Morbillo a Disneyland: colpa del calo delle vaccinazioni

Dalla metà dello scorso dicembre gli Stati Uniti si sono trovati ad affrontare la più grande epidemia di morbillo da quando, nel 2000, la malattia era stata dichiarata eradicata dal suolo americano. Solo nel 2014, infatti, sono stati registrati 644 casi di morbillo in 27 stati, contro il centinaio dei quindici anni precedenti, e quelli segnalati nel 2015 ad oggi sono già 178. Una recente analisi pubblicata su JAMA Pediatrics indica come fattore determinante alla base di questa recente epidemia l’inadeguata copertura vaccinale, calata drasticamente negli ultimi anni a causa di un clima di sfiducia e paura nei confronti dei vaccini.

L’epidemia di Disneyland
Nonostante non sia stata trovata la fonte “primaria” dell’infezione, si pensa sia iniziata poco prima dello scorso Natale nel parco di divertimenti californiano di Disneyland, a partire da un visitatore proveniente dalle Filippine. Le analisi del CDC (Centers for Disease Control and Prevention), un importante organismo di controllo sulla sanità pubblica americana, ha accertato che il ceppo del virus responsabile dell’epidemia americana, il B3, è lo stesso che ha causato un’epidemia simile nel paese asiatico nel 2014. La particolare aggressività di questo ceppo virale e l’alto numero di visitatori del parco divertimenti, soprattutto nel periodo natalizio, ha fatto si che il tasso di contagio raggiungesse livelli molto alti tra i lavoratori e i visitatori del parco, tanto da costringere le autorità locali a impedire l’accesso alle persone non vaccinate.

Il virus del morbillo è particolarmente contagioso. Può vivere per circa due ore sulle superfici e viene trasmesso attraverso i colpi di tosse o gli starnuti della persona infetta. E’ stato stimato che in una popolazione non vaccinata, quindi sensibile all’infezione, una persona che ha contratto il virus possa trasmetterlo ad altre 18 persone. Questa bella animazione mostra come il virus si trasmette in ipotetiche comunità con un tasso di vaccinazione che varia dal 10% al 99.7%.

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La potenziale diffusione del virus del morbillo (in rosso) in popolazioni con una diversa copertura vaccinale (Immagine: The Guardian)

Il calo delle vaccinazioni
Si era già ipotizzato che questo ritorno violento del morbillo tra la popolazione americana fosse dovuto a un calo delle vaccinazioni, conseguenza di un clima di sfiducia diffuso negli ultimi anni nei confronti di questa importante pratica preventiva. I ricercatori del Boston Hospital, autori dello studio, hanno dimostrato attraverso l’analisi dei dati epidemiologici che non si tratta solo di un’ipotesi. Lo studio ha infatti dimostrato che la copertura vaccinale contro il morbillo in California, Arizona e Illinois, i tre stati più colpiti, vara tra il 56% e l’86%, ben al di sotto quindi, della soglia del 96-99% ritenuta protettiva per la comunità. A conferma di questi dati i ricercatori hanno elaborato un modello interattivo che evidenzia proprio l’effetto delle vaccinazioni sulla diffusione dell’infezione. Se considerassimo, ad esempio, una popolazione vaccinata al 100%, ci sarebbero solo due nuovi casi di morbillo in 70 giorni per ogni persona malata. Se questa percentuale scendesse al 60% nello stesso periodo questo numero aumenterebbe in modo esponenziale, fino ad arrivare a 2800 contagi.

La speranza dei medici americani, e non solo, è che questi dati incoraggino le famiglie a scegliere la vaccinazione per i propri figli in quanto solo un’adeguata copertura vaccinale può contenere questa epidemia e prevenirne altre. Non va dimenticato che, nonostante nella nostra realtà quotidiana il morbillo possa sembrare un semplice fastidio passeggero, secondo le ultime stime dell’Organizzazione Mondiale della Sanità ogni giorno nel mondo muoiono 400 persone a causa di queste malattia, circa 145.700 ogni anno. L’introduzione a livello globale della vaccinazione anti-morbillo ha ridotto la mortalità del 75% in pochi anni, rendendolo una delle misure preventive più impattanti nella salute pubblica mondiale.

 Immagine banner: Barabas Attila / Fotolia

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