Una mappa 3D degli oceani per monitorare gli ecosistemi

Nonostante la salute degli oceani sia fondamentale per tutto il Pianeta, solo il 5% degli ecosistemi marini è noto: il restante 95% rimane un mistero. Da oggi esiste uno strumento in più per allargare e approfondire questa conoscenza. Si tratta di una mappa 3D che divide le acque di tutti i mari terrestri, dalle gelide acque polari a quelle del Mar Nero, in 37 categorie, chiamate “unità ecologiche marine” (in inglese: Ecologial Marin UnitsEMUs). La mappa è online dallo scorso settembre, disponibile per chiunque, ed è stata messa a punto dai ricercatori dell’Esri, un’azienda specializzata in sistemi informativi geografici con base in California, negli Stati Uniti.

 

Le novità della mappa

Esistevano già diversi tentativi di classificazione delle acque marine, definiti ad esempio in base agli ecosistemi marini presenti in determinate aree o, ancora, dalla velocità con la quale gli organismi viventi marini consumano il carbonio. Si tratta, tuttavia, di classificazioni spesso limitate alla superficie o ai fondali marini o alle zone costiere. Quello che mancava era una visione d’insieme tridimensionale: una classificazione il più possibile completa che non tralasciasse nessun punto tra quelli già noti.

Per rispondere a questa esigenza, il GEO (Group on Earth Observation), un consorzio composto da oltre 100 tra nazioni e istituzioni accademiche, ha commissionato all’Esri la prima mappa 3D di tutte le unità ecologiche marine con lo scopo di conoscere meglio il vero stato delle risorse oceaniche. Quello compiuto dagli scienziati dell’Esri è stato un lavoro di aggregazione dei dati e di analisi computazionale senza precedenti. La mappa, infatti, è stata costruita integrando 52 milioni di dati raccolti nel corso degli ultimi 50 anni a intervalli di 27 chilometri negli oceani di tutto il mondo e relativi a sei variabili chiave, come la temperatura, l’ossigeno disciolto nell’acqua e la salinità. Questi dati sono stati arricchiti con le informazioni già note sui fondali oceanici e con altri modelli statistici, fino a restituire il più grande atlante disponibile degli ecosistemi marini. Le unità ecologiche marine individuate sono 37 e comprendono le acque diluite dagli estuari dei grandi fiumi dell’emisfero settentrionale, le acque più profonde e povere di ossigeno, le gelide acque polari, i bacini più protetti (come il Mar Mediterraneo) e le basse acque del Mar Rosso. Nessun angolo di mare è stato escluso.

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Il sito web che raccoglie tutti i dati relativi alle EMUs e che permette di visualizzare le caratteristiche chimico/fisiche di ognuno dei punti campionati. Nell’esempio, i parametri relativi ad una colonna d’acqua del Mar Adriatico, appartenente all’unità ecologica 11. (Immagine: Esri/EMUs)

L’utilità di una mappa 3D

Avere a disposizione questa enorme quantità di dati permetterà di poter conoscere meglio le risorse marine disponibili e di disegnare interventi mirati alla conservazione e allo sfruttamento sostenibile di queste risorse. Per citare un esempio pratico, la mappa ha mostrato che nella zona orientale dell’oceano Pacifico, esiste una complessa “danza” che coinvolge le acque ricche di ossigeno e quelle povere di ossigeno. Quest’ultime tendono ad essere superficiali in alcuni punti dell’oceano, mentre si spostano più in profondità in altri, influenzando in maniera sostanziale la presenza di pesci importanti per l’economia della pesca, come i tonni, spesso sfruttati in maniera eccessiva. Alcune nazioni stanno già pensando di integrare queste informazioni nelle politiche future rivolte alla conservazione della biodiversità e alla regolamentazione della pesca. Il prossimo passo, dicono gli scienziati, sarà quello di monitorare i cambiamenti degli oceani nel corso del tempo, in risposta ai cambiamenti climatici globali, obiettivo che richiederà un costante aggiornamento dei dati disponibili.

 

Immagine box di apertura: Esri/EMUs

Immagine banner in evidenza: Flickr

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