Gambe ai pensieri

Un’idea vi sfugge? Mettetevi in cammino. Fra la mente e i piedi pare che ci sia un curioso collegamento, intuito da parecchi scienziati e scrittori. Henry David Thoreau aveva annotato nel suo diario che i suoi pensieri iniziavano a fluire quando le sue gambe cominciavano a muoversi. Henri Poincaré aveva avuto una famosa illuminazione matematica posando il piede sul predellino del tram. Charles Darwin risolse gran parte dei problemi della sua teoria dell’evoluzione passeggiando lungo il leggendario “sandwalk”, nel suo giardino di Down, dove a ogni sasso raccolto e gettato corrispondeva un pensiero.

Dalle intuizioni alla scienza: che cosa c’è in una camminata che porta a pensare o a scrivere? Ne ha parlato Ferris Jabr sul New Yorker. Si può dire che c’è della chimica e del metabolismo. Il cuore batte più velocemente mentre uno muove le gambe, e più sangue e ossigeno circolano non solo nei muscoli, ma in tutti gli organi, cervello compreso.

Camminare con regolarità stimola, verosimilmente, i neuroni a formare nuove connessioni, riduce l’invecchiamento del tessuto cerebrale e ingrandisce il volume dell’ippocampo (una parte del cervello essenziale per la memoria). Inoltre aumenta la concentrazione di alcune molecole che inducono la proliferazione di nuovi neuroni e di altre che trasmettono messaggi da neurone a neurone. Molte persone, non solo anziani ma anche bambini, ottengono risultati migliori in esercizi di memoria e di attenzione dopo un esercizio fisico moderato. Intendiamoci, queste osservazioni non permettono di stabilire dei precisi nessi di causa ed effetto, ma le due cose – il camminare e le conseguenze sul pensiero – sembrano essere in qualche modo collegate.

Il “sandwalk”, il sentiero dei pensieri di Charles Darwin

Il ritmo che uno tiene mentre cammina influenza il tempo con cui si susseguono i pensieri. Qualcosa di simile accade quando una persona corre, e accelera o decelera a seconda della musica che arriva nelle cuffiette. Attenzione, succede anche a chi guida: un pezzo sincopato fa premere sull’acceleratore!

I ritmi del pensiero e delle gambe si influenzano reciprocamente: quando i pensieri sono lenti e poco fluidi, anche il passo è più faticoso e meno marcato.

Fra le tante attività motorie, perché proprio camminare è così propizio a pensare? Forse perché non richiede uno sforzo consapevole, una concentrazione particolare, come invece è necessario quando, per esempio, si scala una montagna. Mentre uno cammina la mente è più libera di vagare ovvero di stare nello stato più adatto ad accogliere nuove idee e intuizioni.

Marily Oppezzo e Daniel Schwarz, entrambi alla Stanford University a Palo Alto all’epoca degli esperimenti, hanno misurato l’effetto in una serie di prove. In una hanno chiesto ad alcuni studenti di pensare a degli oggetti quotidiani, per esempio un bottone o una ruota, e di immaginarne degli usi non convenzionali. E questo dovevano farlo mentre erano seduti oppure mentre camminavano su un tapis roulant o stavano facendo due passi. In media gli studenti hanno immaginato da quattro a sei usi in più per tali oggetti quando stavano camminando rispetto a quando erano seduti.

In un altro esperimento gli studenti dovevano generare una metafora diversa ma equivalente a una data. Se per esempio la metafora data era “un uovo che si schiude”, una equivalente poteva essere “una gemma che si apre”. Ha completato il compito il 90% degli studenti che ha fatto una passeggiata, rispetto al 50% di chi è rimasto seduto.

Se però avete bisogno di una singola risposta esatta, cercatevi una sedia. Camminare non vi aiuta se per esempio cercate il termine che unisce gruppi di tre parole come formaggio, yogurt e gelato (risposta: latte). È possibile che il movimento faciliti esercizi di pensiero dove vagare con la mente promuove libere associazioni di idee. Al contrario, un tipo di pensiero più fine e preciso richiede di fermarsi, evitando di disperdersi in un mucchio agitato di idee.

“Il pensatore” di August Rodin è seduto: sta meditando su qualcosa di preciso? (Giardino del museo Rodin, Parigi; Wikipedia)

Anche dove uno cammina è importante. Marc Berman, oggi all’Università di Chicago, anni fa aveva chiesto a un gruppo di studenti di fare un test di memoria dopo un giretto in un bosco o due passi per le strade di una città, e nel primo caso gli studenti hanno ottenuto risultati migliori. Pare che le risorse mentali si esauriscano più rapidamente in ambienti urbanizzati e si ricarichino in luoghi verdi. Le ragioni non sono chiare, ma può darsi che l’effetto dipenda dalla quantità di stimoli: in città l’attenzione è continuamente sollecitata da altri individui, dalle auto, da luci e insegne. In un parco, un giardino o un bosco la mente è più libera di vagare al ritmo cui ci ha abituato la nostra storia evolutiva.

A volte l’effetto estroso non è immediato, ma si manifesta quando uno torna alla scrivania. Una passeggiatina aiuta a girare e rigirare mentalmente idee o frasi che sfuggono oppure girano male. Come il ritmo dei passi organizza il mondo attorno a noi, muovere le idee organizza il pensiero. Ma non lo fa subito, magicamente: un testo, un’idea, occorre capovolgerli tante volte in testa, e poi sulla pagina, finché diventano chiari, armoniosi, fluidi al punto giusto.

«I nostri pensieri non resistono a una lunga immobilità; come i soldati a una rivista d’estate se debbono star fermi un pezzo cascano a terra svenuti». La stagione è adatta per accogliere il consiglio di Robert Musil ne L’uomo senza qualità: muovete le gambe ed eviterete di soccorrere pensieri accasciati…

Per scrivere questo post ho consultato Ferris Jabr, Why walking helps us think, The New Yorker (3/9/2014) e gli altri articoli linkati nel testo. Nella foto di apertura (Wikipedia) una donna passeggia nella fortesta di bambù di Arashiyama vicino a Kyoto.

Per la lezione

Commenti [2]

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  1. beatrice peruffo

    Cara Lisa
    anche Freud di abitudine passeggiava alcune ore al giorno di prima mattina e ciò, così dichiarava, gli era indispensabile per riordinare le idee e per mettere in moto l’immaginzione e la creatività, ingredienti indispensabili per elaborare idee nuove.
    Nel mio piccolo, quando in estate mi ritiro in montagna, ho potuto constatare sempre l’effetto galvanizzante (a livello mentale) di quelle passeggiate quotidiane solitarie lungo percorsi non troppo impegnativi. Confermo che passeggiare e poi sedersi ad un tavolo a raccogliere i pensieri sia la cosa più produttiva, almeno questo accade a me nelle piccole o nelle grandi riflessioni. Aggiungo che quando mi appresto a scrivere cose “creative” al computer a casa, in città, mi sorge sempre un forte desiderio di camminare …. ma purtroppo raramente posso farlo.
    Grazie per questo approfondimento veramente interessante
    Beatrice Peruffo
    PS: invece Cartesio dichiarava di produrre le sue idee migliori stando a poltrire a letto fino a tardo pomeriggio….. stile Paperino

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    • Lisa Vozza Autore articolo

      Cara Beatrice,
      grazie per il commento, non sapevo di Freud né di Cartesio.
      A ognuno il suo stile!
      Un caro saluto,
      Lisa Vozza

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