Proxima b, così vicino, così lontano

La sua scoperta è stata accompagnata da annunci a dir poco entusiastici. «La ricerca della vita inizia ora» ha detto uno degli astronomi coinvolti, ed effettivamente siamo di fronte ad una delle scoperte più interessanti fatte da quando l’uomo ha iniziato la sua ricerca di un pianeta “gemello” della Terra. Proxima b ha tutta l’aria di risvegliare il sogno letterario di viaggi interstellari alla caccia di altre forme di vita nell’Universo. Parliamo di un esopianeta roccioso scoperto nell’orbita di Proxima Centauri, la stella più vicina al nostro sistema solare. Segni articolari: dimensioni simili a quelle terrestri e una distanza dalla sua stella tale da permettere la presenza di acqua allo stato liquido. Ma la sua potenziale abitabilità resta ancora tutta da definire e gli interrogativi non mancano.

 

Caccia grossa all’esopianeta

Sono oltre 2000 gli esopianeti individuati a partire dal 1995, anno della scoperta di 51 Pegasi b, il primo della sua categoria ad essere individuato. I requisiti per essere definiti “esopianeta” sono precisi e stringenti. Si tratta di corpi celesti che ruotano attorno ad una stella, senza essere stella a loro volta, di massa sufficiente ad avere una forma sferica e che non condividono la loro orbita con corpi celesti di dimensioni simili. Gli strumenti di cui si possono avvalere i cacciatori di esopianeti sono stati descritti minuziosamente all’interno dell’Aula di Scienze e sono gli stessi usati anche dal gruppo di scienziati del progetto Pale Red Dot, guidato da Guillem Anglada-Escudé della londinese Queen Mary University. La scoperta di Proxima b è stata descritta sulle pagine di Nature. Proxima b è stato individuato grazie allo spettrografo HARPS montato sul telescopio da 3,6 metri dell’ESO all’Osservatorio di La Silla in Cile. Il grande occhio dell’Osservatorio Europeo è stato puntato su Proxima Centauri per parecchi mesi a caccia di indizi della presenza di un pianeta orbitante intorno ad essa. Gli esopianeti, infatti, sono troppo piccoli e lontani per essere analizzati direttamente e si ricorre quindi a osservazioni indirette sulle lunghezze d’onda della luce emessa dalla stella attorno alla quale ruotano. Un pianeta che ruota intorno ad una stella, infatti, “stira” e “accorcia” periodicamente la lunghezza d’onda della luce emessa dalla stella stessa. Studiando la periodicità di queste oscillazioni, è possibile rilevare la presenza di un pianeta orbitante e altre informazioni preziose, come la sua massa e il suo periodo di rivoluzione.

 

Identikit di un esopianeta

L’identikit di Proxima b parla di un pianeta di massa pari a 1.3 volte quella terrestre. Un anno su Proxima b dura decisamente meno rispetto alla Terra. Il suo periodo di rivoluzione è di appena 11,2 giorni. Questo perché il pianeta neoscoperto è molto più vicino alla sua stella di quanto non lo sia la Terra al Sole. Proxima b, infatti, orbita intorno a Proxima Centauri ad una distanza di 7 milioni di chilometri, circa il 5% della distanza Terra-Sole. Perchè allora, seppur così vicino ad una stella, Proxima b viene considerato nella zona abitabile? La risposta è nella natura stessa della stella. Proxima Centauri è una nana rossa con una massa pari al 12% di quella solare e una temperatura superficiale di appena 2800 °C, di molto inferiore a quella del Sole. Nonostante il clima temperato, tuttavia, la superficie di Proxima b potrebbe risentire di questa distanza ravvicinata alla sua stella ed essere spazzata dai violenti brillamenti in ultravioletto e raggi X di Proxima Centauri, molto più frequenti di quelli solari.

This infographic compares the orbit of the planet around Proxima Centauri (Proxima b) with the same region of the Solar System. Proxima Centauri is smaller and cooler than the Sun and the planet orbits much closer to its star than Mercury. As a result it lies well within the habitable zone, where liquid water can exist on the planet’s surface.

Confronto tra l’orbita del pianeta di Proxima Centauri (Proxima b) con una regione di simili dimensioni del Sistema Solare. Proxima Centauri è più piccola e più fredda del Sole e l’orbita del pianeta è molto più vicina alla stella di quanto accada per Mercurio. Ne risulta che Proxima b si trova all’interno della zona abitabile, quella in cui l’acqua liquida potrebbe esistere sulla superficie del pianeta. ImmagineESO/M. Kornmesser/G. Coleman

 

Pronti per partire?

La domanda quindi resta. Proxima b potrebbe essere una seconda Terra? Sono gli stessi scienziati del progetto Pale Red Dot  a dire che la risposta è complicata. Innanzitutto, diciamolo, non si tratta proprio di un pianeta dietro l’angolo. Viaggiando al 20% della velocità della luce servirebbero circa 20 anni per raggiungere Proxima b. Il progetto Breakthrough Starshot sta pianificando di costruire delle sonde interstellari in grado di percorrere questa distanza a velocità mai raggiunte prima nei prossimi dieci anni, ma parliamo ancora di fantascienza più che di realtà. Inoltre, le reali condizioni del pianeta non sono ancora note e gli interrogativi restano. Si tratta realmente di un pianeta roccioso come la Terra in grado di ospitare acqua allo stato liquido? Come si è formato? Esiste una sorta di atmosfera in grado di proteggere la superficie di Proxima b dalle radiazioni provenienti dalla stella? Sarà proprio l’atmosfera dell’esopianeta ad essere analizzata a breve, alla caccia di tracce di ossigeno. Le valigie, quindi, possono restare chiuse ancora per un po’, anche se il sogno di viaggi interstellari si accende sempre di più ad ogni nuovo esopianeta scoperto.

 

Immagine banner in evidenza: ESO/M. Kornmesser

Immagine box apertura: Y. Beletsky (LCO)/ESO/ESA/NASA/M. Zamani

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