Pianeta più freddo e crosta più sottile dopo Pangea

Circa 180 milioni di anni fa l’aspetto del nostro Pianeta era completamente diverso da quello attuale. Tutte le terre emerse erano infatti raggruppate in un “supercontinente“, chiamato Pangea, circondato da Panthalassa, il “superoceano”. Circa 200 milioni di anni fa Pangea ha iniziato a “rompersi” e frammentarsi, dando origine ai continenti così come li conosciamo oggi, secondo il processo noto con il nome di deriva dei continenti. Questo enorme riarrangiamento della crosta terrestre non è stato privo di conseguenze per l’interno della Terra che, secondo un recente studio pubblicato su Nature Geosciences, avrebbe iniziato a raffreddarsi proprio a seguito della rottura di Pangea, con un conseguente assottigliamento della crosta oceanica.

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La litosfera terrestre è divisa in 20 placche, di cui 7 hanno dimensioni notevoli (Immagine: Wikimedia Commons).

 

Come levare una coperta al mantello terrestre

Il mantello, uno degli involucri concentrici che costituiscono la Terra, è uno strato caldo e per lo più solido che divide la crosta terrestre dal nucleo. Grazie alle alte temperature presenti in questo strato (tra i 500° C e i 900° C al confine con la crosta fino ad arrivare ai 4.000 °C in prossimità dell nucleo), alcune rocce fondono dando vita al magma che, in prossimità delle dorsali oceaniche, fuoriesce e produce sempre nuova crosta terrestre. A partire da circa 2.5 miliardi di anni fa, la temperatura del mantello è in diminuzione costante di circa 6-11 gradi Celsius ogni 100 milioni di anni. Lo studio condotto dall’Istituto di Geofisica dell’Università del Texas ha dimostrato che, proprio in coincidenza della divisione del supercontinente Pangea la velocità di raffreddamento del mantello è praticamente raddoppiata, passando a circa 15-20 gradi ogni 100 milioni di anni. Sembra, sostengono gli stessi ricercatori, che il supercontinente funzionasse come come una e propria “coperta” per il mantello. Quando è iniziata la sua rottura il mantello si è trovato inevitabilmente più esposto all’atmosfera e alle acque oceaniche, raffreddandosi più velocemente.

 

Una crosta più sottile

La correlazione tra Pangea e temperatura del mantello è nata a partire dallo studio dello spessore della crosta oceanica in 234 siti sparsi per il mondo. Si tratta, specifica Harm Van Avendonk, a capo dello studio, di dati già esistenti in letteratura riguardanti lo spessore di fondali recenti e “antichi”. L’analisi di questi dati ha mostrato che nel medio Giurassico, circa 170 milioni di anni fa – proprio in coincidenza la rottura di Pangea- la crosta oceanica prodotta era più spessa di 1.7 chilometri rispetto a quella più recente. Man mano che le terre emerse assumevano l’aspetto che oggi conosciamo la crosta terrestre è andata via via assottigliandosi sempre di più. Ma come correlare, quindi, la rottura di Pangea con il conseguente assottigliamento della crosta terrestre? Grazie ad un modello computazionale, che ha validato una dei modelli plausibili ipotizzati dagli scienziati. Secondo questo modello, la rottura di Pangea avrebbe causato il raffreddamento del mantello terrestre, una conseguente diminuzione nella produzione e fuoriuscita di magma e quindi una minore produzione di nuova crosta terrestre. Lo studio, oltre a fornire informazioni sull’evoluzione della temperatura del mantello, accelera i tempi previsti per il raffreddamento dell’interno del nostro Pianeta, previsto comunque tra miliardi di anni.

 

Immagine banner in evidenza e box di apertura: Wikimedia Commons

 

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