Strategie riproduttive di Hippocampus e Homo sapiens a confronto

Se ci volessimo ispirare a un modello animale per esaminare l’etologia e l’evoluzione delle strategie riproduttive in una specie monogama come Homo sapiens sarebbe probabilmente inutile guardare alle altre grandi antropomorfe, nessuna delle quali fa vita di coppia. Sarebbe invece molto più utile analizzare il comportamento dei cavallucci marini del genere Hippocampus: pesci che, per quanto filogeneticamente lontani da noi, sono tuttavia monogami, semplici da allevare in acquario in grandi numeri e con una etologia al tempo stesso simile e opposta alla nostra. Possono i cavallucci marini spiegarci qualcosa sul nostro comportamento in amore? La riproduzione, tutto sommato, è una fase delicata per tutti i vertebrati perché richiede un grande dispendio di energie e la codifica di segnali di approccio e di disponibilità – segnali che, se interpretati male, possono risultare fatali.

 

Come farle dire “sì”?

Le strategie per approcciare un membro del sesso opposto nel regno animale sono varie e molteplici, si va dall’offerta di un dono, di solito cibo, come fanno alcuni ragni, all’esibizione considerata “artistica” del nido pluridecorato degli uccelli giardinieri, al canto di molti uccelli e rane, alla lotta rituale dei cervi, e molto altro ancora. La scelta dipende di solito dallo stile di vita della specie e dalle sue strategie riproduttive. Per gli animali che formano coppie stabili per tempi più o meno lunghi, in particolare, la scelta del partner è un compito delicato che richiede una accurata opera di selezione, poiché è un investimento che può significare la sopravvivenza della progenie, e quindi dei propri geni, o l’estinzione. Tra gli ippocampi il legame con un partner è di solito stabile per almeno una (di solito molte) stagioni riproduttive, a volte sino alla morte di uno dei due partner, sebbene vi siano alcune eccezioni. Ma ciò che contraddistingue questi pesci è che la cura delle uova sino alla schiusa è affidata al padre, che le cova un uno speciale marsupio posto sul ventre. Nonostante questo, i ruoli dei due sessi raramente sono invertiti: è il maschio che di solito inizia il corteggiamento e spesso agisce in modo più aggressivo rispetto alle femmine. Quando lui incontra una femmina che ritiene “adatta” incomincia una danza delicata intorno a lei, a testa alta, e mostrandole il marsupio vuoto per indicarle la propria disponibilità. Se lei accetta il corteggiamento si unisce in breve alla danza, e i due nuotano fianco a fianco, ciascuno imitando i movimenti dell’altro, cambiando colore all’unisono o aggrappandosi allo stesso filo di vegetazione, e nuotando in tondo. Per diversi giorni consecutivi la coppia si incontra all’alba e alle prime luci del sole comincia a danzare tenendosi per la coda prensile, esattamente come noi umani ci teniamo per mano.

Una coppia di cavallucci marini ancorati allo stesso filo d’erba (immagine: shutterstock)

Verso la fine della danza lasciano andare il filo d’erba che li tiene ancorati e volteggiano verso l’alto, muso contro muso come in un bacio, per poi separarsi sino al giorno seguente. Quando lei è finalmente pronta a deporre le uova, anche diverse centinaia, il trasferimento avviene proprio durante la fase finale della danza, quando la coppia risale roteando verso l’alto. In un breve momento che dura qualche secondo lui apre il marsupio, lascia entrare acqua di mare che fa maturare gli spermatozoi e consente l’ingresso di un organo cilindrico chiamato ovopositore da parte della femmina, attraverso il quale vengono trasferite le uova. Durante il trasferimento delle uova è visibile lo sgonfiarsi dell’addome della femmina e il rigonfiarsi del marsupio del maschio, dove avviene la fecondazione. Le uova si “impiantano” quindi nella parete della sacca, dove vengono avvolte da un tessuto spugnoso che le protegge: qui ricevono ossigeno, protezione immunitaria e nutrienti come lipidi e calcio dai tessuti del padre, sebbene il grosso del nutrimento dell’embrione provenga dal tuorlo. Per ottenere questi cambiamenti il cavalluccio di mare maschio produce prolattina, lo stesso ormone responsabile della produzione di latte nelle femmine di mammifero. La “gestazione” dura 2-6 settimane, al termine delle quali vengono “partoriti” dall’apertura del marsupio, tramite contrazioni muscolari, anche un migliaio di cavallucci di mare in miniatura.

Il video documenta il parto dei neonati cavallucci marini: come mostrano le immagini, nell’arco di alcune decine di secondi vengono alla luce diverse centinaia di nuovi individui, letteralmente “espulsi” dal marsupio paterno:

Chi sceglie e chi viene scelto?

Questa inversione di ruoli fa si che in alcune specie o popolazioni sia lei a corteggiare e lui a scegliere la pretendente perché di solito sceglie chi investe di più nella riproduzione. In questo caso si è visto, analizzando i tassi metabolici, che è il maschio che investe più energie nel processo a causa sia della danza di corteggiamento sia della “gravidanza”, sebbene lo sforzo delle femmine nel corteggiare e produrre le uova non sia indifferente.

