Il signore delle formiche e il metodo scientifico

Il metodo scientifico, questo sconosciuto. Se ne parla spesso, spessissimo, ma non sempre è facile capire di che cosa si tratta. Forse perché nelle spiegazioni non si usano quasi mai esempi concreti. Ve ne propongo uno, attraverso il frammento di un’intervista a E.O. Wilson. Wilson, professore emerito di entomologia a Harvard e massimo conoscitore del comportamento delle formiche, racconta come ha intuito prima e provato poi che le formiche comunicano tramite un linguaggio basato su sostanze chimiche, chiamate feromoni.

Intervistatore: Come ha stabilito che [le formiche] usavano sostanze chimiche [per comunicare]?
Wilson: [A un certo punto] è diventato piuttosto ovvio. Le formiche non facevano alcun rumore, né cantavano come gli uccelli. Non si davano neppure dei colpetti reciproci con le zampe o le antenne. Eliminate queste modalità sensoriali, restava soltanto la chimica.
Intervistatore: In effetti gli esperimenti di Wilson hanno chiarito che le cose stavano proprio così. Le formiche facevano strisciare l’estremità dell’addome sul terreno, lasciando dietro di sé tracce chimiche. Questo comportamento reclutava altre formiche che si mettevano a seguirle. Wilson ha estratto la sostanza [da una ghiandola delle formiche] e con essa ha creato lui stesso sentieri odorosi per gli insetti. Era roba potente, in grado di attirare le formiche ovunque egli desiderasse. Una volta Wilson espose le formiche a una dose talmente elevata, che metà delle operaie lasciarono il formicaio [per seguire la traccia da lui creata].
 
Che cosa ha fatto Wilson?
 
  • Tramite l’osservazione ha formulato un’ipotesi (“le formiche comunicano attraverso sostanze chimiche”), scartandone altre (“le formiche non comunicano tramite sensazioni tattili o uditive”). Fin qui non ha fatto una cosa originalissima: altri ci avevano già pensato e avevano avuto la stessa intuizione. Ma nessuno l’aveva ancora provata.
  • Per mettere alla prova l’ipotesi Wilson ha ideato un esperimento (“Se è la sostanza chimica a guidare il comportamento delle formiche, allora questa deve attirare gli insetti anche quando è fornita dallo sperimentatore e non da altre formiche”).
  • Per testare l’ipotesi senza possibili interferenze da altre molecole, ha dovuto prima di tutto isolare la sostanza e quindi creare con essa tracce chimiche.
  • A questo punto ha osservato il comportamento delle formiche esposte alle tracce.
  • Poiché le formiche hanno seguito le tracce, Wilson ha dimostrato che è proprio quella sostanza chimica a guidare il comportamento delle formiche.
Per E.O. Wilson le formiche sono ben più di un esperimento, sono la passione di una vita. Negli anni Trenta del secolo scorso, quando aveva soli 13 anni, Wilson è stato il primo a identificare le colonie di formiche rosse che alcune navi provenienti dal Brasile avevano accidentalmente introdotto negli Stati Uniti attraverso il porto di Mobile in Alabama, dove lui abitava. Negli anni successivi a quell’attracco, le formiche rosse si sono diffuse in quasi ogni angolo degli States. Contemporaneamente Wilson faceva un mucchio di scoperte, una più straordinaria dell’altra, che gli permettevano di comprendere la struttura sociale di questi piccoli, organizzatissimi animali.
 
Sulle formiche e il loro comportamento Wilson ha pubblicato testi bellissimi per il grande pubblico. Il più noto è Formiche (Adelphi, 1997): scritto insieme al collega Bert Hölldobler, è stato il secondo libro per cui Wilson si è meritato il premio Pulitzer.
 
Nel 2010 Wilson ha scritto per la prima volta un romanzo. Si chiama Anthill ed è bellissimo (sarei curiosa di chiedere all’editore italiano, Elliott, perché non ha tradotto il titolo, Formicaio). Raff Cody, il protagonista, nutre fin da bambino una passione più forte di ogni altra cosa per le formiche. Mentre Raff cerca di capire la dinamica delle battaglie cruente che le colonie di formiche ingaggiano fra loro, il mondo attorno a lui si muove verso altre competizioni non meno drammatiche, fra i bisogni dello sviluppo economico e il rischio di distruggere le risorse. Raff, diventato adulto, userà tutta la sua intelligenza, consapevolezza e preparazione (nel frattempo avrà studiato parecchio!) per vincere la guerra più importante, quella che riuscirà a far uscire tutti vincitori: le formiche, l’ambiente, gli abitanti e perfino i costruttori. Il libro si legge d’un fiato perché è anche un bel thriller.
 
Anthill è un libro da non perdere. Soprattutto perché ha molto da insegnare su come tutelare l’ambiente e far crescere l’economia, due obiettivi conciliabili a patto che non manchino due ingredienti: la volontà e la conoscenza.
 
L’intervista a E.O. Wilson è tratta dalla Encyclopedia of life ed è stata raccolta da Daniel Ari Shapiro; qui potete leggerne la trascrizione completa. La foto di apertura è di Stephen Ausmus proviene dal sito dell’United States Department of Agriculture; quella di E.O. Wilson è di Jim Harrison ed è tratta da PLoS.

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Commenti [3]

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  1. Emiliano

    Non sapevo che E.O. Wilson avesse scritto anche un romanzo. Avendo letto “Formiche” e “La creazione” non mi farò di certo sfuggire quest’ultimo libro. Grazie per l’informazione. Buona giornata.

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