Quasi 1300 nuovi mondi grazie a Kepler (e alla statistica)

Kepler è forse il più famoso strumento per la caccia agli esopianeti. Dal suo lancio nel 2009, ha scovato oltre un migliaio di nuovi mondi, ma a inizio maggio gli astronomi hanno improvvisamente annunciato che potevamo aggiungere al bottino ben 1284 pianeti. Come è possibile?

 

Da pianeti candidati…

Come ci ha spiegato il cacciatore di esopianeti Davide Cenadelli, esistono due principali metodi per scovare la presenza dei pianeti extrasolari: il metodo delle velocità radiali e il metodo dei transiti. Kepler è stato costruito per sfruttare il metodo dei transiti: in orbita intorno al nostro Sole, il suo fotometro scruta le altre stelle, cercando di rilevare quelle variazioni di luminosità che potrebbero essere causate dal passaggio di un esopianeta.

Non tutti i segnali rilevati dallo strumento, però, sono dei pianeti, perché la variazione di luminosità può essere causata anche da altri fenomeni. Tra le migliaia di pianeti candidati, solo una parte viene poi confermata da altri dati, anche raccolti con altri metodi.

 

…a pianeti confermati

Confermare un esopianeta, tra le migliaia di falsi positivi prodotti da Kepler e da altri strumenti, è quindi piuttosto laborioso… ma se esistesse un metodo affidabile per calcolare le probabilità che un segnale corrisponda o meno altro mondo? Ora quel metodo esiste, ed è stato presentato da un gruppo internazionale di ricercatori sulla rivista The Astrophysical Journal. Tutto merito di Vespa, un software open source scritto per Python, che riesce ad analizzare molti pianeti candidati simultaneamente, assegnando a ognuno un valore percentuale che indica la probabilità che si tratti effettivamente di un pianeta. Convenzionalmente, si ritiene che un pianeta sia confermato se questa probabilità è superiore al 99%. È così che ora conosciamo 1284 pianeti in più, di cui quasi 550 rocciosi (come la Terra e Marte). Tra questi, 9 si trovano anche nella cosiddetta “zona abitabile”, all’interno della quale è possibile trovare acqua allo stato liquido in superficie.

 

Briciole di pane

Grazie a Vespa, per la prima volta gli scienziati non solo possono scartare velocemente i falsi positivi, ma anche confermare nuovi esopianeti in maniera automatica. Uno strumento assolutamente necessario, dal momento che questi corpi celesti sono tutt’altro che rari. Come spiega l’inventore di Vespa, Timothy Morton«Possiamo pensare ai pianeti candidati come a briciole di pane. Se fate cadere qualche grande briciola sul pavimento, potete raccoglierle una a una. Ma se rovesciate una busta piena di piccole briciole, allora vi servirà una scopa. Questa analisi statistica è la nostra scopa.»

Immagine in apertura: NASA Ames/W. Stenzel

Immagine box: By NASA Ames/ W. Stenzel [Public domain], via Wikimedia Commons

Per la lezione

Prosegui la lettura

Commenti

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *