A caccia del DNA di colera in un cimitero della Toscana

Gli effetti devastanti di un’epidemia di colera si sono visti a Haiti, il piccolo stato caraibico colpito da un devastante sisma nel 2010. Solo in quell’anno, dopo il terremoto, in condizioni igieniche e sanitarie difficilissime, sono state oltre 700 mila le persone che si sono ammalate: il 7% della popolazione dell’intero stato. Conoscere sempre meglio il batterio che provoca la malattia, Vibrio cholerae, e la storia evolutiva è essenziale per fare fronte a situazioni del genere.

Italo-American connection
Una via del tutto originale è quella che è stata presentata all’annuale incontro della American Association for the Advancement of Sciences che si è tenuta tra il 12 e il 16 febbraio a San José, in California. Clark Spencer Larsen della Ohio State University ha raccontato una ricerca che si sta portando avanti a Badia Pozzeveri, in provincia di Lucca, dove durante gli anni Cinquanta dell’Ottocento un’epidemia di colera colpì la popolazione locale. Sepolti sommariamente nel cimitero dell’abbazia camaldolese, centinaia di vittime sono state dimenticate per oltre 150 anni. Ma Gino Fornaciari, ordinario presso il dipartimento di ricerca traslazionale e delle nuove tecnologie in medicina e chirurgia, le ho individuate e ha cominciato a riportarle alla luce. «Stavo cercando un sito dove poter condurre ricerche osteoarcheologiche con i miei studenti», ha raccontato al quotidiano il Tirreno.

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 Studenti esaminano uno scheletro nello scavo di Badia Pozzeveri (Immagine: Ohio State University)

Alla ricerca del colera
Gli scavi sono iniziati nel 2003, portando al rinvenimento di oltre 300 corpi, di cui 120 sigillati con la calce per cercare di limitare le possibilità di contagio. Tra questi, i ricercatori italiani e americani sperano di trovare tracce del DNA di Vibrio cholerae conservatesi attorno alle ossa. «Se lo riusciremo a trovare», ha raccontato Larsen a San José, «potremmo cercare di capire come il colera si sia evoluto: sarebbe un primo passo nella direzione di una possibile cura».

Fotogrammetria dell’individuo infantile Us 2262. Fieldschool Pozzeveri 2012 (Video:  Francesco Coschino)

Una storia scritta nelle ossa
Della campagna di scavi si è occupata anche Science, che nel 2013 gli ha dedicato una copertina e un articolo,  e spiega così l’importanza potenziale del lavoro che si sta svolgendo in Toscana: «Dal momento che l’abbazia si trova su di un’antica via di pellegrinaggio, i ritrovamenti potrebbero rendere possibile tracciare la diffusione della malattia in Europa. Il DNA degli antichi microbi potrebbe inoltre aiutare i ricercatori che oggi si occupano di malattie che evolvono rapidamente come il colera stesso o l’influenza». La Toscana, un crocevia di nazioni e culture sulla strada verso Roma, potrebbe aver nascosto tutto questo in un tesoro fatto di ossa. Per il momento, dopo oltre dieci anni di lavoro, è sicuramente stata un’esperienza unica per gli studenti che hanno potuto partecipare alle campagne estive di scavo, come testimoniano le immagini.

Fotogrammetria dell’Area di Badia Pozzeveri (Video: Francesco Coschino)

Immagini: Ohio State University

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