Coralli alla deriva

In nessun luogo al mondo, oggi, la biodiversità dei coralli e dei pesci che popolano il reef è superiore a quella delle acque tropicali che circondano l’Indonesia e i paesi limitrofi del Sud-Est asiatico. Per comprendere le ragioni di tanta ricchezza di specie, bisogna fare un salto nel passato di 100 milioni di anni, al tempo in cui le attuali Africa e Sud America erano ancora unite in un supercontinente, e l’India era un’isola alla deriva nell’oceano meridionale.

 

Tettonica e biodiversità

Per la prima volta, un gruppo di ricerca internazionale guidato dal professor Loïc Pellissier  dell’Università di Zurigo ha studiato il modo in cui nuove specie di coralli e pesci di barriera sono comparse in milioni di anni di storia evolutiva, utilizzando modelli al computer. I loro risultati suggeriscono che la deriva delle placche continentali è stata la principale forza trainante dietro la comparsa di nuove specie.

Lo studio, pubblicato sulla rivista Nature Communications, combina diversi dati e simulazioni che descrivono sia i cambiamenti geologici sul fondo del mare nel corso della storia della Terra, sia l’espansione dei tropici ricostruita sulla base dei coralli fossili. I ricercatori hanno ottenuto un modello spaziale dinamico che indica com’è cambiata nel tempo la distribuzione delle acque basse e calde in cui i coralli e altri organismi tropicali trovano il proprio habitat.

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Gli scienziati hanno studiato il modello geografico con cui nuove specie di coralli e di pesci di barriera sono comparse nel corso di milioni di anni di storia evolutiva (immagine: Wikimedia Commons)

 

La frammentazione degli habitat

Il modello integra un meccanismo evolutivo noto come speciazione per isolamento geografico. Immaginiamo un ecosistema di barriera corallina tropicale di 100 milioni di anni fa: se la barriera viene separata in due banchi a causa dei movimenti delle placche tettoniche, le rispettive popolazioni continueranno a evolvere indipendentemente, e nel corso di centinaia di migliaia di anni daranno origine a specie distinte.

Tale frammentazione degli habitat delle barriere coralline tropicali ha effettivamente avuto luogo, come Pellissier e i suoi colleghi hanno dimostrato. La simulazione del loro modello parte da 140 milioni di anni fa, quando le attuali Sud America, Africa, India, Australia e Antartide formavano insieme il supercontinente Gondwana. Lungo le sue coste si estendeva a perdita d’occhio un cordone di acque calde e basse, brulicanti di vita. Nei milioni di anni successivi, la Gondwana si è spaccata in grandi blocchi, e le placche continentali hanno cominciato la loro deriva, trascinando con sé le barriere coralline a esse ancorate.

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La frammentazione della Gondwana, il supercontinente meridionale che riuniva Sud America, Africa, India, Australia e Antartide (immagine: Wikimedia Commons)

 

Un hotspot nel mare preistorico

Una frammentazione particolarmente marcata ha avuto luogo circa 50 – 60 milioni di anni fa. A quel tempo nella parte occidentale della Tetide, l’oceano preistorico che divideva l’Africa e l’Eurasia, la geografia del fondale marino era piuttosto complessa, e le barriere coralline erano fra loro scollegate formando un mosaico. I movimenti tettonici hanno ripetutamente separato e rimescolato queste acque, creando un sistema estremamente dinamico che ha favorito l’emergere di nuove specie.

I reperti fossili mostrano che a quell’epoca la regione occidentale della Tetide era un punto caldo (hotspot) della biodiversità, e che questo hotspot si è spostato negli ultimi 60 milioni di anni fino a localizzarsi nell’odierno Sud-Est asiatico. Ora, per la prima volta, i modelli forniscono una spiegazione per questo movimento, che è una conseguenza della complessa dinamica geologica della regione. La continua creazione, scomparsa, fusione e separazione di habitat sono responsabili della migrazione del punto caldo.

 

La fauna australiana incontra quella asiatica

Tuttavia, la biodiversità osservabile oggi nel Sud-Est asiatico non può essere spiegata solo con questo trasferimento. La deriva continentale, infatti, in particolare quella della placca australiana in direzione dell’equatore, ha determinato anche l’incontro, circa 15 milioni di anni fa, tra la fauna marina della Tetide e quella dell’Australia. Questo evento, che ha riguardato pure le piante e gli animali terrestri, ha reso le acque dell’Indonesia incredibilmente ricche di vita.

Gli ecosistemi della barriera corallina, oggetto dello studio, sono sensibili alle variazioni di temperatura e sono in pericolo in tutto il mondo a causa del riscaldamento globale: la Grande Barriera Corallina australiana sta vivendo il più grande sbiancamento dei coralli della sua storia. Pellissier ha dichiarato: “È importante capire che gli ecosistemi delle barriere di oggi hanno una storia molto antica. Ci sono voluti 100 milioni di anni per creare questa eccezionale biodiversità, ma potrebbero bastarne meno di 100 per distruggerla.”

 

Immagine banner in evidenza: Wikimedia Commons

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