Imparare per dimenticare un po’ meno

Leggere e rileggere capitoli di teoria; solo dopo fare gli esercizi; affrontare un nuovo argomento non prima di avere finito il precedente; studiare sempre nello stesso posto… Se avete dato poca retta ai consigli tipici che genitori e insegnanti propinano dalla prima elementare, forse non avete avuto torto. Anche se offerti con le migliori intenzioni, potrebbero essere suggerimenti inefficaci. Lo sostengono gli psicologi dell’Università della California a Los Angeles (UCLA) che da qualche decennio studiano come si imparano meglio le cose. I loro consigli si trovano in un video semplice e carino (non si può incorporare nel testo, potete vederlo cliccando qui).

A entrare in tema può aiutare un esperimento che potreste riprodurre in classe Dividetevi fra studenti in due gruppi. Quindi chiedete a un insegnante di dare a un gruppo un foglio con alcune informazioni da imparare in dieci minuti prima di una verifica; al secondo gruppo invece l’insegnante darà lo stesso foglio e dirà che dopo dieci minuti dovranno insegnare ad altri studenti ciò che avranno imparato. Passati i dieci minuti entrambi i gruppi sono sottoposti alla stessa verifica (trucchetto: non c’è alcun insegnamento da impartire…).

Si accettano scommesse: chi riesce meglio fra i due gruppi? Nell’esperimento originale, svolto presso il laboratorio Bjork per il Learning & Forgetting a UCLA, gli studenti che si sono preparati a insegnare hanno ottenuto un risultato che è ben due volte superiore a quello degli studenti che hanno studiato per la verifica. E questo a parità di tempo di studio. La ragione (e la morale) è che per ottenere il massimo non basta studiare e prendere appunti: occorre anche strutturare mentalmente l’informazione proprio come se doveste insegnarla ad altri in una maniera che sia allo stesso tempo efficace e memorabile.

«Non c’è verso: io per il latino, o la matematica, o l’inglese, non sono proprio portato…». È l’obiezione più comune degli studenti, ma a UCLA non ci credono: pensano che nella maggior parte dei casi si tratti di un problema di metodo. E a proposito di metodo hanno alcuni suggerimenti piuttosto sorprendenti.

antonello_da_messina_-_st_jerome_in_his_study_-_national_gallery_london

Antonello da Messina, San Gerolamo nel suo studio (circa 1475),
National Gallery, Londra

Tirate fuori i vostri ricordi. Come si fa? Ci sono tanti modi: per esempio, dieci minuti dopo che avete terminato una lezione, o appena siete usciti da scuola, prendete un foglio bianco e scriveteci sopra rapidamente le cose che ricordate di avere sentito o fatto in classe. Ripetete lo sforzo prima di andare a dormire: l’impatto di questo piccolo esercizio sarà maggiore di molte delle cose più comuni che gli studenti di solito fanno per studiare. Accedere ripetutamente a ciò che si ricorda aiuta a rafforzare la memoria e a renderla sempre più memorabile per il futuro. E per quel che non si ricorda? Vi aiuterà a diagnosticare quello che non ricordate e quindi non sapete: gli argomenti su cui dovete concentrare le maggiori energie.

Mettetevi subito alla prova. Invece di studiare prima e vedere poi che cosa avete imparato, provate a fare il contrario. Anche se va contro ciò che vi dicono intuito, genitori e prof, pare che questo approccio sia efficace specialmente per come sono strutturate oggi le verifiche. Partite dalle domande e studiate poi a fondo tutte le risposte che non sapete, andando a verifica quello che è scritto sul libro. Per esercitarvi potete usare gli esercizi che vi assegnano o potete chiedere all’insegnante di darvi delle verifiche che ha usato in passato. Se non avete niente di tutto ciò a disposizione, potete semplicemente aprire il libro e a ogni capitoletto coprire il testo con una mano e cercare di ritrovare nella memoria ciò che avete sentito a lezione, paragonando ciò che ricordate con il testo scritto. Nel libro c’è di più? È l’opportunità per imparare quello che vi manca. Oppure c’è di meno? Tanto meglio, avete imparato cose con poco sforzo.

Non temete le verifiche. Anzi, provate a inventarne voi, scrivendo le domande che vi aspettate di trovare, per esempio sugli argomenti che vi sembrano più adatti a risposte testabili o quelli che possono creare maggiore confusione. Rispondete alle domande che vi fate da soli o a quelle che vi fanno i compagni. Testare quello che non sapete e poi studiare è utile non soltanto per prendere voti migliori: imparare in queste modalità attive pare che sia molto più efficace (oltre che più divertente e dinamico) rispetto alla noia di rileggere da soli e in maniera passiva cinque volte un capitolo.

