Arriva PhotoMath, la app che risolve le equazioni

Basta inquadrare con la fotocamera un esercizio di algebra in un libro per avere istantaneamente la risposta. Questo è quello che promette PhotoMath, una app gratuita disponibile per dispositivi Apple e Windows e, a breve, anche per Android. Il video promozionale ha innescato una corsa al download e tutti i media hanno parlato della fantastica applicazione.

Una dimostrazione di perizia informatica
Nonostante il clamore, sembra però improbabile che questa applicazione possa compromettere in qualche modo il lavoro degli insegnanti, né tanto meno aiutare gli studenti a barare o a studiare. Come ammesso anche dall’azienda produttrice Microblink, la app non è mai stata pensata con una funzione educativa, ma per esibire le capacità di produrre un software in grado di “tradurre” automaticamente l’immagine di un testo scritto in istruzioni computabili.

Insegnare a una macchina a leggere dei simboli non è infatti un’operazione facile: uno dei più famosi metodi anti-spam, il CAPTCHA, si basa proprio su questo limite: si chiede agli utenti di scrivere alcune lettere mostrate sullo schermo in modo da fermare quei programmi che disseminano messaggi indesiderati in giro per la rete.

Con qualche difetto…
Alcuni insegnanti hanno anche puntualizzato che il funzionamento dell’applicazione non è così impeccabile come mostrato nel video promozionale. L’app, per esempio, inciampa spesso sulle parentesi e gli esponenti, e può confondere la x (intesa come incognita) per il simbolo di moltiplicazione.

141022_3

 Immagine: Yahoo Tech via Dan Meyer

Nessun vero vantaggio per i “furbi”
Probabilmente questi difetti sono legati anche al fatto che l’applicazione, grazie anche al giudizio degli utenti, deve ancora maturare, tuttavia anche se PhotoMath diventasse infallibile, difficilmente saremmo di fronte a un pericolo per gli insegnanti.

Chi intende barare durante un compito in classe, non potrebbe certo passare inosservato mentre fotografa il foglio, senza contare che il cellulare in classe è già un “sorvegliato speciale”. Per quanto riguarda invece lo studio casalingo bisogna tenere presente che la app, riconoscimento del testo a parte, è solo una calcolatrice scientifica, oggi alla portata di tutti grazie a diverse applicazioni web. Anche Google è in grado di risolvere le semplici espressioni alla portata di PhotoMath!

L’insegnante Dan Meyer sul suo blog augura poi tutto il successo possibile alla app, perché:

«[…] gli unici problemi che la app sarebbe teoricamente in grado di risolvere sono quelli noiosi e sovrarappresentati nei nostri libri di testo. PhotoMath sarebbe grandiosa per risolvere i problemi con verbi come “computa”, “risolvi” e “valuta”. In qualche universo alternativo dove la tecnologia non ha deluso e PhotMath funzioni perfettamente, tutti i verbi più divertenti sarebbero tralasciati: “giustifica”, “argomenta”, “dimostra”, “generalizza”, “stima”, “costruisci” ecc… In quell’universo alternativo [noi insegnanti], faremmo presto a capire qual è il valore del nostro lavoro: “lo può risolvere PhotoMath? E allora perché stiamo perdendo tempo?»

Immagine banner e box: PhotoMath

Per la lezione

Prosegui la lettura

Commenti

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *