Virus e tulipani, secondo Vincent Racaniello

A New York deve far caldo come nel mio giardino, se anche lì stanno fiorendo i bulbi. Vincent Racaniello è un famoso virologo della Columbia University e nei giorni scorsi ha pubblicato una foto di alcuni bulbi in fiore su This Week in Virology, la pagina che tiene su Facebook, insieme a un bel post sul suo virology blog. Racaniello non si è convertito alla botanica, ma ha voluto raccontare come i virus possono determinare le striature dei petali dei fiori.

Nel suo post Racaniello scrive:
 
nel 17° secolo, in Olanda, alcuni tulipani a motivi geometrici come il Semper augustus avevano un enorme valore, al punto che un singolo bulbo poteva costare anche 3000 fiorini (l’equivalente di 1200 Euro attuali). Oggi sappiamo che le striature di questi tulipani sono causate da un’infezione da potyvirus, ossia virus filamentosi delle piante con genoma a RNA”, cui sono sensibili anche i gigli. Gli effetti sono dovuti alla replicazione dei virus che causano una distribuzione alterata dei pigmenti nei petali.
Un esemplare di Semper augustus, in un acquerello d'epoca
 
Uno di questi virus ha un nome bellissimo, Rembrandt che rompe i tulipani. Al di là della poesia, l’infezione è una cattiva notizia per le piante:
 
Purtroppo l'infezione virale dei tulipani non è benigna: nelle generazioni successive all’infezione il bulbo si rimpicciolisce finché non è più in grado di fiorire. Per questo motivo la maggior parte delle varietà di tulipani striati, tra cui Semper augustus, non esiste più. I virus dei bulbi invece circolano ancora nel mondo, trasmessi dagli afidi, ma contro questi insetti i floricoltori prendono molte precauzioni per evitare danni economici ingenti. Vi state chiedendo da dove vengono tulipani variegati come questi o come quelli in apertura? Da ibridazioni e non da infezioni virali.
Sono contenta di questa occasione floreale per parlarvi di Vincent Racaniello. Oltre a essere un virologo molto autorevole (è fra i maggiori esperti di picornavirus, di cui il più noto è il virus della poliomielite), Racaniello ha una grande passione per l’insegnamento e la divulgazione in rete.
 
Il professor Vincent Racaniello, virologo della Columbia University
 
Il suo corso di virologia è il migliore che abbia seguito ed è disponibile integralmente online, in una serie di videocast per tutte le piattaforme, dove potete leggere le diapositive mentre la sua voce ve le spiega. Se l’intero corso vi spaventa, date almeno un’occhiata alle diapositive della prima lezione: cambieranno il vostro modo di considerare i virus. Vi anticipo qualche chicca:
 
Sulla Terra si stima che ci siano 1016 genomi di HIV e 1030 particelle di batteriofagi, e stiamo parlando solo di due tipi di virus! Se potessimo mettere tutti i batteriofagi esistenti in fila, testa a coda, supereremmo una distanza di 200 milioni di anni luce (Andromeda è lontana “solo” 2,5 milioni di anni luce). E la biomassa complessiva di questi virus batterici supera quella di tutti gli elefanti esistenti sul pianeta.
 
Uno schema di batteriofago, un virus che infetta i batteri
 
Fortunatamente non tutti i virus sono come quello dell’AIDS: la maggior parte ci lascia del tutto indifferenti, al punto che il nostro corpo e il nostro genoma sono una vastissima riserva di virus, o di pezzi di virus, che si è accumulata nel corso dell’evoluzione senza che ne siamo consapevoli (pare che i virus esistano almeno dal tempo dei dinosauri).
 
I virus sono organismi viventi? Le opinioni sono contrastanti, come potete vedere dal sondaggio sul blog di Racaniello. Sotto il sondaggio (cui potete aggiungere il vostro parere) ci sono già 102 commenti, a riprova del fatto che la questione è apertissima. Vi lascio con una raccomandazione del prof. Racaniello che faccio mia:
 
Non fate antropomorfismo virale. I virus non pensano, non impiegano, non assicurano, non esibiscono, non mostrano e così via. Non hanno obiettivi da raggiungere come gli esseri umani e se sopravvivono è perché producono numeri enormi di mutanti, di cui la selezione naturale elimina i meno adatti. In altre parole, i virus sono semplici ‘macchine darwiniane’: dipendono dall’ospite per sopravvivere; se hanno troppo successo e uccidono l’ospite rischiano di eliminare se stessi; se sono troppo passivi, incappano nelle difese dell’ospite che li elimina. Il virus più adatto è quello che per caso, nel corso dell’evoluzione, incappa nella via di mezzo.
Un grazie di cuore a Vincent Racaniello per tutti i materiali che mette generosamente in rete (senza che si debba pagare la retta della Columbia University!).
 
Nell'Aula di scienze Zanichelli abbiamo parlato spesso di virus. Solo per citare gli ultimi due post, abbiamo discusso di influenza aviaria e abbiamo salutato per l'ultima volta Renato Dulbecco, che nei virus ha trovato la chiave per capire la biologia dei tumori. Le immagini di questo post sono tratte dalla pagina di Facebook This Week in Virology (apertura), da Wikipedia (l’acquerello del XVII secolo raffigurante il Semper augustus e lo schema del batteriofago) e dalla pagina di Racaniello sul sito della Columbia University (la foto di VR).

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