Oceani più alti per secoli a causa del metano

Nella lotta al cambiamento climatico, il diossido di carbonio è senza dubbio il nostro nemico numero uno, ma non è l’unico. Esistono molti altri gas serra emessi in atmosfera dalle attività umane, e alcuni sono migliaia di volte più potenti della CO2.

Se generalmente questi ricevono meno attenzione è perché la loro vita in atmosfera è “solo” di qualche anno o decennio, quindi non hanno la capacità di accumularsi allo stesso ritmo. Messa in questi termini sembrerebbe che l’effetto sul clima di metano, idrofluorocarburi e altri gas di questo tipo sia trascurabile, ma in realtà incidono complessivamente per circa il 30% del riscaldamento del pianeta.

Ora un gruppo di climatologi ci avvisa che, se anche interrompessimo di punto in bianco l’emissione di questi gas, il loro effetto sul livello marino continuerebbe a farsi sentire secoli dopo la loro rapida scomparsa dall’atmosfera.

 

Espansione termica

Pensiamo che l’innalzamento del livello dei mari sia causato solo dallo scioglimento dei ghiacci continentali, ma in realtà bisogna aggiungere a questo anche l’espansione termica: acqua più calda occupa più volume, e su un pianeta coperto dal circa il 70% dai mari non è quindi saggio giocare col termostato come stiamo facendo… Adottando lo scenario più “pessimistico” sulle emissioni (il famigerato RCP 8.5) i ricercatori hanno cercato di capire cosa accadrebbe al livello marino a causa di questo effetto se nel 2050, 2100 e 2150 improvvisamente le emissioni antropiche dei vari gas serra cessassero.

Come ci si aspettava, la CO2 accumulata continuerebbe a farsi sentire per quasi mille anni, perché la molecola rimane in atmosfera per tempi lunghissimi: dopo 750 anni dal momento “emissioni zero”, solo la metà dell’anidride carbonica emessa sarebbe rimossa da processi naturali. Il metano, l’ossido nitroso e gli idrofluorocarburi invece durano pochi anni o decenni, eppure gli scienziati hanno scoperto che anche loro continueranno a pesare per secoli sul pianeta, in particolare sul livello marino. L’acqua infatti, a differenza dell’aria, è un eccellente “magazzino” di calore e, anche una volta scomparsi i gas che hanno causato il riscaldamento, il processo continuerà semplicemente per “inerzia”.

 

Il “modello” Montreal

L’impatto dei gas serra a vita breve sul livello dei mari, se pur di entità minore rispetto a quello attribuibile al diossido di carbonio, è quindi tutto fuorché trascurabile: nella corsa contro il tempo in cui ci troviamo non si può ignorare qualcosa capace di lasciarci alla fine del secolo una spanna di acqua in più. Per fortuna secondo i ricercatori esiste già un sentiero da seguire: il protocollo di Montreal.

Entrato in vigore nel 1989, si tratta di uno dei più grandi successi della cooperazione internazionale: prima ha eliminato i gas dannosi per l’ozono (i clorofluorocarburi) e ora sta provvedendo anche a rimpiazzare gli idrofluorocarburi, potentissimi gas serra. Grazie al protocollo gli autori calcolano per il 2050 avremo evitato fino a 14 cm di innalzamento del livello marino. Insomma, non aspettiamoci di risolvere il cambio climatico da un giorno all’altro, ma la storia ci insegna che prendendo ora le giuste decisioni anche contro questi gas climalteranti “secondari” potremo alleggerire sensibilmente l’ingombrante eredità destinata alle generazioni future.

 

Immagine in apertura e immagine box: By SM14 (Own work) [CC BY-SA 3.0], via Wikimedia Commons

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