Dove finisce la nostra plastica?

Che siamo circondati dalle materie plastiche non è certo un segreto, ma gli scienziati ora le hanno trovate persino all’interno dei ghiacci polari.

Gli ecologi della University of Plymouth stavano studiando i resti di diatomee intrappolati in carotaggi prelevati dai ghiacci Artici nel 2005 e nel 2010, quando si sono accorti che assieme ai gusci delle piccole alghe c’erano anche dei frammenti di materiale vivacemente colorato. Dopo aver escluso che si trattasse di una contaminazione, gli scienziati hanno cominciato a identificare e a contare i frammenti.

A seconda del carotaggio analizzato la densità andava dai 38 ai 234 frammenti per metro cubo di ghiaccio. Nel 54% dei casi si trattava di rayon, non una vera e propria plastica, ma una fibra ricavata dalla cellulosa. Seguiva poi il poliestere (21%), il nylon (16%) e il polipropilene (3%). Il rimanente 6% risultava equamente diviso tra polistirene, acrilico, e polietilene. Viste le dimensioni, inferiori ai 5 mm, questi frammenti sono definiti microplastiche e vengono principalmente prodotti dalla frammentazione di pezzi più grandi. Ma come si sono accumulate nel ghiaccio artico a concentrazioni addirittura superiori a quelle delle aree marine più inquinate?

La formazione del ghiaccio artico comincia con piccolissimi cristalli che pian piano si uniscono tra loro creando una massa sempre più compatta che cresce verso il basso: nel processo la colonna d’acqua viene letteralmente filtrata dalle particelle in sospensione, che si accumulano nel ghiaccio.

Non esistono ancora molti studi sugli effetti di queste minuscole particelle sugli organismi marini. Si tratta infatti di materiale inerte, che ingerito può rilasciare composti tossici. Secondo gli autori dello studio, pubblicato sulla rivista Earth’s Future, è però arrivato il momento di prendere in seria considerazione gli effetti ecologici di questa “eredità” che la civiltà industriale ha lasciato ai nostri ghiacci: secondo le attuali stime sul tasso di scioglimento dell’Artico, nei prossimi dieci anni un miliardo di miliardi di minuscoli pezzi di plastica potrebbero tornare negli oceani.

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