L’inattesa longevità di squali e razze

A volte, può capitare che idee scientificamente poco corrette vengano prese per buone e circolino a lungo prima di essere smentite. L’ultimo caso riguarda la stima dell’età di squali e razze. Secondo uno studio pubblicato su Fish and Fisheries dal dottor Alastair Harry, ricercatore presso l’Università di James Cook, in Australia, la longevità di questi pesci è stata ampiamente sottostimata. Di conseguenza, anche le misure per la loro conservazione potrebbero essere inadeguate.

Esaminando i dati di 53 diverse popolazioni di squali e razze, di cui esistono studi dettagliati, Harry ha scoperto che in quasi un terzo di queste l’età degli animali era stata sottovalutata. Lo squalo toro (Carcharias taurus), per esempio, può vivere fino a 40 anni, il doppio di quanto stimato, e lo smeriglio della Nuova Zelanda (Lamna nasus) vive in media 22 anni di più.

Uno squalo toro. Si pensava vivesse circa 20 anni, ma recenti studi rivelano che può superare i 40 (immagine: Wikimedia Commons)

 

La misura dell’età

Di solito nei pesci l’età viene determinata contando gli anelli di crescita in alcune parti del loro scheletro. Una tecnica che ricorda la conta degli anelli dei tronchi per stabilire l’età degli alberi. Nei teleostei, che comprendono la maggioranza dei pesci ossei, si esaminano gli otoliti, piccoli sassolini di carbonato di calcio contenuti nell’orecchio interno, che crescono regolarmente per tutta la vita dell’animale.

Negli squali e nelle razze, che sono pesci cartilaginei e non hanno otoliti, i ricercatori utilizzano sezioni di vertebre. A volte, tuttavia, gli squali e le loro vertebre smettono di crescere, e la conta degli anelli può essere fuorviante. È quello che è emerso dal nuovo studio, che spazza via decenni di dati sbagliati.

 

La datazione di una vertebra di squalo contando gli anelli di accrescimento (immagine: Canadian Shark Research Lab)

«La sottostima dell’età sembra dovuta al fatto che gli anelli di crescita cessano di formarsi o diventano inaffidabili oltre una determinata dimensione o età. In tutti i casi studiati l’età è stata sottovalutata in media di 18 anni, in un caso si arriva perfino a 34 anni», ha dichiarato Harry. Il ricercatore si è affidato a due tecniche per verificare la correttezza delle stime: la marcatura chimica e la datazione al radiocarbonio.

Nel primo caso, si cattura l’animale e gli si inietta un colorante fluorescente che è assorbito dalla sua colonna vertebrale, lasciando una traccia permanente. Quando viene ricatturato, è possibile contare quante bande si sono formate a partire dalla marcatura.

Col secondo metodo, si può stimare l’età cercando tracce di carbonio radioattivo accumulato negli animali contaminati dai test nucleari degli anni ‘50. I risultati mostrano grosse incongruenze con le precedenti stime. “Dai dati in nostro possesso sembra che il problema sia sistemico piuttosto che limitato ad alcuni casi isolati”, ha detto Harry.

Un grafico che mostra l’età apparente e quella reale in alcune specie di squali di varia provenienza (immagine: Nature)

 

Un dato importante per studiosi, conservatori e pescatori

Oltre che per zoologi ed ecologi, la stima dell’età è importante per la gestione corretta degli stock ittici. L’errata longevità del pesce specchio (Hoplostethus atlanticus), per esempio, un pesce osseo di profondità, ha portato a stime eccessivamente ottimistiche della produttività delle riserve. La sovrapesca ha fatto crollare le popolazioni, con pesanti conseguenze ecologiche e socioeconomiche.

Squali e razze sono meno richiesti dalla pesca commerciale, ma spesso sono vittime di catture accidentali. La sottovalutazione sistematica della loro età può avere ripercussioni a lungo termine e ancora sconosciute. Correggere le stime, quindi, significa rendere più efficaci le tecniche di ricerca, monitoraggio e gestione di questi superpredatori seriamente minacciati.

 

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