Anticorpi anti-dengue per combattere Zika

Il virus Zika fa ancora parlare di sé. Aula di Scienze se n’è occupata più volte, da quando è scoppiata l’emergenza in Brasile, raccontando la scoperta dei meccanismi replicativi e la messa a punto di potenziali vaccini. Ancora oggi, purtroppo, non esiste un vaccino efficace, ma una ricerca condotta dalla School of Medicine di Washington, a St. Louis, ha scoperto nei topi un anticorpo che li protegge sia da Zika sia dal virus che provoca la febbre dengue.

 

Malattie simili, eppure diverse

Entrambe le malattie sono trasmesse con la puntura di zanzare del genere Aedes, in particolare la Aedes aegypti, originaria dell’Africa ma diffusa in tutte le regioni tropicali grazie ai trasporti. I loro sintomi più lievi e comuni sono simili: febbre alta, mal di testa e dolori articolari e muscolari nei bambini e negli adulti. Spesso infatti queste malattie vengono confuse.

La zanzara della specie Aedes aegipty, introdotta dall’Africa in molte zone tropicali, è in grado di veicolare sia il virus Zika sia quello della dengue (immagine: Wikimedia Commons)

La dengue però può provocare in qualche caso febbri emorragiche potenzialmente letali, ma non danneggia direttamente i feti. Zika, invece, manifesta un’eruzione cutanea simile al morbillo ed è stata associata a microcefalia grave nei feti, con migliaia di nuovi casi in Brasile nel 2015.

 

Due virus, un anticorpo

Visto che i meccanismi replicativi dei due virus sono simili, gli autori dello studio, che è stato pubblicato su Nature Immunology, hanno deciso di testare sui topi l’efficacia di anticorpi anti-dengue anche nel contrastare l’infezione da Zika. Dopo aver inoculato il virus in topi adulti, hanno somministrato uno degli anticorpi anti-dengue uno, tre o cinque giorni dopo l’infezione.

A un gruppo di controllo, dopo l’inoculazione del virus Zika è stato somministrato un placebo. Entro tre settimane dall’infezione, oltre l’80% dei topi non trattati era morto, mentre tutti i topi che avevano ricevuto l’anticorpo anti-dengue entro tre giorni dall’infezione e il 40% di quelli curati dopo cinque giorni erano sopravvissuti.

 

La protezione dei feti

Per scoprire se l’anticorpo era in grado di proteggere anche i feti dall’infezione, i ricercatori hanno infettato topi femmine al sesto giorno di gravidanza con il virus Zika e poi hanno somministrato una dose di anticorpo o un placebo uno o tre giorni dopo.

Al 13° giorno di gestazione, nei topi trattati il giorno dopo l’infezione la quantità di materiale genico di Zika è risultata 600 mila volte inferiore nelle placente e 4900 volte più bassa nelle teste dei feti, rispetto ai topi che avevano ricevuto il placebo.

Un anticorpo anti-dengue somministrato precocemente dopo l’infezione con il virus Zika protegge i feti di topi in stato di gravidanza (a sinistra), mentre i feti di topi infetti che non ricevono l’anticorpo muoiono (a destra) (immagine: Estefania Fernandez)

Si è dimostrata molto meno efficace, invece, la somministrazione dell’anticorpo tre giorni dopo l’infezione: in questo caso, la quantità di materiale genetico virale nelle placente era ridotta di venticinque volte, e nelle teste fetali appena diciannove volte.

 

Verso una terapia preventiva

Quale sarebbe, allora, la miglior strategia per trattare donne incinte? I risultati suggeriscono che per proteggere efficacemente i feti dall’infezione di Zika, l’anticorpo dovrebbe essere somministrato subito dopo l’infezione. Tuttavia, è molto difficile accorgersi del contagio, dal momento che i sintomi compaiono solo dopo circa 10 giorni. Questo obiettivo, perciò, è clinicamente irraggiungibile.

In mancanza di un vaccino, potrebbe essere utile allora prescrivere un farmaco anticorpale alle donne non appena sanno di essere incinte, in modo da proteggere loro e i feti da eventuali incontri col virus.

Una mappa della distribuzione mondiale del virus Zika, aggiornata a gennaio del 2016 (immagine: Wikimedia Commons)

 

I futuri obiettivi

Il team di ricerca possiede già un potenziale candidato, un anticorpo anti-dengue terapeutico per entrambi i virus e mutato in quattro punti. Gli anticorpi tradizionali efficaci contro specifici ceppi di dengue, infatti, possono aggravare i sintomi di questa malattia, in caso si venga infettati da un ceppo diverso.

Prima della sperimentazione clinica, però, bisognerà capire quali livelli di anticorpi nel flusso sanguigno sono necessari per proteggere il feto durante tutta la gravidanza, cosa che il team sta già indagando. Un altro obiettivo sarà estendere il tempo di emivita dell’anticorpo nel sangue, in modo da ridurre le somministrazioni.

 

 

Immagine banner in evidenza: U.S. Air Force

Immagine box in homepage:  Estefania Fernandez

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