Mischiate gli argomenti. In classe vi presentano spesso più concetti diversi: a casa li studiate uno dopo l’altro? Dagli esperimenti degli psicologi di UCLA, risulta che saltare da un concetto a un altro a un altro ancora, per poi tornare al primo e così via, aiuta non solo a ricordare meglio, ma a ottenere anche un migliore quadro d’insieme, insieme alla flessibilità necessaria a passare da un concetto all’altro vedendone le connessioni.

Non studiate sempre nello stesso posto. Vi han detto di scegliervi un ambiente piacevole e tranquillo, sempre quello, dove passare tutte le vostre ore sui libri? La scienza dell’apprendimento dice che dovreste variare i luoghi di studio: un giorno la biblioteca, un giorno la camera, un altro giorno la cucina… La ragione è che ciascun ambiente offre elementi che si associano nel ricordo a ciò che uno sta cercando di imparare. Così al momento della verifica uno ricorderà gli scacchi rossi e bianchi della tovaglia della cucina insieme al verbo irregolare inglese bear, bore, born o il quadretto con le mucche sopra la scrivania in camera insieme alla formula per rettificare la circonferenza.

Distribuite lo studio. Se avete quattro ore per studiare, è più efficace suddividerle in un’ora al giorno per quattro giorni che studiare tutto in un solo giorno. Ecco l’unica cosa che genitori e prof hanno azzeccato quando vi hanno detto mille e mille volte di non fare la “studiatona” a ridosso della verifica, dell’interrogazione, dell’esame. Accumulare tutto all’ultimo, ammesso che abbiate tempo a sufficienza, può infatti aumentare lievemente la performance nell’immediato, ma basta che vi spostino la prova di un giorno o di una settimana, e dovete cominciare tutto da capo perché così si crea una memoria che dura pochissimo. La regola dello spezzettare vale anche per l’ora da dedicare in un giorno: meglio studiare un quarto d’ora al mattino presto, un quarto d’ora prima di pranzo, un quarto d’ora dopo pranzo e un quarto d’ora prima di cena. Il tempo è uguale, un’ora, ma da quell’ora frantumata pare che otterrete molto di più perché a ogni intervallo segue lo sforzo di recuperare le informazioni memorizzate che vi aiuta a consolidare la memoria.

Insomma, imparare è il prodotto di uno sforzo mentale: perché sia efficace è meglio usare la procedura che si è dimostrata più produttiva. Tutto questo vale, naturalmente, se studiate seriamente e con concentrazione; se gli spezzettamenti sono deliberati e non dettati dal trillo dei messaggi sul telefono; se siete focalizzati, se non vi disperdete e soprattutto se avete voglia di imparare.

Poi qualcosa inevitabilmente dimenticherete col tempo. Niente di grave, è accaduto a tutti, anche a Jorge Luis Borges:

Le mie notti sono piene di Virgilio;
avere saputo e avere dimenticato il latino
è un possesso, perché l’oblio
è una delle forme della memoria, il suo vago scantinato,
l’altra faccia segreta della moneta.

Buone feste a tutti!

Ho tratto questo post dal video Pro Tips: How to study. Grazie a Mikey Garcia, studente di dottorato, Veronica Yan, PhD, e Nicholas Soderstrom, PhD, presso il laboratorio Bjork per il Learning & Forgetting. La poesia di Jorge Luis Borges, Un lettore, è citata da Marco Malvaldi in L’infinito tra parentesi, Rizzoli (2016). In apertura particolare da Antonello da Messina, San Gerolamo nel suo studio (circa 1475), National Gallery, Londra.

Per la lezione

Prosegui la lettura

Commenti [5]

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

  1. isabella moretti

    Avrei voluto il video degli psicologi dell’UCLA (dell’articolo imparare per dimenticare un po’ meno) in italiano!
    E’ possibile vederlo tradotto?

    Rispondi

    • Redazione

      Gentile Isabella, purtroppo il video degli psicologi UCLA è disponibile solamente in inglese e non ha a disposizione i sottotitoli. Cerchiamo sempre di privilegiare i contenuti multimediali in italiano o con i sottotitoli, ma non sempre è possibile.

      Rispondi

  2. Angela

    “Leggere e rileggere capitoli di teoria; solo dopo fare gli esercizi; affrontare un nuovo argomento non prima di avere finito il precedente; studiare sempre nello stesso posto…” Chiedo scusa ma non credo che oggi ci siano docenti che insegnano in questo modo, ritengo che possa essere controproducente cercare di rendere accattivante la pubblicazione partendo da presupposti non (o comunque poco) realistici

    Rispondi

    • Lisa Vozza Autore articolo

      Gentile Angela, può darsi che lei abbia ragione e che i consigli vecchio stampo siano davvero stati archiviati. Sarebbe una gran bella notizia! Grazie per il suo commento.
      Lisa Vozza

      Rispondi

  3. Angela

    Peccato perché mi sembra utile!

    Rispondi