Quattro consigli per un ripasso memorabile

«Voi che sapete che cosa è amor…» E poi come fa? La conosco benissimo, è l’aria di Cherubino, nelle Nozze di Figaro. La so così bene che a forza di taaaa ta ta taaa ta posso arrivare fino all’ultima nota. Ma le parole? Presto, presto, il libretto: «…Donne, vedete s’io l’ho nel cor…». Ah, sì, certo, continua così. Se riconosco le parole, com’è che non le ricordo?

Teresa Berganza in “Voi che sapete”
Wolfgang Amadesu Mozart, “Le nozze di Figaro” (Milano, 1974)

Capita spesso agli studenti (oltre che ai melomani) che le cose che hanno sentito ripetere tante volte abbiano un’aria nota, conosciuta, familiare. Talmente familiare che la sensazione è di sapere. L’illusione in cui cadiamo tutti ha una spiegazione nel modo in cui funziona il cervello. Tom Stafford, scienziato cognitivo dell’Università di Sheffield, ne ha scritto sul Guardian, incorporando alcuni meccanismi della memoria in quattro utili consigli per ripassare in maniera efficace. Provo a riassumere, a uso e consumo dei maturandi.

1. Esercitatevi a ricordare, non a riconoscere. Si tratta di due processi psicologici diversi e riconoscere è molto più facile di memorizzare: basta guardare qualcosa di vagamente familiare perché si generi una sensazione di conoscenza apparente. Proprio come quando uno riguarda i propri appunti e pensa «che barba! Li ho scritti, li ho letti, queste cose le so… ». Attenzione, però, che agli esami nessuno vi chiederà di riconoscere una pagina di appunti. Quello su cui sarete valutati sono le nozioni che saprete richiamare dalla memoria e utilizzare per rispondere alle domande. Ecco perché quando vi sentite troppo fiduciosi, troppo sicuri di voi, è il momento di diffidare. E di esercitarvi per ricordare, non per riconoscere.

2. Spalmate le ore di studio, non ammassatele. Alzi la mano chi non fa le cose all’ultimo, specie quelle più spiacevoli e noiose. È vero che la pressione della scadenza, della notte prima degli esami attiva motivazione e concentrazione (cortisolo, adrenalina…). Ma la “studiatona” in una sola tirata genera memorie scadenti. Molto più efficace suddividere la stessa quantità di ore di studio, poniamo cinque, in un’ora al giorno per cinque giorni: così formerete ricordi più solidi e duraturi. Viceversa, quando le informazioni sono presentate alla mente in blocco e non separate da intervalli, si creano memorie fragili, brevi, poco affidabili (quelle, per intenderci, da buco di memoria).

3. Dedicate tempo alle cose che vi richiedono più sforzo. Nel calcolo differenziale siete disinvolti? Rivedetelo per ultimo. Detestate gli integrali? È da lì che dovete partire. Sfortuna vuole che il cervello trovi molto più soddisfacente e piacevole rivedere cose già assimilate. Ma voi, a quel tenace cercatore di piaceri che è il cervello, dategli contro: precedenza agli argomenti “rognosi”, che fanno penare; gli argomenti su cui siete già tranquilli, sicuri, disinvolti, lasciateli per ultimi. Ripassare serve a fare quello sforzo intenzionale che vi porta a identificare tutto quello che ancora non sapete. È invece inutile se è per rassicurarvi sulle cose che vi sono già entrate in zucca.

4. Esercitatevi molto nei quiz e nelle prove pratiche. Rispondere alle domande, fare i test, mettere crocette sensate è particolarmente frustrante e faticoso. Pur di saltare queste “prove del nove” della preparazione, uno si illude che, sapendo bene la teoria, saprà rispondere a tutto. Ma come non vi esercitereste per una partita di tennis ripassando soltanto il manuale, così non passerete bene una verifica senza esservi esercitati nelle prove pratiche. Fare tanti test, cominciandoli addirittura prima di darci dentro con la teoria, è un modo per orientare la vostra preparazione: per capire se, una volta studiata la materia, la memoria terrà e se sarà davvero utile ed efficace.

Penserete che i consigli di Tom Stafford non siano nulla di nuovo. È vero: sono cose che ogni genitore e ogni insegnante vi avranno già ripetuto mille e mille volte. Quello che però forse non vi hanno detto è che se quei consigli sono efficaci è perché cervello e memoria funzionano così. Ora che lo sapete, metteteli alla prova! All’inizio sarà un po’ dura, ma se avete abbastanza pazienza e tenacia, soddisfazioni e risultati sono garantiti.

Ho scritto questo post dopo avere letto l’articolo di Tom Stafford, The way you’re revising may let you down in exams – and here’s why, The Guardian (7/5/2016). L’immagine di apertura viene da Wikipedia.

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