La scienza e l’illusionismo

Non ci piace ammetterlo, ma ognuno di noi può essere ingannato. Qualcuno è più credulone, qualcun altro è ben addestrato (o crede di esserlo) a non fidarsi facilmente. Ma di fronte a un prestigiatore creduloni e scettici sono uguali, nel senso che il mago è sempre un passo avanti, sfrutta i “punti ciechi” della nostra mente per creare le illusioni con le quali ci sbalordiamo. E finito lo spettacolo, dobbiamo anche fare i conti con quei maghi che non sono altrettanto onesti, quelli che ci vogliono far credere che il trucco non c’è e che abbiamo davvero assistito a qualcosa di scientificamente inspiegabile.
Che cosa può dirci quindi la scienza sull’illusionismo? E che cosa possono imparare gli scienziati dai maghi? Lo abbiamo chiesto a Massimo Polidoro, scrittore e giornalista, segretario del Cicap (Comitato Italiano per il Controllo delle Affermazioni sulle Pseudoscienze), nonché esperto di illusionismo e direttore della rivista Magia.

 

Come possiamo definire illusionismo e mentalismo?

L’illusionismo si può definire come l’arte consistente nel far apparire come reali illusioni ottiche e sensorie in genere. La professione, così come la conosciamo ora, si sviluppa soprattutto a partire dal XVIII secolo, ma i trucchi di magia erano già praticati secoli prima in altri contesti, per esempio nelle cerimonie religiose.
Il mentalismo è una particolare sfumatura dell’illusionismo, dove l’artista si comporta come se avesse poteri soprannaturali o sapesse usare tecnologie sconosciute, per esempio leggere la mente, prevedere il futuro, etc… Semplificando, un mago standard esegue trucchi come il classico coniglio estratto da cilindro, mentre un mentalista ci stupisce indovinando cosa abbiamo appena letto nella pagina di un libro.

Se sei interessato ad approfondire il mondo della magia e del mentalismo, puoi leggere questa risposta di Massimo Polidoro alla domanda di un lettore Come di diventa prestigiatori?

Per quale motivo cadiamo nelle illusioni dei maghi? Che cosa ci insegna questo sulla nostra mente?

Sia i maghi (cioè i prestigiatori), sia i mentalisti utilizzano trucchi ingegnosi; ma quello che fa accadere l’illusione è l’utilizzo di alcuni princìpi psicologici. Prendiamo i famosi esperimenti di piegatura delle posate o delle chiavi: il mentalista piega un cucchiaio nell’unico modo possibile, cioè applicando una forza all’estremità. Per farlo senza farsi notare deve però distrarre il suo pubblico, ed è qui che accade la vera magia. L’arte degli illusionisti, quindi, ha scoperto empiricamente come ingannare i nostri sensi e il nostro cervello; ma questo sapere empirico può oggi essere anche approfondito con l’indagine scientifica. È il caso delle ricerche dei neuroscienziati Susana Martinez-Conde e Stephen Louis Macknik, a loro volta illusionisti. Una delle più grandi lezioni che possiamo trarre da questi studi è che viviamo nell’illusione che i nostri sensi ci permettano di percepire fedelmente il mondo che ci sta intorno, quando invece è il nostro cervello a costruire attraverso sensi imperfetti una realtà altrettanto imperfetta. Per rendersene conto basta provare a contare i rimbalzi della palla in questo video:

Nel video un uomo travestito da gorilla entra nell’inquadratura e attraversa lo spazio più volte, ma concentrati sui rimbalzi della palla pochissimi lo notano. Quando si esibisce un mago, sotto i nostri occhi accade molto, molto di più di quello che riusciamo a elaborare.

Per conoscere meglio le ricerche di Susana Martinez-Conde e Stephen Louis Macknik puoi leggere il loro libro“I trucchi della mente” (Codice, 2012) e l’articolo “Trasformare i giochi di prestigio in ricerca”.

Quali scienze ha un mago nella sua “cassetta degli attrezzi”?

Come abbiamo accennato la psicologia è la disciplina più utile per un mago, ma un artista può servirsi anche di scienze più “dure”. Una delle più importanti è la matematica, in particolare (ma non solo) per i giochi con le carte, da sempre una parte importante del repertorio. Spesso il pubblico non ha molta familiarità con le probabilità, né si ricorda automaticamente alcune proprietà aritmetiche. Esistono dei giochi molto diffusi dove si invita qualcuno a scegliere un numero a caso e poi a eseguire certe operazioni, indovinando il risultato finale del calcolo. Questo accade perché le operazioni richieste possono portare a un solo risultato, ma sul momento il gioco può essere di grande effetto. I maghi professionisti non fanno altro che usare conoscenze come questa in maniera più elaborata.
Oltre alla matematica il mago sfrutta anche la fisica (in particolare la meccanica e l’ottica) e la chimica. Alcuni trucchi basati sulle proprietà delle sostanze (per esempio un cambiamento di colore), risalgono addirittura al medioevo, ma anche oggi riescono a creare meraviglia.
Anche la conoscenza di certe caratteristiche biologiche è stata utile ai maghi, che per molto tempo hanno portato sul palcoscenico diversi tipi di animali. Nell’antico Egitto la flessibilità del collo di un’oca veniva usata per far credere di averle tagliato il collo (in realtà nascosto sotto l’ala), e di averne fatto ricrescere un altro con la testa nera (in realtà pitturata), mentre lo stesso veniva fatto con un’oca nera e vernice bianca. Una colomba, invece, può essere nascosta in spazi davvero ristretti, inimmaginabili per il pubblico. Una volta erano popolari anche gli animali “ipnotizzati“, per esempio le galline: tutto quello che doveva fare il mago era mettere l’animale in condizioni da innescare meccanismi naturali di difesa che portano a una specie di paralisi.

