Vuoi vedere la mia collezione di tappi blu?

Nella speranza di un accoppiamento l’uccello giardiniere (famiglia degli ptilonorinchidi) costruisce splendidi pergolati. Fatti con bastoncini e altri oggetti raccattati in giro, alcuni sono alti anche un metro. Vicino al pergolato dispongono un mucchio di oggetti per loro preziosi: piume, bacche, fiori, foglie e altre cose raccolte nel bosco. Ogni specie sembra avere il suo stile: alcune fanno tutto di blu: piume blu, fiori blu, ma anche cannucce e tappi di bottiglia blu; altre prediligono le conchiglie o altri oggetti.

Non sono un nido. Sono un teatro per la seduzione con un solo posto per una spettatrice. La struttura elaborata e piena di ornamenti dovrebbe, si spera, piacere a una lei. Richard Prum, professore di ornitologia alla Yale University, ha passato anni a osservare uccelli che esibiscono elaborate procedure di corteggiamento come queste.

A raggiungere la perfezione gli uccelli giardinieri possono impiegare parecchio tempo. Prima della maturità sessuale, guardano come fanno gli altri uccelli, osservano il corteggiamento, studiano come costruire pergolati arditi e vistosi. E le femmine sembrano pensare: è simmetrico? È ben costruito? Ci sarà da fidarsi a entrare?

Alcuni pergolati mostrano un’architettura particolare. Uno, per esempio, ha come due muretti paralleli di legnetti che formano un vialetto. La femmina si pone al centro, in una posizione protetta, in modo che tra lei e il maschio ci sia sempre una sorta di barriera. Così se il maschio vuole prenderla a forza deve fare il giro da dietro e lei ha tempo di scappare dall’ingresso sul davanti.

Questo tipo di pergolato sembra garantire alla femmina una distanza di sicurezza contro una copula forzata. Lei può osservare il maschio per quanto tempo desidera, a una distanza ravvicinata e intima, ma mantenendo la sua libertà di scelta.

Se alla femmina piace il pergolato, può decidere se restare o uscire. Se resta, inizia lo show. Molti maschi fanno rumorose esibizioni sonore, imitando il canto di altri uccelli, danzando e così via. Dalla sua distanza di sicurezza la femmina osserva e decide se vuole accoppiarsi con questo maschio o andarsene. Sembra che la femmina risponda anche alle mosse di avvicinamento: se il maschio si avvicina troppo presto o troppo aggressivamente, lei scappa, e quel maschio non avrà piccoli.

Una femmina visita il pergolato di un uccello giardiniere

 

Pare che tutto dipenda da lei. Fra gli uccelli giardinieri le femmine sembrano esercitare una forte pressione selettiva sull’evoluzione maschile delle piume, degli schemi di corteggiamento, dei comportamenti sociali.

Perché tutto questo? La spiegazione classica è che l’uccello giardiniere, con le sue esibizioni, dà alla femmina un segnale di ottima forma. “Guardami, sono sano, non ho parassiti, sono forte, so trovare un mucchio di risorse nell’ambiente, sarei un fantastico compagno” il maschio sembra dire alla femmina.

Ma se fosse solo questione di bellezza? Forse a lei piacciono semplicemente il blu o le foglie o i versi. Non potrebbero questi uccelli essersi evoluti anche in base ai loro gusti e capricci? O quello che a noi sembra bello è soltanto la conseguenza di qualcos’altro, da cui la femmina è attratta, e che nasconde un’utilità, un adattamento?

La questione interessava molto Charles Darwin. Nella conclusione di “L’origine dell’uomo e la selezione sessuale”, pubblicato nel 1871, aveva scritto che “il coraggio, la combattività, la perseveranza, la forza e la dimensione del corpo, le armi di ogni tipo, gli organi musicali, sia vocali sia strumentali, i colori vivaci e le appendici ornamentali, sono stati tutti indirettamente ottenuti dall’uno o dall’altro sesso  attraverso l’esercizio di una scelta, l’influenza dell’amore e della gelosia, e l’apprezzamento del bello nel suono, nel colore o nella forma […]”. Insomma, per Darwin non era necessario legare la bellezza alla sopravvivenza, dato che “un gran numero di animali maschi, come tutti i nostri uccelli più belli, alcuni pesci, rettili e mammiferi, e una miriade di farfalle magnificamente colorate, sono stati resi belli per ragioni che hanno soltanto a che fare con l’estetica”. Senza bisogno di altre spiegazioni.

