Vaccini? Pensiamoci bene

Silvia Orani, studentessa del liceo linguistico “Leonardo da Vinci” di Maccarese, mi ha intervistata sui vaccini per il giornalino “La Voce del Leonardo” della sua scuola. Silvia mi ha dato il permesso di pubblicare qui una sintesi aggiornata dell’intervista.

La polemica su vaccini divampa e francamente è difficile capire che cosa stia succedendo: è un caso di oscurantismo o davvero esistono nuove prove e nuovi sospetti sulla loro efficacia e i benefici connessi?

I vaccini sono, dopo l’acqua potabile, la più grande storia di successo nella lotta contro le malattie infettive: salvano miliardi di vite umane, sono più efficaci delle migliori medicine, hanno un ottimo rapporto qualità-prezzo e gli esperti sono tutti d’accordo. Nella comunità medico-scientifica non c’è alcun dubbio che i vaccini siano sicuri ed efficaci.
Perché tanta sfiducia? Tante ragioni, alcune antiche, altre moderne. Quelle antiche hanno a che fare con il funzionamento del nostro cervello, che non è molto bravo a misurare i rischi. Abbiamo paura di un vaccino che è una procedura sicura e con rischi bassi (reazioni avverse importanti in un caso su un milione) e non abbiamo paura ad andare in giro in automobile (una persona su 100 alla guida fa un incidente). Inoltre batteri e virus eludono i nostri sensi, non li vediamo, sentiamo, tocchiamo, mentre un’iniezione è una procedura sgradevole e invasiva per molte persone.
Le ragioni moderne: la memoria delle morti, delle sofferenze e delle disabilità causate dalle malattie infettive non esiste più, nessuno ne ha esperienza diretta. Vaccinarsi per contribuire alla immunità complessiva della comunità non è un comportamento premiante nella società contemporanea. I vaccini sono prodotti da “Big pharma” e approvati dai governi, due fra i principali “personaggi” di ogni teoria della cospirazione. I media amplificano paure e falsi scandali, alla ricerca di audience. I politici esasperano paure e conflitti, a caccia di voti e di modi per screditare gli avversari: un’assurdità dato che vaccini e salute non hanno colore politico. Le informazioni su Internet persistono più a lungo che sui media tradizionali, e quelle false e non autorevoli sono più di quelle vere e autorevoli, se non altro per un fatto statistico: gli esperti nel mondo sono meno numerosi dei non esperti.

I tanti casi di cronaca di cui ormai quotidiani e TG sono pieni sono solo bufale e false news o c’è un fondo di verità?

Bisogna sempre valutare caso per caso. Generalmente sui media circolano molte bufale, per le ragioni che ho appena illustrato. Bisogna però riconoscere che, pure in questa polemica che infuria un po’ ad arte, la voce a favore dei vaccini si sente più di qualche tempo fa. Il merito è di tanti, ma voglio menzionare in particolare il professor Roberto Burioni, virologo dell’Ospedale San Raffaele, che ha dedicato tantissimo tempo alla causa dei vaccini sui social network e non solo. Con le epidemie di morbillo seguite al calo delle vaccinazioni, la gente, giornalisti compresi, ha iniziato a farsi qualche domanda, a riconoscere qualche responsabilità e a raccontare fatti in modo un po’ più affidabile e serio.

Il professor Roberto Burioni ha dedicato alla causa dei vaccini un’enorme quantità di tempo ed energia sui social network e non solo.

I vaccini sono diventati anche un fatto politico, con tutto un triste corollario di insulti e ripicche. Non sarebbe meglio che fossero solo gli esperti a occuparsene?

Certamente dovrebbero parlarne gli esperti. Ma l’aspetto più grave, a mio avviso, è che, rendendo i vaccini un tema di parte o di partito, la gente riceve la falsa impressione che ci sia una seria controversia medico-scientifica in atto. Gli esperti non sono divisi e non hanno alcun dubbio sull’efficacia e la sicurezza dei vaccini, e sulla loro fondamentale importanza per la salute.

È vero che in Italia il numero delle vaccinazioni sta, anno dopo anno, diminuendo in modo sensibile? Quali sono i dati in nostro possesso?

Sì, le vaccinazioni stanno purtroppo calando. Qualche punto percentuale in meno può sembrare una piccola cosa, ma basta a compromettere la cosiddetta “immunità del gregge” ovvero la copertura anche delle persone che non si possono vaccinare per problemi di salute. Per questo il Ministero della salute ha appena reintrodotto l’obbligo di vaccinare i bambini quale condizione per iscriverli in un asilo o una scuola materna.

