Anti-morbillo: quando un solo vaccino protegge da molte malattie

Contrarre il morbillo espone a rischi che vanno ben oltre il fastidioso eritema a puntini con cui siamo soliti identificare questa malattia esantematica. Da tempo gli scienziati sono a conoscenza di un effetto a lungo termine particolarmente pericoloso: l’abbassamento delle difese immunitarie, che si protrae per settimane o addirittura mesi dopo l’infezione iniziale. Uno studio epidemiologico pubblicato dalla rivista Science dimostra ora – dati alla mano – che il vaccino contro il morbillo apporta ai bambini un duplice beneficio: in prima istanza si evitano gli effetti deleteri causati dall’infezione e, nel lungo termine, si previene quell’abbassamento delle difese immunitarie che predispone i bambini a molte altre malattie, talvolta letali.

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Un bambino etiope mentre viene vaccinato contro il virus del morbillo (Foto: Wikimedia Commons).

Morbillo: molto più di una miriade di puntini rossi
La vaccinazione contro il morbillo è in vigore, ormai da decenni, in molti paesi del mondo e ha contribuito ad abbattere in modo considerevole gli effetti deleteri di questa malattia. I sintomi di questa malattia infettiva – causata da un virus della famiglia dei Paramyxovirus – possono infatti andare ben oltre l’eritema della pelle. In alcuni casi si possono avere complicazioni molto gravi, come l’otite media, la broncopolmonite e l’enceflite morbillosa, che è di per sé causa di numerosi decessi. Come se ciò non bastasse, da tempo gli scienziati sospettano che gli effetti dell’infezione si possano protrarre anche al di là della malattia vera e propria, con un indebolimento delle difese immunitarie che può durare anche mesi dopo il termine della malattia. In particolare, il virus andrebbe a indebolire una categoria specifica di cellule: i linfociti T e B della memoria, le principali sentinelle della memoria immunologica. Questo stato di “amnesia immunitaria” si protrarrebbe per mesi dopo l’infezione da morbillo, spianando di fatto la strada ad altre infezioni potenzialmente molto pericolose. Dopo qualche mese dall’infezione, i linfociti tornano piano piano a riemergere, ma sono per lo più indirizzati quasi esclusivamente contro il virus del morbillo, mentre della memoria immunitaria precedentemente costruita l’organismo non sembra mantenere traccia.

Malattie infettive: combatterne una (il morbillo), per arginarne cento!
Nonostante i progressi apportati dalle campagne di vaccinazioni adottate in molti paesi, l’OMS registra più di centomila decessi all’anno imputabili al morbillo: un numero impressionante ma che, purtroppo, potrebbe ancora rappresentare una sottostima del vero impatto che questa infezione ha sulla mortalità infantile. Per cercare di comprendere la reale portata del problema, ricercatori americani e olandesi hanno condotto uno studio epidemiologico partendo dai registri per le vaccinazioni degli Stati Uniti e di tre paesi europei (Danimarca, Inghilterra e Olanda), le cui banche dati sono state aggiornate per più di cinquant’anni.

Dall’analisi condotta da Michael J. Mina e colleghi nei bambini da 1 a 11 anni, emerge in modo lampante la correlazione tra i casi di morbillo e l’aumento della mortalità nei 28 mesi successivi all’infezione. Ridurre i casi di morbillo si pone quindi come un obiettivo ancora più pressante. Arginando gli attacchi del morbillo, il vaccino impedirebbe anche l’abbassamento delle difese immunitarie che l’infezione porta con sé: una precarietà immunitaria che può essere vista come il vero sintomo da contrastare, per limitare la mortalità infantile causata dal morbillo e dal suo pericoloso lascito.

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