Come insegnare il rischio sismico a scuola?

Tutta l’Italia è a rischio sismico, ma dall’ultimo forte terremoto, purtroppo, non è cambiato molto: la grande maggioranza dei nostri edifici, scuole comprese, continua a essere drammaticamente inadeguata. I geologi italiani sanno bene che in Italia non esiste una vera e propria cultura della prevenzione, ma da dove cominciare per cambiare le cose? Al Liceo Paschini di Tolmezzo (Udine) i sismologi dell’OGS – Istituto Nazionale di Oceanografia e di Geofisica Sperimentale hanno provato a far costruire agli studenti un vero e proprio sismografo.

 

Il Progetto SISIFO

SISIFO (SIcurezza SIsmica nella FOrmazione scolastica) è stato un progetto pilota finanziato dal Ministero dell’Istruzione dell’Università e della Ricerca che mirava ad accrescere la consapevolezza degli studenti di vivere in un Paese sismico, e a diffondere le buone pratiche di sicurezza sismica. Tra il 2013 e il 2014, in Friuli Venezia Giulia e Veneto, sono state coinvolte dodici scuole superiori a indirizzo scientifico e tecnologico: sismologi, ingegneri e ricercatori hanno affiancato i docenti per creare delle attività didattiche su misura per le classi. Oltre a seguire le lezioni degli esperti, gli studenti hanno partecipato a progetti di durata annuale che sviluppavano tematiche legate al terremoto e alla sicurezza sismica. In questo contesto i ragazzi del Liceo Paschini hanno effettuato un’esperienza di laboratorio assolutamente singolare: la costruzione di un vero e proprio sismografo a basso costo. Sulla rivista Seismological Research Letters è uscito recentemente un articolo che spiega in dettaglio come si è svolta l’attività e evidenzia le opportunità di questo approccio multidisciplinare alla comunicazione del rischio.

 

Fare per capire

«Spiegare i terremoti e come è possibile difenderci è certamente indispensabile, ma se vogliamo che gli studenti diventino parte attiva nella mitigazione del rischio sismico occorre fare un passo in più per coinvolgerli nel processo di conoscenza», spiega Angela Saraò, ricercatrice del Centro Ricerche Sismologiche dell’OGS.  La costruzione di uno strumento scientifico come il sismografo permette non solo di passare dalla teoria alla pratica, ma anche di acquisire nel percorso diverse competenze, non solo tecniche.
«Per la costruzione del sismografo»interviene il Prof. Marco Clocchiatti che ha seguito i ragazzi durante l’esperimento, «abbiamo utilizzato una scheda Arduino, due accelerometri low-cost, personal computer con sistema operativo Linux e programmi open source adeguati. Essere riusciti a controllare la scelta degli strumenti didattici, evitando l’utilizzo di software commerciali è stato per noi elemento di grande soddisfazione. Ottenere uno strumento funzionante a partire da queste risorse ha richiesto la capacità di assemblare e gestire hardware e software nel modo giusto. Insieme ai ragazzi abbiamo vissuto Internet come un luogo di costruzione e comunicazione del sapere, documentando insieme a loro la nostra attività in un sito web dedicato».
Gli studenti hanno poi testato con successo il loro sismografo misurando la velocità delle onde sonore (per esempio, un battito di mani) emesse nelle sue vicinanze.

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A sinistra, uno studente impara a eseguire una saldatura; a destra, il sismografo connesso al computer pronto a mostrare e a registrare la velocità del suolo. (immagine: Saraò et al., Seismological Research Letters, 2016)

Un aiuto alla scienza

Il sismografo costruito dagli studenti è un ottimo strumento didattico, ma al momento possiede alcune limitazioni che lo rendono inadeguato alla raccolta dati per il monitoraggio sismico. Ogni scuola che ha partecipato a SISIFO ha però ricevuto anche un sensore sismico sviluppato dal Quake Catcher Network (QCN), un progetto dell’Università di Stanford che ha creato una rete globale di sensori, soprattutto a basso costo, collegati tra loro via Internet.

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Il sensore sismico O-Navi B ricevuto dalle scuole nell’ambito del progetto SISIFO. Attraverso un personal computer questi strumenti a basso costo creano una rete mondiale di monitoraggio sismico. (immagine: Saraò et al., Seismological Research Letters, 2016).

Più dispositivi sono inseriti nella rete, più è possibile monitorare efficientemente i terremoti; non a caso una delle ambizioni di SISIFO era appunto quella di estendere, attraverso le scuole, la rete del QCN e raccogliere dati utili per gli scienziati di tutto il mondo. Se dovessero essere varati altri progetti simili, i ricercatori dell’OGS e i docenti, che volontariamente hanno messo il loro tempo a disposizione del progetto, intendono creare un piccolo network tra le scuole del Nord-Est che permetta di condividere sia dati sismologici che esperienze educative, come è già stato fatto, per esempio, in altre regioni italiane nell’ambito del progetto EduSeis.

«Il progetto QCN è stato per noi una fonte di ispirazione provvidenziale»conclude il prof. Clocchiatti, spiegando di aver rinvenuto in esso tutti gli elementi indispensabili per costruire un’unità didattica completa, che unifichi speculazione scientifica, tecnologia ed educazione digitale. «La chiave della nostra attività è stato l’impegno a procedere insieme ai ragazzi attraverso un riferimento diretto alle fonti originali della conoscenza, in uno spirito autentico di cultura aperta, lontano dai sentieri solitamente battuti nell’insegnamento tradizionale».

Immagine in apertura e immagine box: Saraò et al., Seismological Research Letters, 2016.

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