Incontro con Jane Goodall

Il 22 ottobre scorso è uscito in libreria La mia vita con gli scimpanzé, edito da Zanichelli nella collana Chiavi di lettura. L’autrice di questo viaggio appassionato intorno all’animale più simile all’uomo è Jane Goodall, primatologa, etologa e antropologa britannica, nota in tutto il mondo per i suoi studi pionieristici sulla vita sociale degli scimpanzé. Nominata Messaggero di Pace dell’ONU nel 2002, oggi Jane Goodall continua a promuovere le ricerche sul campo e la protezione dei primati in varie zone del mondo e attraverso il programma Roots&Shoots è impegnata a ispirare le attività a favore di tutte le specie a rischio, “uomo” incluso.

Il Jane Goodall Institute-Italia onlus per l’Uomo, gli Animali, l’Ambiente nasce nel 1998 e opera in Italia e in Tanzania. Conduce attività formative per i giovani, progetti di cooperazione per lo sviluppo e programmi per la conservazione e protezione dei primati in cattività e in natura. Si può sostenerlo attraverso contributi finanziari e il volontariato in Italia e in Africa. Le informazioni dettagliate relative alle attività dell’istituto potete trovarle qui.

Abbiamo incontrato la celebre primatologa in occasione del corso Cooperazione ed evoluzione. Omaggio a Jane Goodall, organizzato dall’Università degli Studi di Cassino e del Lazio Meridionale. E ci siamo fatti raccontare alcuni aneddoti di una vita trascorsa con gli scimpanzé e costantemente dalla parte degli animali.


Quando ha iniziato le sue ricerche, il suo approccio nell’osservazione degli scimpanzé è stato innovativo: quali difficoltà hanno incontrato i suoi metodi all’epoca?
Nel 1960 nessuno avrebbe potuto studiare la mente animale, semplicemente perché gli scienziati non credevano che gli animali avessero una mente. Avevano dei cervelli, ma non delle menti. Convinzione comune era che non potessero risolvere dei problemi. Tantomeno si poteva parlare di personalità animale, perché gli animali non ne possedevano alcuna. Gli scienziati erano convinti di questo perché non avevano gli strumenti adatti per dimostrarne l’esistenza. Ovviamente all’epoca non si sarebbe potuto parlare neanche di emozioni: ciò avrebbe rappresentato il culmine dell’antropomorfizzazione.
Oggi sappiamo bene che le cose non stanno così, ma al mio arrivo all’Università di Cambridge, fui criticata dai professori di aver sbagliato tutto. Mi dissero che non avrei dovuto attribuire dei nomi agli scimpanzé, ma dei numeri. Che non avrei dovuto parlare degli scimpanzé come esseri dotati di una personalità, o di una mente pensante, e che di certo gli scimpanzé non potevano in alcun modo essere in grado di provare emozioni come la felicità, la tristezza, la paura: queste caratteristiche, infatti, erano considerate una nostra unica prerogativa.
Fortunatamente, da bambina, avevo avuto un insegnante meraviglioso, che mi aveva insegnato moltissime cose sul comportamento degli animali. Così sapevo che quei professori si sbagliavano. Questo insegnante era il mio cane Rusty. È impossibile condividere la propria vita con degli animali e non sapere che hanno delle personalità, che possono provare delle emozioni.

Questo video del National Geographic ripercorre le tappe fondamentali della vita di Jane Goodalle dei suoi studi rivoluzionari sul comportamento degli scimpanzé:


Le famiglie di scimpanzé che ha osservato per così tanti anni si sono evolute dal punto di vista culturale? Ha osservato la nascita di nuove tradizioni nella comunità di Gombe?
Abbiamo osservato un comportamento davvero interessante vicino al lago Tanganica. Un gruppo di ricercatori giapponesi, i cui studi sono condotti nel Parco Nazionale dei Monti Mahale, situato a sud del vicino Parco Nazionale del torrente Gombe, avevano osservato una comunità di scimpanzé in grado di utilizzare dei bastoncini come strumenti: quando scovavano una fessura in un ramo secco contenente delle formiche, questi scimpanzé prendevano un ramoscello, lo inserivano nella fessura, vi lasciavano salire le formiche e se le mangiavano. Questo comportamento non era mai stato osservato a Gombe. Poi, all’improvviso, notammo che questo pattern era comparso anche nella nostra comunità. È possibile che sia stato adottato anche nel nostro gruppo solo in seguito all’arrivo di una femmina che già eseguiva questo comportamento. Probabilmente i piccoli la osservarono e tentarono di riprodurne i movimenti; così, a poco a poco, il comportamento si diffuse. Ora lo si osserva normalmente.

