I fiori di Marianne North

Cara Marianne,

la mattina, quando apro il frigorifero per fare colazione, i tuoi fiori di ibisco mi scuotono dal torpore. I petali di un rosso brioso, le loro curve sinuose, contrastano deliziosamente con il cielo plumbeo dello sfondo. Un contrasto perfetto per cominciare un giorno d’inverno in Pianura Padana.

Marianne North, Hibiscus lilliflorus, n. 488 (Royal Botanical Gardens, Kew)

Vuoi sapere che cos’è un frigorifero? Ah, sì, scusa, hai ragione, è una macchina che conserva i cibi al fresco con l’elettricità. Nelle case di fine Ottocento, come la tua, di solito c’erano le ghiacciaie.

Mi chiedi che cosa ci fa un tuo quadro là dentro, in mezzo al cibo? No, Marianne, non è come credi, lasciami spiegare. Non l’ho rubato nel tuo padiglione di Kew Gardens. Ne posseggo soltanto una riproduzione che sta appiccicata alla porta del mio frigorifero (non dentro!) grazie a un magnete.

Dici che non capisci nulla di quello che ti scrivo, e neanche ti interessa un granché? Eh, Marianne, ho letto che avevi un carattere un po’ scontroso. Correggimi se sbaglio, ma nei viaggi che hai fatto dal 1869 al 1885 (Francia, Sicilia, Nord America, Jamaica, Brasile, Tenerife, Giappone, Singapore, Borneo, Java, Ceylon, India, Australia, Nuova Zelanda, Sud Africa, Seychelles e Cile) hai portato soltanto la cameriera, una volta. Poi arrivederci e grazie, hai proseguito da sola.

Avevi soldi, conoscenze, lettere di presentazione, ma viaggiare nell’Ottocento era complicato, specialmente per una donna. Pregiudizi, briganti, altri inconvenienti erano all’ordine del giorno.

Come la mettevi poi con l’invito a cena dell’ambasciatore locale? O col the delle madame al garden club… Lo so, lo so qual era la tua strategia: il minimo indispensabile di relazioni sociali per raggiungere lo scopo, i luoghi impervi e remoti in cui ritrarre piante e fiori.

Lì piantavi il cavalletto, estraevi i colori a olio e finalmente ti mettevi a dipingere per ore e ore senza che nessuno ti disturbasse. Non a caso nel tuo bagaglio c’era moltissimo per la pittura e pochissimi vestiti.

Marianne North (Wikipedia)

Pare che fossi piuttosto intrepida. Ora però puoi dire la verità. Davvero, Marianne, non hai mai avuto paura? Almeno qualche insetto ti avrà pure infastidito nella foresta amazzonica…

I giardini reali di Kew, vicino a Londra, sono stati un ovvio approdo per i tuoi quadri, dato che tutto è cominciato lì. «Andavamo spesso a Kew», hai scritto nelle tue memorie. «Una volta Sir William Hooker mi diede un mazzo di Amherstia nobilis, uno dei più grandi fiori esistenti. Era la prima volta che fioriva in Inghilterra, e quel dono mi fece desiderare ancora di più di vedere i tropici. Spesso parlavano di andarci, se solo mio padre avesse avuto una vacanza abbastanza lunga».

Amherstia nobilis (Foto Royal Botanical Gardens, Kew)

I tuoi colleghi naturalisti sradicavano campioni per portarli in patria. La maggior parte di quelle piante esotiche arrivava in Inghilterra esanime, dopo navigazioni che duravano mesi. Rinsecchite e soprattutto scolorite, le piante finivano negli erbari.

Tu non hai riportato a casa quasi nulla se non i colori. Mi pare poco? No, no, Marianne, mi pare moltissimo. Anche perché le tue piante non le hai dipinte “scontornate” come si dice oggi, ma le hai ritratte nel loro ambiente, avvinghiate ad altre piante, insieme ad animali, il tutto immerso nel paesaggio.

Oggi sembra banale: basta scattare una foto digitale, aggiungerla con un’app a un database su internet, quasi quasi ti dicono subito di che specie si tratta, e via con la prossima. A te ci volevano anni di viaggi faticosissimi e ore e ore con colori e pennelli per ottenere il ritratto fedele di una pianta. (Adesso non protestare, per favore, e abbi pazienza. Ti scrivo una lettera a parte per spiegarti cosa sono le foto digitali, le app, i database, internet e compagnia cantante).

Dicevo che non hai riportato quasi nulla, con l’eccezione della “pecora australiana” per Charles Darwin. Lo so, lo so che non era un animale! Sei talmente impaziente che non mi lasci neanche finire una frase… La “pecora” era un arbusto di Raoulia eximi (non ti aspettavi che lo sapessi, eh?), una pianta che forma una sorta di cuscino che in effetti ricorda il dorso di una pecora.

Un dipinto di Marianne North con, in basso a sinistra, un esemplare di Raoulia eximi, detta anche “pecora australiana” (Foto Royal Botanical Gardens, Kew).