Per approfondire l'”ipnosi” degli animali puoi leggere l’articolo di Massimo Polidoro Così si ipnotizza una gallina” e guardare il documentario del dottor Carlo Alfredo Clerici “La fuga impossibile. Immobilità tonica come difesa”:

Alcuni illusionisti usano le loro capacità per smascherare fenomeni che, apparentemente, sfuggirebbero all’interpretazione scientifica: che cosa possono imparare gli scienziati dalla magia?

Ogni scienziato è per professione specializzato in determinati argomenti, ma non è automaticamente un esperto nel campo dell’inganno e dell’auto-inganno. Per questo motivo la storia è piena di scienziati convinti di aver assistito a un fenomeno scientificamente inspiegabile e la loro autorità accademica ha validato le conclusioni presso il grande pubblico. Ma quando si tratta di fenomeni apparentemente inspiegabili, l’esperto da interpellare è il prestigiatore, e in particolare uno specializzato nell’ottenere effetti simili. Solo queste competenze possono escludere la presenza di imbrogli o autosuggestione. Nel ventesimo secolo è stato soprattutto grazie all’impegno di Harry Houdini e dell’illusionista e scettico americano James Randi che i prestigiatori hanno cominciato sistematicamente a prendere parte alle dimostrazioni di presunti poteri o fenomeni paranormali, assieme agli scienziati.

New York, 1996. James Randi assieme a Massimo Polidoro e Piero Angela: la loro collaborazione ha portato alla prima associazione scettica in Italia, il Cicap (immagine: massimopolidoro.com)

Grazie a questa collaborazione si è scoperto che ogni dimostrazione investigata aveva una spiegazione razionale, a volte molto banale, ma non necessariamente ovvia per uno scienziato. Per esempio, negli anni ’80 l’immunologo Jacques Benveniste pubblicò su Nature uno studio dal quale sembrava che una soluzione di anticorpi altamente diluita, al punto da non lasciare che acqua, fosse comunque in grado di provocare una reazione dei globuli bianchi (basofili). Vista la diluizione usata, il risultato sembrava supportare l’omeopatia, ma tutto questo era inspiegabile scientificamente. Nature aveva però acconsentito alla pubblicazione a patto che l’esperimento fosse ripetuto assieme a James Randi e altri esperti: in breve il team di scettici scoprì che usando controlli rigorosi l’effetto scompariva, come raccontò sulla stessa rivista. Questo non significa necessariamente che Benveniste (che non accettò mai i reali risultati) e i suoi volessero imbrogliare, piuttosto si trattava di un esperimento mal progettato unito a un’interpretazione non obiettiva dei risultati.

Per approfondire la carriera di James Randi e il suo contributo scientifico puoi guardare il documentario biografico An honest liar (2015) di cui sono disponibili i sottotitoli in italiano.

 

Un po’ di illusionismo potrebbe aiutare un insegnante di scienze?

Penso che l’illusionismo possa offrire diversi spunti a un insegnante di scienze che voglia sperimentare qualcosa di diverso in aula. Infatti non occorre essere illusionisti di professione per mettere in scena qualche gioco di prestigio e, come accennavamo in precedenza, i maghi si servono anche della scienza per stupire.
Particolarmente interessanti a questo proposito sono i trucchi basati sulla chimica, che alcuni insegnanti del Cicap appassionati di illusionismo hanno già collaudato in aula. In questo modo si riesce a introdurre un certo fenomeno in maniera spettacolare, per poi passare alla sua spiegazione dal punto di vista scientifico. Questi trucchi, che utilizzano reazioni chimiche piuttosto semplici e con reagenti facilmente reperibili, non richiedono lo studio e la pratica degli illusionisti professionisti, sono alla portata di chiunque li voglia apprendere (compresi i ragazzi). Parlare di illusionismo a scuola potrebbe essere utile inoltre a un altro livello, cioè come spunto per insegnare pensiero critico e scetticismo, due qualità che non è mai troppo presto per imparare e rafforzare. Per chiunque volesse approfondire questi aspetti, il Cicap, e in particolare il suo Gruppo Scuola, è a disposizione.

Se sei interessato a prendere contatto col Gruppo Scuola del Cicap, a questa pagina trovi tutte le informazioni necessarie; a scienza e illusionismo è dedicato anche un laboratorio al prossimo festival del Cicap (Cesena, 29 settembre- 1 ottobre)

Immagine in apertura: un ritaglio dalla rivista Popular Science (1925) dove Harry Houdini illustra un trucco utilizzato nelle sedute spiritiche (By Harry Houdini [Public domain], via Wikimedia Commons)

Immagine box: Pubblico Dominio via Wikimedia Commons

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