Alcuni esemplari di cavallucci marini “incinti” (immagine: shutterstock)

Anche nella nostra specie la tendenza generale indicata dall’evoluzione, in assenza di ostacoli, è che sia il maschio a corteggiare e la donna a scegliere il partner e non viceversa, sebbene spesso non ce ne rendiamo conto: non si discute che la gravidanza, l’allattamento e lo svezzamento della prole siano un investimento enorme per la donna, che di conseguenza deve scegliere un partner che le dimostri di essere all’altezza, secondo il processo che Charles Darwin chiamò selezione sessuale. O almeno, questo è quello che avverrebbe senza sovrapposizioni culturali, che nella nostra specie spesso prevaricano le tendenze e i comportamenti naturali: nell’Homo sapiens moderno non sempre è la donna a scegliere, e il corteggiamento e la vita di coppia non sono più finalizzati alla riproduzione. Il corteggiamento però, laddove ancora presente tra i più romantici, serve proprio a quello: a mostrarle, con l’assiduità, la gentilezza, o magari con la Ferrari, che i suoi geni sono buoni e che lui è un buon “partito” in cui investire il potenziale sforzo riproduttivo. Un’auto di lusso, un buon conto in banca, una posizione socialmente rilevante sono quello che il biologo evoluzionista Richard Dawkins definisce il “fenotipo esteso”, ovvero sono una manifestazione esterna al nostro corpo del fatto che abbiamo buoni geni, come ad esempio lo e’ la diga del castoro, il nido “artistico” degli uccelli giardinieri o la capacità di alcuni parassiti di manipolare il loro ospite. Non c’è quindi da stupirsi troppo se le Ferrari o le ville al mare fanno parte delle “armi” umane del corteggiamento, in sostituzione o in aggiunta a una bella presenza: procurarsele è faticoso e non è da tutti. Fortunatamente non tutti la pensano così.

Il video che segue mostra la danza di corteggiamento di una coppia di cavallucci marini, impegnati ad affinare il coordinamento dei movimenti in vista dell’accoppiamento:

A che serve la monogamia?

Dopo che la “cavalluccia” gli ha passato le uova il suo compito nella riproduzione è finito, e può cominciare a mettere in gestazione la covata successiva: in questo gruppo di animali infatti non si ha una vera stagione degli amori e la riproduzione va avanti tutto l’anno in base alle risorse disponibili. Si presume che l’inversione dei ruoli e la gestazione maschile si siano evolute negli ippocampi in risposta all’esigenza del maschio di assicurarsi la paternità della covata. La funzione della monogamia nel regno animale invece non è ancora del tutto chiara, ma esistono varie ipotesi. Nella nostra specie la monogamia è giustificata dal partorire cuccioli grandi e inetti per molto tempo, fatto che rende vulnerabili a lungo sia la madre che il figlio. Infatti l’investimento parentale del padre nel corteggiamento rischia di non andare a buon fine se trascura la sua compagna: se vuole assicurarsi sia la (relativa) certezza della paternità, sia il raggiungimento dell’età adulta dei suoi figli deve prendersi cura della sua famiglia, almeno secondo l’evoluzione che ha selezionato la tendenza a questo comportamento. Nei cavallucci marini il maschio è perfettamente in grado di cavarsela come “ragazzo padre”, ma la monogamia assicura il successo della fase delicata della loro riproduzione, ovvero il trasferimento delle uova dall’ovopositore di lei al marsupio di lui. È in effetti molto più facile a dirsi che a farsi, quando di mezzo ci si mettono le onde, le correnti, i predatori ed eventuali altri disturbi. Un’altra ipotesi per spiegare la monogamia degli ippocampi suggerisce che in questo modo la femmina, che produce le uova tutte insieme anziché un po’ alla volta, possa essere sempre sicura della disponibilità di un maschio che gliele covi quando sono mature. Infine, nelle specie dove il maschio cambia compagna, la ricerca della partner tra una covata e l’altra richiede tempo e ha costi riproduttivi superiori.

 

E se lui mi tradisse?

Le specie totalmente monogame, che restano fedeli sino alla morte della o del partner, sono pochissime, e tra queste sicuramente non c’è la nostra, ma ci sono molte specie di cavallucci marini. Hippocampus abdominalis per esempio usa “il pancione” gonfio di acqua per attirare le femmine e mentre lui incuba le uova lei produce un nuovo lotto per la “sessione” successiva, mostrando reale cooperazione e suddivisione del lavoro. Tuttavia lui e’ piuttosto “choosy” e preferisce le femmine grosse, alche il 20% più grosse, in modo da incubare più uova, mentre per lei la taglia di lui è indifferente. In alcune specie si arriva al punto che se lui è accoppiato con una femmina piccola preferisce abortire le uova in attesa di una “cavallona” più di suo gusto, e se la trova non si fa problemi a piantare in asso la malcapitata di piccola taglia. Se volessimo antropomorfizzare, verrebbe da commentare che è vero che i maschi si comportano tutti nello stesso modo.

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