La nascita di un melanoma in 3D

Esiste una spiegazione al fatto che il melanoma, un tumore maligno della cute, sia così aggressivo. Ne sono convinti i ricercatori dell’Università dell’Iowa (Stati Uniti) che hanno documentato per la prima volta in real time e in 3D la formazione di un tumore a partire da cellule di melanoma. La velocità di questo processo, che tanto li ha colpiti, è stata descritta in un articolo pubblicato da PLOS One.

 

Cellule veloci, troppo veloci

Il melanoma è un tumore cutaneo che si origina dalla trasformazione “maligna” dei melanociti, alcune delle cellule che formano la pelle e che hanno il compito di produrre melanina, un pigmento che protegge dagli effetti dannosi dei raggi solari. In condizioni fisiologiche i melanociti possono formare degli agglomerati scuri visibili sulla pelle, noti come nei. Quando queste cellule, in seguito a diversi fattori tra i quali l’esposizione eccessiva alla luce ultravioletta, si trasformano in tumorali danno origine a delle lesioni cutanee che si espandono generalmente molto velocemente. Si stima che solo in Italia ci siano 3.150 nuovi casi di melanoma ogni anno, e l’incidenza della malattia è addirittura raddoppiata negli ultimi anni.

David Soll e il suo team hanno utilizzato un software di ricostruzione 3D per tracciare in tempo reale i movimenti di cellule tumorali di melanoma all’interno di un apposito gel preparato in laboratorio. Dai video cosi ottenuti è stato possibile capire che questo tipo di cellule tumorali non perdono tempo, nel vero senso della parola. Una singola cellula di melanoma, infatti, è in grado di compiere una distanza pari a tre volte il suo diametro e di raggiungere altre cellule tumorali nel giro di quattro ore. In meno di 72 ore, 24 singole cellule possono creare dei piccoli agglomerati tumorali con una velocità di accrescimento pari all’80% del loro volume iniziale.

Il video mostra in real time l’aggregazione di cellule di melanoma fino alla formazione di un agglomerato tumorale. Video: Soll laboratory

 

La ragione di questa velocità sarebbe, secondo i ricercatori che l’hanno documentata, di origine evolutiva. I melanociti, infatti, derivano da cellule della cresta neurale. Una volta “programmati”, i melanociti migrano dal tubo neurale allo strato superiore della cute e sarebbero quindi, secondo la definizione data dagli stessi autori dello studio, dei “corridori professionisti”. Le cellule tumorali di melanoma, che altro non sono che melanociti modificati, manterrebbero intatte queste doti di motilità e questo spiegherebbe la loro incredibile velocità di aggregazione.

 

Una pallottola per due

Non è stato solo il movimento delle cellule di melanoma a essere analizzato nei laboratori dell’Università dell’Iowa. I ricercatori, infatti, sfruttando le stesse tecniche 3D hanno ricostruito anche i movimenti di cellule di tumore mammario. Pur condividendo con il melanoma il meccanismo della formazione tumorale iniziale, la grande differenza riscontrata sta proprio nella velocità del processo. Le cellule di tumore mammario, infatti, a differenza delle cellule di melanoma, aspettano in media 100 ore prima di formare i primi agglomerati e poi espandersi gradualmente in un tumore più grande. Nonostante questa differenza, tuttavia, il tumore al seno e il melanoma sembrano condividere qualcosa. Il processo di formazione di entrambi, infatti, viene bloccato da due dei 51 anticorpi monoclonali che Soll e colleghi hanno testato in un primo screening alla ricerca di molecole in grado di bloccare il tumore direttamente nella sua fase “embrionale”. La speranza è quella di trovare delle “pallottole” universali in grado di interferire con la formazione di diversi tipi di tumore.

 

Immagine banner in evidenza: David Soll laboratory, University of Iowa 

Immagine box di apertura: Wikimedia Commons

 

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