Charles Darwin (Wikipedia)

Per Darwin, dunque, la selezione sessuale sembrava essere un meccanismo indipendente e altro rispetto alla selezione del più adatto, ma l’epoca vittoriana non era disposta ad accogliere l’idea che le femmine potessero fare scelte sessuali autonome, con maschi assoggettati a tali scelte.

L’opposizione non veniva solo dai bacchettoni. Neppure tra gli evoluzionisti più convinti la teoria della selezione sessuale quale meccanismo indipendente, provocato da bellezza e piacere, aveva fatto breccia. Alfred Russell Wallace, che aveva 14 anni meno di Darwin, era arrivato alle sue stesse conclusioni sull’origine delle specie per selezione naturale, ma non si convinse mai di questa ulteriore ipotesi e ancora oggi il suo scetticismo influenza la ricezione piuttosto negativa.

Alfred Russell Wallace (Wikipedia)

Per Wallace gli animali non potevano avere le capacità sensoriali e cognitive per dare dei giudizi estetici sulla natura e sul mondo. I comportamenti per così dire artistici potevano evolvere soltanto, secondo Wallace, se comunicano informazioni sul vigore, le qualità e la fitness necessari a sopravvivere.

Nel libro The evolution of beauty Richard Prum sembra voler vendicare la sottovalutata teoria della selezione sessuale di Darwin. L’immensa varietà di forme e comportamenti presenti in natura non può essere sempre giustificata, secondo Prum, con una singola spiegazione, la fitness. Così secondo lui si sminuiscono le scelte e i capricci individuali quali causa della bellezza in natura e quale motore di almeno una parte dell’evoluzione.

Richard Prum, The Evolution of Beauty, Penguin Random House (2017)

Il libro, appassionato e documentato, ha avuto più successo fra il pubblico che fra gli studiosi dell’evoluzione. Critici come Jerry Coyn, dell’Università di Chicago, gli imputano di avere scritto un libro un po’ a tesi, una sorta di manifesto con un dogmatismo altrettanto forte, seppure di segno contrario. Per Coyn ci potrebbero essere altre spiegazioni per i comportamenti delle femmine degli uccelli giardinieri nel pergolato: potrebbero apprezzare di essere in un ambiente protetto, come ai gatti piacciono le scatole perché danno un senso di rifugio e di protezione. Oppure potrebbe piacergli il colore blu perché i mirtilli, blu, sono un cibo nutriente. Le voci critiche non discutono il fatto che le femmine di molti uccelli preferiscano alcune esibizioni ad altre. Contestano che la scelta debba essere dettata solo da ragioni estetiche, e che dietro non ci possa essere altro, tra cui la fitness.

A volte in Prum c’è una vena di femminismo militante. Il fatto che gli uccelli abbiano quasi tutti perduto il pene nel corso dell’evoluzione potrebbe essere, per Prum, la conseguenza di una pressione femminile contro penetrazioni esplosive e violente (le anatre, fra le poche specie di uccelli che hanno mantenuto il pene, hanno alti tassi di rapporti sessuali coercitivi). In seguito alla perdita del pene potrebbero anche essersi originate le esibizioni maschili per attrarre le femmine in modi più graziosi e gentili.

Forse le esibizioni artistiche degli animali sono state un modo per trasformare comportamenti coercitivi maschili in qualcosa di più accettabile. Del resto, giochi umani come le giostre e i pali sono forse emersi come qualcosa di meno violento e letale in cui incanalare competizione e aggressività.

La pressione della scelta femminile può essere tanto più forte quanto più è sbilanciato il rapporto numerico fra i sessi: se i maschi, come nel caso degli uccelli giardinieri, sono più numerosi, devono fare di tutto e di più per convincere una possibile compagna ad accoppiarsi.