In questo video realizzato dal Jane Goodall Institute, Jane Goodall racconta l’emozione provata quando arrivò per la prima volta in quello che oggi è il Parco Nazionale di Gombe, in Tanzania:

Il fatto che gli scimpanzé (e anche altri animali) utilizzino degli strumenti come ha cambiato il modo in cui li consideriamo? Non c’è il rischio di “umanizzarli”?
Quando osservai per la prima volta l’uso di strumenti negli scimpanzé era ancora diffusa la convinzione che solo gli esseri umani fossero in grado di utilizzare e costruire strumenti. E poiché gli scimpanzé non solo utilizzavano bastoncini, ramoscelli, steli, per “pescare” le termiti, ma si preoccupavano anche di togliere le foglie dai rametti stessi prima di iniziare la pesca, ciò poteva rappresentare, di fatto, l’inizio di una costruzione di strumenti. Così, visto che l’uomo a quei tempi era definito il “costruttore di strumenti”, Louis Leakey commentò: «Ora dobbiamo ridefinire il concetto di uomo, oppure il concetto di scimpanzé, oppure dobbiamo accettare gli scimpanzé tra gli esseri umani!»

In questo video realizzato dal Jane Goodall Institute, si possono osservare in dettaglio diversi comportamenti adottati dagli scimpanzé nella comunità di Gombe:

Esistono in natura animali che mostrano capacità intellettive superiori, avvicinabili a quelle delle scimpanzé o addirittura a quelle dell’uomo?
Per molto tempo gli scienziati sostennero, per esempio, che gli uccelli non fossero in grado di apprendere. Numerosi studi sui corvi oggi dimostrano invece le incredibili capacità intellettive di questi uccelli: una ricerca eseguita all’Università di Oxford, per esempio, ha illustrato come i corvi siano in grado di creare un gancio da un bastoncino di ferro in modo da raggiungere una ricompensa in cibo.
Anche i polpi, per esempio, sono animali estremamente intelligenti. Una delle mie storie preferite riguarda proprio un polpo di nome Athena. Athena vive in un acquario del New England, negli Stati Uniti. Lo staff dell’acquario una mattina rimase perplesso e disorientato scoprendo che un pesce era sparito da una vasca, ma tutto in apparenza sembrava normale. Decisero così di puntare una telecamera, e scoprirono che quando tutti se n’erano andati, Athena usciva dalla propria vasca sollevandone il coperchio, si spostava lungo il pavimento, entrava in un’altra vasca, sceglieva un pesce e se lo mangiava! Poi che faceva? Sarebbe potuta restare nella vasca dei pesci, era circondata da colazione, pranzo e cena… Ma questo non accadeva: lasciava la vasca dei pesci, ripercorreva il tragitto iniziale per poi tornare nella propria vasca, chiudendone il coperchio. Così l’indomani nessuno avrebbe sospettato niente!

Qual è l’importanza dei legami che vengono instaurati nei primi anni di vita negli scimpanzé? Come si ripercuotono sul comportamento dei piccoli quando diventano adulti?
Sappiamo che le madri possono essere “buone” madri o “cattive” madri. Le buone madri sono protettive, ma non iperprotettive; sono permissive, ma abili nell’imporre una certa disciplina; sanno essere giocose, affettuose, ma soprattutto sanno essere di sostegno nel momento del bisogno.
Per un cucciolo di scimpanzé la protezione da parte della madre è fondamentale nel momento in cui dovesse essere attaccato; è importante che il piccolo sia soccorso durante un’interazione sociale, soprattutto in presenza di un individuo dominante. Se un piccolo, durante una sessione di gioco, emette un grido, una buona madre correrà immediatamente in suo soccorso. I piccoli di queste buone madri tenderanno così a crescere più sicuri di sé.
Il comportamento delle madri ha inoltre un’influenza nettamente significativa sulle figlie femmine: è infatti più probabile che le figlie di buone madri diventino esse stesse delle ottime madri, cosicché i loro piccoli avranno maggiori probabilità di sopravvivenza.

Dopo più di 50 anni di “vita con gli scimpanzé”, in che cosa ci somigliano di più?
Gli scimpanzé ci somigliano più di qualsiasi altra creatura vivente. Ci somigliano per quanto riguarda il sistema immunitario, la composizione del sangue, l’anatomia del cervello; il loro DNA differisce dal nostro soltanto poco più dell’1%. La maggiore differenza tra noi e loro è che noi usiamo un linguaggio parlato e abbiamo un’intelligenza estremamente sviluppata. Questo rende certamente la nostra storia peculiare in qualità di creatura intelligente, ma purtroppo non ci impedisce ancora di assumere comportamenti che stanno nuocendo a noi stessi e agli altri animali.

immagine di copertina: Derek Bryceson – Jane Goodall Institute

immagine in homepage: shutterstock.com

Per la lezione

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