Motivare ad apprendere

Dei 7 pilastri per imparare e insegnare in modo efficace, riportati nel libro ‘Come impariamo di Zanichelli, quello sulla motivazione è probabilmente il più importante, una premessa implicita per  tutti gli altri.

Potete leggere una sintesi degli altri principi in questo articolo sul sito del settimanale del Corriere della Sera Io Donna

Il principio afferma che “la motivazione degli studenti determina, orienta e sostiene ciò che essi fanno per imparare.” Non poco, sicuramente. La motivazione muove e mobilita. Aiuta a impegnare energie e risorse personali. E a convogliarle verso un obiettivo specifico. Capire come motivare significa capire come recuperare nei nostri studenti o collaboratori.

 

Cos’è in genere la motivazione?

Per l’importanza che riveste si parla di motivazione in modo diffuso non solo in ambito scolastico, ma in tutti i settori e in particolare nel mondo del lavoro. Secondo la definizione di  Annamaria Testa (la trovate approfondita qui),  la motivazione è l’energia che ci muove verso un obiettivo, un antidoto verso l’apatia e il disinteresse.

Sono le motivazioni interiori a condizionare il nostro impegno. Desideriamo occuparci di più di ciò che ci piace e interessa, oppure di ciò che pensiamo avere senso o appartenere a qualcosa di importante. E soprattutto ci applichiamo di più per ciò in cui pensiamo di riuscire e di avere buone probabilità di successo.

Perciò eventuali premi o punizioni non solo non sono utili, o almeno non tanto quanto si pensi, ma addirittura a volte sono anche dannosi. È quello che segnalano le ricerche scientifiche riportate da Dan Pink in questo video famoso video Ted Ed.

Pink racconta di un esperimento su tre gruppi di studenti del MIT a cui era stato proposto di portare a termine lo stesso compito (complesso e creativo) differenziando le ricompense: nessuna per il primo gruppo e di entità diverse per gli altri due gruppi. Come avrete capito, il gruppo con la ricompensa più alta non ha avuto prestazioni migliori degli altri, anzi.

Gli incentivi appaiono funzionare su attività meccaniche e compiti semplici, dove risulti chiaro l’obiettivo specifico da raggiungere, ma non sembrano avere effetti nel caso di compiti originali e creativi o attività complesse.  «Le ricompense», dice Pink, «per loro stessa natura, concentrano l’attenzione, restringono il pensiero» e riducono le nostre possibilità. Quando l’attività richiede maggiore creatività e coinvolge maggiormente gli aspetti cognitivi, un premio più alto porta a risultati peggiori.

E lo sappiamo bene noi docenti quando usiamo voti e valutazioni sperando di sortire effetti sull’impegno o l’interesse generale di uno studente, ottenendo spesso, e non sempre, la focalizzazione a breve termine, su un piccolo traguardo o verifica specifica.

 

Quali sono i fattori che condizionano la motivazione negli studenti?

I  fattori chiave indicati da Pink per la motivazione sono tre. Ci sentiamo più coinvolti nei compiti in cui troviamo espressi o esprimibili questi elementi:

– autonomia,

– competenza

– meta o scopo del compito.

Per motivare qualcuno perciò possiamo aiutarlo a sentirsi parte di un progetto importante, lasciandogli la possibilità di riuscire, o  anche di sbagliare, con un certo grado di libertà.

Attualizzando il discorso per il mondo della scuola, gli autori di Come Impariamo, evidenziano due dei tre fattori riportati sopra:

– le aspettative di successo (legate al senso di competenza e autoefficacia) e
– il valore attribuito all’obiettivo (legato allo scopo del compito).

Viene meno qui l’elemento dell’autonomia, normalmente assente nel mondo della scuola (anche se sempre più obiettivo formativo legato alla competenza dell’imparare ad imparare) sostituito da quello dell’importanza di un ambiente di aula supportante e collaborativo.

 

Come aumentare la motivazione negli studenti?