Pare che il viaggio in Australia te l’abbia suggerito proprio lui, Charles Darwin. Era un amico, vero? No, sì, scusa, volevo dire un conoscente. Vi vedevate a Londra? Oltre a Darwin frequentavi anche quel botanico… Come si chiamava? Ah, sì, Sir William Hooker, il primo direttore dei Royal Botanical Gardens di Kew.

Mica tanto spiritoso però quel Hooker. La tua idea di accogliere nella tua galleria i visitatori stanchi dalla visita ai giardini con the e pasticcini era ottima, ma il Diretur ha detto «Neanche per sogno!». Kew era un luogo di studio, non un caffè per chiacchiere di madame.

Ma, Marianne, facciamo un passo indietro. Com’è iniziata la tua passione per le piante? Mi dicono che i tuoi genitori ti hanno fatto studiare in modo poco convenzionale, lasciandoti coltivare passioni come la musica e soprattutto il disegno. Per ogni viaggio, in campagna, in Europa, altrove, partivate con album e acquarelli.

La tua arte ha iniziato a fiorire (perdona il gioco di parole…) quando avevi più o meno vent’anni? Chi ti ha influenzato di più fra i tuoi maestri? Quell’olandese, Magdalen von Fowinkel? O Valentine Bartholomew, il pittore di fiori della Regina Vittoria? O Robert Dowling, l’australiano che ti ha insegnato la pittura a olio durante le vacanze di Natale del 1867?

La maggior parte delle signorine pittrici della tua epoca usava gli acquerelli, che non avrebbero retto all’umidità dei tropici. I colori a olio, insolubili in acqua, creano una pellicola protettiva che è stata fondamentale per conservare magnificamente i tuoi fiori dipinti.

Nel 1869 mancava tua padre. Eri finalmente eri libera di sposarti, dopo avere dedicato tutta la vita fino ad allora ai tuoi genitori? Lo so, lo so, è una domanda fastidiosa e inutile perché tu sei stata chiarissima in proposito. Hai detto che l’istituzione del matrimonio ti sembrava «un terribile esperimento» che trasformava le donne in «cameriere di alto livello». Così, anziché prendere marito, sei partita per la Francia, per distrarti dal tuo lutto. E dalla Riviera alla Sicilia è stato un attimo.

Marianne North, i papiri che crescono vicino al fiume Ciane, accanto a Siracusa (1870; Foto Royal Botanical Gardens, Kew).

Com’è stato il ritorno nella pallida Inghilterra? Dici che eri un po’ acciaccata? Però hai avuto l’energia di fare ancora un mucchio di cose. Prima le mostre, poi il dono dei tuoi quadri a Kew Gardens, insieme alla galleria da progettare e costruire per alloggiarli. Infine le tue memorie. Non mi pare il caso di buttarsi giù.

Oggi i tuoi quadri stanno quasi tutti lì: 832 vedute, appese una accanto all’altra, fitte fitte come nelle migliori quadrerie; sature di colori come la vegetazione delle foreste che hai dipinto. C’è chi ha detto che entrare nella tua galleria è come ritrovarsi in una collezione di francobolli giganti di piante, fiori, paesaggi.

La galleria di Marianne North a Kew Gardens (Foto Royal Botanical Gardens, Kew)

La potenza dei tuoi quadretti è ancora straordinaria. Non appassisce a confronto con le immagini fin troppo colorate e stimolanti in cui siamo immersi. Mi è difficile immaginare l’impatto al tuo tempo, quando poca gente viaggiava e le riproduzioni di natura a colori erano scarse.

Oggi portano il tuo nome parecchie piante: il genere Northea e quattro specie: la palma Areca northiana, la Nepenthes northiana, una pianta carnivora del Borneo, il Crinum northianum e la Kniphofia northiana. Senza il tuo lavoro altre non sarebbero state identificate e le tante estinte, da allora a oggi, restano almeno nei tuoi dipinti.

È curioso. Io, figlia e nipote di due maniache di piante, pativo le giornate in campagna mentre le due ave snocciolavano eccitate nomi in latino. Ho rifiutato per anni la botanica. Roba che non si muove, nomi a memoria, niente mi pareva più statico. Io volevo capire che cosa stava dentro ai viventi, possibilmente umani. Che cosa li muoveva, agitava, faceva ammalare… Sono riuscita a confondere il rosmarino con la lavanda. Ma sono affascinata dai tuoi colori e dalle tue forme, cara Marianne North. La vita è strana.

Per scrivere questa lettera impossibile a Marianne North ho consultato: Marianne North Gallery, Royal Botanical Gardens, Kew; Marianne North, Recollections of a happy life, 1830-1890; Lesley Peterson, Marianne North, Victorian adventurer & botanical artist (2013); Marianne North, Wikipedia; Kathryn Hughes, Marianne North: The flower huntress, The Telegraph (2009). In apertura un insetto foglia ritratto da Marianne North (n. 572, Marianne North Gallery).

Per la lezione

Prosegui la lettura

Commenti

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *