A scuola, prima la genetica poi l’evoluzione

Qual è il modo più efficace di insegnare l’evoluzione? A porsi la domanda è stato un gruppo di ricercatori dell’Università di Bath, che si è fatto così portavoce della schiera di insegnanti che ogni anno si trova ad affrontare lo stesso dilemma. Lo studio ha preso avvio da un quesito didattico piuttosto semplice: conoscere già un po’ di genetica può aiutare a comprendere meglio e ad accettare i concetti alla base dell’evoluzione? Ne è nata un’analisi sistematica che ha coinvolto decine di studenti britannici. I risultati parlano chiaro: insegnare prima la genetica è un apripista irrinunciabile per aiutare docenti e allievi a entrare nel pensiero di Darwin.

Statua di Charles Darwin al National History Museum di Londra (Immagine: Wikimedia Commons).

 

L’evoluzione è la chiave di tutto, ma qual è la chiave dell’evoluzione?

In biologia nulla ha senso se non alla luce dell’evoluzione: nel 1973 il genetista russo Theodosius Dobzhansky titolò così un suo celebre articolo, riassumendo in una sola frase il moderno punto di vista della comunità scientifica. Eppure, poche altre discipline condividono con l’evoluzione la maledizione di essere fraintese e divulgate in modo fuorviante. Un problema che, prima che sociale, è anche didattico perché è proprio sui banchi di scuola che la maggior parte di noi ha avuto il primo contatto con Darwin.

Nel Regno Unito, gli studenti della scuola secondaria affrontano lo studio della genetica e dell’evoluzione nella fascia d’età che va dai 14 ai 16 anni, ma l’ordine di insegnamento delle due discipline è a discrezione dell’insegnante. Il risultato è che spesso i due argomenti sono trattati come due blocchi didattici separati, a distanza di molto tempo l’uno dall’altro e con pochissimi punti di collegamento.

 

Precedenza alla genetica

Eppure i ponti didattici tra genetica ed evoluzione sono numerosi. La microevoluzione è, di fatto, una branca della genetica. Una volta capiti i concetti genetici di mutazione e allele, comprendere il variare delle frequenze alleliche nell’evoluzione diventa molto più facile. Ma non tutti sono convinti che insegnare la genetica prima dell’evoluzione apporti un vantaggio concreto: del resto, sostengono, Darwin stesso non era un esperto di genetica. Eppure, anche se non formalizzata nel modo a noi oggi famigliare, la teoria dell’evoluzione richiedeva già all’origine una componente ereditaria che non può essere ignorata. Componente ereditaria che diventerebbe molto più comprensibile se gli studenti, prima di imbattersi nello studio dell’evoluzione, ricevessero un’infarinatura di genetica.

 

Cambiando l’ordine degli addendi il risultato, a volte, cambia

Per verificare questa ipotesi didattica, i ricercatori hanno suddiviso gli studenti in due gruppi: da un lato chi studiava prima la genetica e poi l’evoluzione, dall’altro prima l’evoluzione e poi la genetica. Con questionari mirati, i ricercatori hanno testato le conoscenze degli studenti prima che il corso avesse inizio, subito dopo è poi a distanza di diversi mesi.

Dal test è emerso in modo inequivocabile che conoscere la genetica aumenta in modo significativo la comprensione dell’evoluzione. Negli studenti che avevano studiato prima la genetica e poi l’evoluzione la performance nei questionari è stata migliore del 7% rispetto agli studenti che avevano seguito il percorso inverso. Un risultato confermato anche negli studenti con bisogni educativi speciali (BES), nei quali lo studio della genetica è addirittura irrinunciabile per capire l’evoluzione.

 

Accettare l’evoluzione è ancora una questione di “fede”

Quando si tratta di teoria dell’evoluzione, comprendere non è però sinonimo di accettare. Dallo studio è infatti emerso che la correlazione tra conoscenza e accettazione della teoria è piuttosto debole. Gli autori ipotizzano che, a differenza della comprensione, il livello di accettazione dipenda non da “cosa” viene insegnato, ma da “chi”.
Gli studenti coinvolti nello studio hanno in più casi ammesso di accettare la teoria dell’evoluzione non in virtù di quanto studiato a scuola, ma perché a crederci sono i genitori o famosi presentatori di documentari, come il celebre David Attenbourough.

I commenti degli studenti confermano il ruolo di figure autorevoli, come il naturalista David Attenborough, nel far accettare la teoria dell’evoluzione (Foto: Wikimedia Commons e Mead R et al. Plos 2017).

Per i giovani allievi inglesi, accettare la teoria dell’evoluzione rimane quindi una questione di “fede”: qualcosa in cui si può credere oppure no. Lo dimostra il fatto che molti studenti, anche tra quelli che accettavano la teoria come vera, si sono stupiti quando hanno scoperto che i principi della teoria sono dimostrabili e che esistono numerose prove tangibili dell’evoluzione. Un dato che può essere utile agli insegnanti: il metodo genetics first può aiutare a far capire i meccanismi alla base dell’evoluzione, ma è importante dare agli studenti anche gli strumenti per capire come l’evoluzione viene, ancora oggi, messa al vaglio del metodo scientifico.

 

Immagine Box e Banner: Pixabay

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