Per aiutare lo studente a percepire il valore di un obiettivo o compito può essere utile evidenziare collegamenti del tema trattato con la realtà, per esempio mediante l’uso di problemi e compiti in contesto. Anche se ciò non sempre è possibile (ed è bene continuare a riconoscere valore a ciò che collegamento con la realtà non ha, come la bellezza di un’astrazione o di un teorema) presentare applicazioni e agganci dei temi trattati agli interessi degli studenti è sempre un modo per coinvolgerli di più. Appare efficace anche passare da un approccio riproduttivo del sapere ad uno produttivo, in cui si chieda agli studenti di predisporre o progettare materiali legati ai contenuti di apprendimento.

Per spunti su compiti di realtà potete visitare il sito sulla certificazione delle competenze Zanichelli dove si trovano, liberamente scaricabili, esempi di progetti per la scuola secondaria di primo grado,dalla realizzazione di una rampa di scale in matematica alla recensione in inglese per un negozio, dalla costruzione di un modello di castello medievale alla realizzazione di  volantini sulla raccolta differenziata.

Per quanto riguarda le aspettative di successo la valutazione gioca un ruolo fondamentale. La parola d’ordine è evitare di compromettere il livello di autostima dello studente, e tener presente che per dare aspettative di successo occorre dare ‘occasioni di successo’. Il solo compito sommativo a fine argomento, il cosiddetto one-shot test,o test a colpo secco del tipo ‘o la va o la spacca’, non basta. La valutazione formativa, intesa come strumento per dare feedback frequenti e efficaci che indichino allo studente dove si trova nel suo percorso di apprendimento e come migliorare, diventa sempre più importante e motivante.

Esempi di valutazioni formative sono tutti i casi in cui chiediamo agli studenti di fornire domande e idee e non solo risposte attese. Per esempio possiamo chiedere loro di argomentare una risposta data, o (approccio detto del ‘3-2-1’) di fornire 3 concetti o termini che sintetizzino un argomento, insieme a  2 domande e 1 esempio di applicazione. Oppure ancora chiedere agli studenti di individuare i propri punti di difficoltà e punti di forza per un dato argomento o rappresentare quanto appreso mediante organizzatori grafici.

Nel caso delle valutazioni associate ai compiti di realtà citati sopra, e di cui trovate esempi nel sito riportato nel box,  le rubriche di valutazione per competenze, possono essere ‘mappe per il successo’ per gli studenti perché chiariscono loro  gli indicatori e le richieste precise, insieme ai risultati attesi per uno specifico prodotto o compito, aiutandoli ad alzare il livello di aspettativa e il senso di autoefficacia.

Infine un ambiente inclusivo e accogliente  in cui lo studente entri in relazioni positive con compagni e docente e trovi proposte attività, magari  di gruppo e collaborative che percepisca come sfidanti, ma non inarrivabili, risulta incoraggiante e evita reazioni di evasività o sfida, il cosiddetto fly o fight, vola o combatti tipico delle situazioni conflittuali.

Quali strumenti e risorse digitali è possibile utilizzare?

Gli studenti chiamati a progettare materiali e a produrre compiti multimediali all’interno di compiti multidisciplinari, potranno trovarsi a:

– scrivere siti, per esempio, con Google Sites (qui un tutorial)  o Adobe Video (qui un tutorial);

– produrre volantini o infografiche, per esempio, con Canva (qui un tutorial) o con Infogram;

– registrare video e screencast, per esempio con Screencastomatic (qui un tutorial).

Per approfondimenti su possibili strumenti per la produzione creativa e digitale si rimanda all’articolo Abbiamo studenti creativi e digitali? sul questo blog.

Per le  varie forme di valutazione ricordiamo:

Creaverfiche Zanichelli per produrre verifica sommative rapidamente (qui una playlist);

ZTE  (qui i tutorial) e  Kahoot per allenamenti liberi o compiti da usare in ottica formativa o sommativa;

Learning Apps (qui un tutorial) e Teacher Desmos (qui un tutorial).

Ma al di là dello specifico software o strumento, i canali multimediali riescono a volte a amplificare l’impatto di un contenuto toccando corde emozionali . Pensiamo alle poesie di Ungaretti recitate da Ungaretti stesso nei video di Youtube o ai musei virtuali visitabili online su Google Art & Culture e così via.

E le emozioni tracciano l’apprendimento perché, come dice Baricco, ‘c’è un forte nesso tra l’apprendere e l’emozionarsi’.

 

Per la lezione

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