In Italia più casi di morbillo che in Mauritania (fonte: Seth Berkley, CEO della GAVI Alliance, Lecture magistrale, Cerimonia di apertura dell’anno accademico 2015-16 Humanitas University, Rozzano, 24/11/15).

La nuova società multietnica potrebbe portare con sé un aumento dei rischi e quindi di opportune vaccinazioni?

I batteri e i virus oggi viaggiano in jet e anche in passato, quando si servivano delle più lente carovane, non si fermavano ai controlli di frontiera. Noi esseri umani, insieme agli animali di cui ci nutriamo e a quelli che ci fanno compagnia, siamo degli ecosistemi mobili: almeno una cellula su due del nostro corpo appartiene a un microrganismo ospite che portiamo con noi ogni volta che ci spostiamo. Fortunatamente abbiamo sia un sistema immunitario, sia le vaccinazioni che ci aiutano a riconoscere più rapidamente le minacce e a renderle innocue.

Alcune malattie come il morbillo sono in aumento, ma c’è davvero bisogno di vaccinarsi contro il morbillo? Le nostre nonne ci raccontano che un tempo le mamme cercavano di fare prendere volontariamente alcune malattie ai loro bambini per rinforzare le difese immunitarie.

Sì, c’è davvero bisogno. I racconti dolci e aneddotici delle nonne di solito omettono i casi rari e fatali. Roald Dahl, uno scrittore amatissimo da quasi tutti i bambini, ha perso sua figlia Olivia, di 7 anni, per un’encefalite da morbillo, quando ancora non esisteva il vaccino. Ai genitori che non vaccinano i figli contro il morbillo ha detto: «Pensiamoci bene».

Si dice che nei primi mesi di vita del bambino il sistema immunitario è ancora immaturo. Perché allora le vaccinazioni vengono effettuate subito dopo la nascita e a distanza molto ravvicinata?

Il numero totale delle componenti che si trovano nelle vaccinazioni di routine è minuscolo rispetto a ciò che il sistema immunitario di un bambino incontra normalmente entro i cinque anni di età: in questo periodo infatti un bambino si infetta in media con 4–6 agenti infettivi all’anno, ciascuno dei quali è formato mediamente da 2000 proteine. La risposta immune che i bambini scatenano contro quest’ampia esposizione agli agenti infettivi presenti in natura eccede di gran lunga quella stimolata dalle vaccinazioni. Inoltre è provato scientificamente che il sistema immunitario di un bambino è in grado di gestire più di un vaccino per volta; ed è dimostrato che combinazioni di più vaccini provocano risposte immuni paragonabili a quelle determinate dagli stessi vaccini somministrati singolarmente. In definitiva le vaccinazioni multiple non indeboliscono il sistema immunitario, dal momento che bambini vaccinati e non vaccinati sono ugualmente suscettibili a infezioni che non sono prevenute dai vaccini. Insomma, anche su questo fronte mancano le prove che i vaccini possano indebolire o sopraffare le nostre difese.

Perché si somministrano tanti vaccini durante la stessa seduta, in particolare nei più piccoli? Non è pericoloso?

Non è pericoloso e, anzi, con un numero limitato di sedute si aumenta la probabilità che un bambino completi le vaccinazioni previste nel calendario vaccinale.

Una volta per tutte: vaccini e autismo, che c’è di vero?

Non c’è niente di vero. In base a studi su decine di migliaia di persone, ripetuti in molti Paesi, la stragrande maggioranza di medici e scienziati concorda che i vaccini non sono responsabili dell’autismo di cui soffrono numerosi bambini. Nel 2002 il tiomersale, il conservante a base di mercurio accusato di causare le sindromi autistiche, è stato rimosso in via precauzionale dai vaccini. Nonostante questo i casi di autismo non sono calati. La vicenda nasce da una nota truffa, perpetrata da un medico inglese, Andrew Wakefield, che in seguito è stato radiato dall’ordine e interdetto all’esercizio della professione.

Ringraziamo la dott.ssa Vozza per le sue risposte semplici e di facile comprensione per tutti coloro che non fanno parte dell’ambito medico–scientifico. Con le sue parole è riuscita a colmare delle nostre grandi lacune, ma soprattutto è riuscita a trasmettere una maggiore fiducia verso i vaccini.
Come disse Madame Curie “Niente nella vita va temuto, dev’essere solamente compreso. Ora è tempo di comprendere di più, così possiamo temere di meno.” Facciamo tesoro di questa affermazione, per il nostro bene e quello dei posteri.

 

Immagine in apertura Roald Dahl che ha perso la figlia Olivia, di 7 anni, per un’encefalite da morbillo quando ancora non esisteva il vaccino (fonte: Il Post, 3/2/2015)

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