Esseri umani in America già 130.000 anni fa?

Nel 1992 i lavori per la costruzione della California State Route 54 portarono alla luce i resti di un mastodonte (Mammut americanum). Dopo venticinque anni gli scienziati che lavorarono allo scavo hanno pubblicato su Nature un lavoro sui resti che mette alla prova lo scetticismo della comunità di antropologi e archeologi.

 

Uno strano sito paleontologico

Alcune delle ossa dell’animale, ora esposto San Diego Museum of Natural History, sembra siano state danneggiate da strumenti litici, e intorno al reperto sono state trovate pietre che difficilmente potevano raggiungere quel contesto geologico in modo naturale.  Ma se davvero quel mastodonte è caduto sotto i colpi sferrati da nostri antichi parenti, le implicazioni sono enormi. Il sito, infatti, sembrava davvero molto antico, ma inizialmente non fu possibile datarlo in maniera affidabile: a partire dal 2012 un nuovo metodo basato sugli isotopi dell’uranio ha permesso di datare le ossa intorno a 130.000 anni fa, e questi risultati sono stati da allora indipendente confermati. Ma cosa ci facevano degli esseri umani a caccia di pachidermi in California più di 100.000 anni prima rispetto a tutte le altre stime?

 

Affermazioni eccezionali richiedono prove eccezionali

Su Nature Thomas Deméré (San Diego Museum of Natural History) e il suo team descrivono i reperti e argomentano che, anche in base a esperimenti effettuati su ossa di elefante, le fratture sulle ossa e le scheggiature delle pietre sono assolutamente compatibili con i colpi sferrati sui resti del mastodonte mentre la carcassa era ancora fresca. Inoltre ribadisce che il mastodonte e le pietre erano immersi in una matrice di finissimi sedimenti, trasportati da acque basse e lente: può solo significare che quelle pietre (una pesava addirittura 13 chilogrammi) erano state trasportate da qualcuno. Verrebbe da dire che, datazione a parte, ci troviamo di fronte a un sito archeologico, dove degli esseri umani hanno cercato di rompere le ossa di un animale per prelevarne il nutriente midollo. Non è detto che si trattasse di Homo sapiens, visto che al tempo stava forse partendo la prima sua migrazione fuori dall’Africa, ma sicuramente solo un membro della nostra famiglia umana avrebbe potuto lasciare quei resti. O no?

Un ricercatore usa una pietra simile a quelle trovate intorno al mastodonte per colpire un femore di elefante (Immagine: Holen et al., Nature, 2017)

L’accoglienza da parte della comunità scientifica è stata dominata dallo scetticismo. Datazione a parte, ci sono diverse anomalie che mettono in dubbio si tratti del più antico sito archeologico americano.  Per esempio, se quelle pietre sono strumenti già a quell’epoca avrebbero dovuto essere più raffinati, e le prove sperimentali non sono comunque sufficienti a escludere che le condizioni delle ossa e delle pietre siano dovute ad agenti naturali. Questo forse spiegherebbe per quale motivo una delle zanne sembra sia fratturata, senza alcuna ragione apparente. Quello su cui tutti sono concordi, autori compresi, è che l’ipotesi, per quanto intrigante, può essere confermata solo da ulteriori ricerche.

 

Immagine in apertura: Charles R. Knight [Public domain], via Wikimedia Commons

Immagine box: Sergiodlarosa [GFDL, CC-BY-SA-3.0 or FAL], via Wikimedia Commons

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