramente ai processi petrologici.

Dice Carl Agee (University of New Mexico, USA) primo autore della pubblicazione: «Forse la cosa più eccitante è che l’elevato contenuto di acqua potrebbe significare che c’è stata un’interazione delle rocce con acque superficiali, o di origine vulcanica o proveniente dalle comete precipitate durante quel periodo […] è in assoluto il meteorite marziano più ricco dal punto di vista geochimico a analisi successive riveleranno sicuramente ulteriori sorprese.»

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