Ossitocina, l’ormone che insegna ad essere madri

L’ossitocina regola molti dei comportamenti alla base delle interazioni sessuali negli animali, ma sempre più studi suggeriscono che questo ormone controlli non solo i contatti finalizzati alla riproduzione, ma anche tutti i circuiti neuronali coinvolti nelle interazioni sociali. La potenza di questo ormone è dimostrata da un recente studio, secondo il quale l’ossitocina agirebbe come un vero e proprio interruttore, innescando le risposte tipiche dell’istinto materno anche in femmine che non hanno piccoli.

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Un capodoglio nuota con il suo piccolo al largo delle coste delle Mauritius (Foto: Wikimedia Commons).

Ormone dell’amore o qualcosa di più?
Lo chiamano “ormone dell’amore”, e non a caso. Dall’insorgenza dell’estro e dell’istinto sessuale, all’allattamento e alla cura dei piccoli, l’ossitocina compie il delicato compito di innescare quei comportamenti innati che garantiscono la riproduzione e, in senso più generale, la sopravvivenza della specie. Se l’azione di questo ormone è nota da decenni, quel che ancora sfugge agli scienziati è come l’ossitocina svolga questo ampio ventaglio di funzioni.

Per fare una mamma basta un po’ di ossitocina in più…
Oltre che un ormone, in grado di innescare, per esempio, la secrezione di latte nelle neo-mamme, l’ossitocina agisce anche come un neurotrasmettitore, controllando il funzionamento di specifici neuroni che guidano i comportamenti tipici delle madri. In questi casi, che cosa innesca in loro l’istinto materno subito dopo la nascita di un figlio?

ossitocina_news2Una mamma peruviana con il suo bambino (Foto: Wikimedia Commons).

Un studio pubblicato da Nature dimostra ora che esiste nel cervello un circuito neuronale specializzato proprio in questa funzione. Normalmente, se la madre si allontana dai figli, questi iniziano a mostrare segni di disagio: l’istinto materno fa sì che la neo-mamma riconosca questi segnali e risponda, per esempio, riavvicinandosi ai piccoli e allattandoli. Questo comportamento è alla base del legame che si instaura tra madri e figli ed è indotto dall’ossitocina. Ma che cosa accade se i piccoli vengono abbandonati in presenza di una femmina che non abbia mai figliato? Normalmente i piccoli verrebbero ignorati. Se però viene somministrata ossitocina, queste femmine “imparano” subito a riconoscere i segnali di disagio manifestati dai piccoli e a prendersi cura di loro. Responsabile di questa risposta così rapida ed efficace è il lobo uditivo dell’emisfero sinistro, dove si trova un gruppo di neuroni dotati del recettore per l’ossitocina: quando i livelli di questo ormone salgono al di sopra di una certa soglia, i neuroni vengono attivati con un’immediata comparsa dei comportamenti tipici delle neomamme.

Come sottolinea la ricercatrice Bianca Marlin, «È stato davvero sorprendente vedere animali che un momento prima non avevano alcun impulso a compire comportamenti materni, essere improvvisamente in grado di svolgerli alla perfezione». Ancora più sorprendente è stato scoprire che, una volta acquisito, questo comportamento è permanente. Le femmine trattate con ossitocina continuano a prendersi cura dei piccoli di altre femmine anche dopo che la somministrazione è cessata e, fatto ancora più interessante, anche dopo che i loro recettori sono stati bloccati per mezzo di farmaci.

Ossitocina: il nostro radar per il mondo sociale
La sopravvivenza dei piccoli è, dal punto di vista biologico, un testamento troppo importante perché possa essere compromesso e i circuiti neuronali che governano l’istinto materno sono, come dimostra lo studio, a prova di sabotaggio. Rimane ora da capire se e con quali modalità questo meccanismo possa, anche al di fuori del laboratorio, coinvolgere altri membri di una comunità (oltre alle “madri”) nella cura dei piccoli. Non è del resto inusuale osservare baby-sitters, zie e amiche prendersi cura di figli non loro, perfettamente in grado di riconoscere e rispondere alle esigenze dei neonati: anche se è ancora da dimostrare come ciò avvenga, anche in questi comportamenti c’è lo zampino dell’ossitocina.

Esistono però situazioni in cui l’eccessivo rilascio di questo ormone potrebbe essere controproducente, causando una sorta di intossicazione o ebbrezza, tale da compromettere la normale interazione sociale. Gli scienziati ipotizzano che simili alterazioni possano celarsi dietro numerosi disturbi del comportamento, dalla difficoltà a relazionarsi con gli altri ad atteggiamenti di aggressività. Non più solo “amore”, quindi: forse è giunto il momento di ribattezzare l’ossitocina “ormone delle interazioni sociali”, in tutte le sfumature possibili.

Immagine banner e box: Wikimedia Commons

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