Con la selezione sessuale si può spiegare la passione di alcune femmine per il bellone stupido e viceversa? Prum ammette che gli esseri umani sono animali particolarmente complicati, dove le scelte sessuali sono soggette a molte pressioni non solo innate. Tra queste, la competizione fra maschi; la competizione fra femmine; le reciproche preferenze di accoppiamento per caratteri ornamentali comuni a entrambi i sessi; le preferenze femminili per le esibizioni maschili; le preferenze maschili per le esibizioni femminili; la coercizione sessuale maschile; la coercizione sessuale femminile; i conflitti sessuali. Data la diversità e la complessità di questi meccanismi, non c’è da meravigliarsi se il nostro pensiero sull’evoluzione sessuale, e più in generale sul sesso, è spesso confuso e contorto.

Ma anche negli esseri umani le preferenze femminile per la bellezza e il piacere potrebbero avere stimolato la comparsa di caratteri e comportamenti maschili meno aggressivi rispetto, per esempio, ai cugini scimpanzé. Le preferenze del gentil sesso potrebbero anche avere influito su testicoli più piccoli, rapporti sessuali più lunghi, canini ridotti e un più basso tasso di infanticidio.

Un’altra critica rivolta a Prum è che è difficile se non impossibile sapere che cosa vede un animale quando ne osserva un altro. Come possiamo dire che cosa gli piace? Che cosa trova sexy? Le percezioni sono un fatto interno e individuale anche tra individui della stessa specie. Figurarsi se siamo in grado di sapere che cosa piace soggettivamente a un altro animale che ha sistemi percettivi e cognitivi almeno in parte diversi dai nostri. Possiamo soltanto osservare dall’esterno dei comportamenti che mostrano delle preferenze, e le loro conseguenze.

Le critiche sono ragionevoli, ma restano esempi classici, come la coda del pavone, dove la stravaganza sembra un affronto alle regole della selezione naturale che massimizza la fitness. Un altro esempio meno noto che porta Prum è quello del manachino delizioso (Machaeropterus deliciosus), un uccello tropicale che vive nella giungla. I maschi, piccoli e rossicci, non hanno alcun altro ruolo se non nell’accoppiamento sessuale. Attraggono ed eccitano le femmine con suoni striduli, prodotti facendo vibrare 170 volte al secondo le piume.

La coda del pavone (Koshy Koshy, Wikipedia)

A differenza della maggioranza degli uccelli che hanno le ossa cave, per produrre quel suono i manachini hanno un osso solido e pieno che limita la loro capacità di volare. Per un’esibizione d’amore, questi uccelli sono più lenti e vulnerabili all’attacco dei predatori. E non solo i maschi, ma anche le femmine, dato che la struttura si forma nell’embrione, prima che sia determinato il sesso.

Un manachino delizioso mentre produce il tipico suono del corteggiamento con le ali (Cornell Lab of Ornithology)

 

Insomma, le due pressioni, il desiderio di sopravvivere e il desiderio di bellezza, possono coesistere, secondo Prum. E può anche accadere che in alcuni casi, come quello del manachino, il secondo desiderio sia così forte da sovrastare il primo e portare l’animale lontano dalla fitness, verso l’estinzione.

Forse il pregio maggiore del libro di Prum è osare l’indicibile quando sostiene che non tutto in natura ha necessariamente un capo e una coda. Quando troviamo una ragione e tutto quadra, ci sentiamo soddisfatti e confortati, ma non tutti i fenomeni che osserviamo possono soddisfare il nostro bisogno di spiegazioni razionali, edificanti, ben tornite. Nel mondo naturale c’è spazio per scelte che non hanno né capo né coda e per vicende insensate la cui capricciosità ci infastidisce. Possiamo forzare le cose, possiamo far tornare artificiosamente i conti, ma non per questo avremo eliminato l’arbitrarietà che esiste fra gli organismi viventi.

 

Per scrivere questo post ho letto: Richard Prum, The evolution of Beauty, Penguin Random House (2017) e ho ascoltato The Beauty Puzzle di Robert Krulwich e Bethel Habte su Radiolab (8/2/2019). Nella foto in apertura (Joseph C Boone, Wikipedia) un uccello giardiniere nel suo pergolato. Le citazioni di Darwin, tradotte da me, si trovano su Darwin Online.

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