Diventare genitori cambia il cervello

Si sa che i figli cambiano la vita, ma pochi sospettano che la prole produca effetti tangibili anche sul cervello dei genitori. La conferma viene da uno studio condotto da ricercatori dell’Università della Georgia pubblicato sulla rivista Nature Communications.

Oggetto dello studio è un insetto molto particolare, il coleottero necrofago Nicrophorus vespilloides, che oltre a essere un efficiente spazzino di cadaveri (in particolare di vertebrati) è anche un ottimo genitore. Padre e madre collaborano infatti all’allevamento della prole, un comportamento piuttosto inconsueto tra gli insetti.

 

Genitori provetti

Quando una coppia di necrofori si impossessa di una carcassa, per esempio quella di un topolino, non si limita a deporvi sopra le uova, ma nutre le larve nei tre giorni successivi alla schiusa. Entrambi i genitori rigurgitano bocconi pre-digeriti della carcassa direttamente nella bocca delle larve, finché queste non sono grandi abbastanza da riuscire a nutrirsi da sole.

Un adulto di necroforo intento a nutrire le sue larve. Le cure parentali non sono molto diffuse tra gli insetti, e richiedono una riorganizzazione non solo dei modelli comportamentali, ma anche della fisiologia (immagine: Allen Moore/UGA)

Le cure parentali richiedono un grande impegno, e tanta dedizione si traduce in sostanziali cambiamenti fisiologici. Uno studio pubblicato un anno fa sempre su Nature Communications ha rivelato che durante l’accudimento le femmine producono ormoni antiafrodisiaci per inibire il desiderio sessuale dei maschi ed evitare distrazioni. Prima i figli poi il sesso.

 

Neuropeptidi per allevare la prole

La nuova ricerca, guidata dal genetista Allen Moore, si è invece concentrata sui neuropeptidi, molecole proteiche ​​del cervello che fungono da neurotrasmettitori, cioè consentono ai neuroni di comunicare tra loro. Questi segnali chimici sono anche in grado di influenzare il comportamento.

Gli studiosi del comportamento hanno previsto che lo sviluppo della genitorialità in una specie produca cambiamenti genetici nel tempo. Ma l’idea degli autori dello studio era diversa, e cioè che i comportamenti genitoriali derivassero da alterazioni di geni esistenti piuttosto che dall’evoluzione di nuovi geni.

 

Genetica della genitorialità

Per testare la loro ipotesi, Moore e la sua squadra hanno sequenziato e assemblato il genoma del coleottero e misurato l’abbondanza di neuropeptidi generalmente associati all’accoppiamento, all’alimentazione, all’aggressività e a una maggior tolleranza sociale. I risultati hanno mostrato cambiamenti nella loro concentrazione prima e dopo le cure parentali, confermando l’ipotesi dei ricercatori.

“Quando nuovi tratti evolvono, l’evoluzione tende a modificare percorsi genetici esistenti piuttosto che creare nuovi geni”, ha detto Moore. La ricerca suggerisce che molti dei geni che influenzano la genitorialità si siano conservati nel corso dell’evoluzione, cosa che renderà più facile individuarli in altre specie.

 

Immagine banner in evidenza: Wikimedia Commons

Immagine box in homepage: Allen Moore/UGA

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