Edward Jenner e il vaccino contro il vaiolo

Tra il 165 e il 180 dopo Cristo l’Impero di Roma è stato colpito dalla cosiddetta peste antonina, un’epidemia di vaiolo che ha imperversato tra l’Asia Minore e la Gallia. La malattia viene descritta dal celebre medico Claudio Galeno e, secondo le ricostruzioni più probabili, potrebbe essere stata portata entro i confini di Roma dai militari di ritorno dalla campagna contro i Parti. Nel 169, una delle vittime illustri è stato l’imperatore Lucio Vero, dal cui patronimico Antoninus, la piaga ha preso il nome. Nel momento peggiore, lo storico Cassio Dione registra 2000 morti al giorno nella sola capitale: un colpo talmente forte da incrinare l’Impero stesso che non si sarebbe mai del tutto ripreso.

Noto fin dall’antico Egitto, il vaiolo, provocato da due varianti del virus Variola (Variola maior e Variola minor) è stata per millenni una delle malattie contro le quali non si è avuto a disposizione praticamente nessuna arma efficace. Nel XVIII secolo, nella sola Europa morivano ogni anno 400 mila persone per causa sua e un terzo dei sopravvissuti all’infezione diventava cieco. I numeri dei morti, uniti alle cicatrici che lasciava sul corpo di chi sopravviveva, gli hanno guadagnato il soprannome di “mostro maculato” che circolava all’epoca soprattutto nel Regno Unito. Un mostro contro il quale un medico di campagna inglese, Edward Jenner, ha sviluppato il primo vaccino della storia, aprendo la strada all’eradicazione della malattia e allo sviluppo di altri vaccini.

 

Primi tentativi di immunizzazione

Per millenni, sia in Cina, sia in India si conosceva la pratica dell’inoculazione: a una persona sana viene inoculato sottopelle un po’ di materiale prelevato da una pustola di una persona malata. Avendo cura di scegliere il malato che non presenti i sintomi più gravi, l’inoculazione permetteva di acquisire una immunizzazione: il paziente inoculato, nella migliore delle ipotesi, sviluppava una forma più lieve della malattia e non l’avrebbe contratta se esposto nuovamente all’agente infettivo. La pratica non era priva di rischi, perché presentava una mortalità stimata tra lo 0,5 e il 2%, che era comunque più bassa di un ordine di grandezza rispetto alla mortalità del vaiolo, che si aggirava attorno al 20-30%. Per questo motivo, la pratica dell’inoculazione o variolizzazione, con tutti i rischi, veniva comunque impiegata durante le epidemie nel tentativo di arginarle.

Mary Wortley Montagu (1689–1762) in un’incisione di S. Hollyer

A importare in Europa questa pratica è stata Lady Mary Montagu (1689-1762), moglie dell’ambasciatore inglese a Costantinopoli, che era sopravvissuta al vaiolo al prezzo di cicatrici deturpanti che le ricoprivano il viso. Nella capitale ottomana viene a sapere della variolizzazione che veniva praticata sulle prostitute prima di essere introdotte alla corte del sultano. Tra il 1717 e il 1721, Lady Montagu fa inoculare entrambi i suoi figli e negli anni successivi si batte per la diffusione della pratica.

 

Il vaiolo bovino e James Phipps

Nato a Berkeley, nel Gloucestershire, il 17 maggio del 1749 Edward Jenner studia da medico condotto facendo da assistente a due farmacisti e chirurghi locali. Ma l’incontro decisivo è quello che fa a 21 anni con John Hunter, famoso medico del St. George’s Hospital di Londra, dove studia per due anni. La loro amicizia si interromperà solo con la morte del maestro e amico nel 1793. Nel 1773, Jenner ritorna a Berkeley dove comincia a praticare con successo la professione di medico. Ed è proprio in questo ambiente rurale che ha la possibilità di entrare in contatto con un fenomeno decisivo per lo sviluppo del primo vaccino della storia.

Edward Jenner ritratto da John Raphael Smith

Tra gli agricoltori e gli allevatori della zona, infatti, gira la voce che quando i mungitori hanno contratto il vaiolo bovino, una variante molto meno pericolosa del “mostro maculato” che colpisce le vacche, diventano immuni al vaiolo. Jenner si fa l’idea che sia possibile trasmettere una sorta di immunizzazione inoculando il vaiolo vaccino in persone sane. L’occasione per mettere alla prova questa sua teoria si presenta nel maggio del 1796, quando la giovane mungitrice Sarah Nelms si presenta nel suo studio con le mani ricoperte da lesioni dovute al vaiolo vaccino. Il 14 maggio, Jenner inocula del materiale prelevato dalle pustole di Nelms nel corpo di James Phipps, il figlio di 8 anni del proprio giardiniere. Il bambino sviluppa una leggera febbre, ma guarisce in pochi giorni. Per verificare che l’immunizzazione fosse acquisita serviva, però, una prova. Così, nel luglio dello stesso anno, Jenner inocula lo stesso James Phipps con della materia prelevata questa volta da una lesione recente di vaiolo (V. maior o minor). Il bambino non si ammala, dimostrando così di aver acquisito l’immunizzazione.

 

Le controversie e l’eradicazione del vaiolo

Per il ruolo del vaiolo bovino nella procedura, Jenner la battezza “vaccinazione” e ‘vaccino’ oggi indica un preparato in grado di fornire un’immunità acquisita: il sistema immunitario ricorda la prima infezione più blanda ed è pronto a combattere contro un’infezione più aggressiva (a questo proposito si veda il Come Te lo Spiego Il male non colpisce mai due volte – Come funzionano i vaccini di Lara Rossi pubblicato sull’Aula di Scienze). Nel 1797, Edward Jenner manda un resoconto del suo esperimento su James Phipps alla Royal Society che lo rifiuta. L’anno successivo, a proprie spese, pubblica un libro  intitolato An Inquiry into the Causes and Effects of the Variolæ Vaccinæ in cui rende conto di una serie di vaccinazioni per il vaiolo e di successive osservazioni portati avanti con l’intento di avere una base sperimentale più ampia. Ma, almeno inizialmente, la società inglese e la comunità scientifica si mostrano diffidenti. Anzi, quando Jenner va a Londra alla ricerca di volontari per la vaccinazione, non riesce a reclutarne nemmeno uno.

Vignetta satirica contro la vaccinazione del 1802 con le teste di mucche che escono dai corpi dei vaccinati

Soltanto una continua attività di divulgazione dei risultati e una distribuzione di dosi di vaccino gratuite a tutti i medici che ne facevano richiesta, anche grazie a un successivo sostegno del Parlamento inglese, hanno permesso alla vaccinazione di Jenner di farsi strada in diversi paesi europei e raggiungendo rapidamente anche gli Stati Uniti. Da allora, la tecnica per la produzione del vaccino contro il vaiolo ha subito innumerevoli miglioramenti, rendendolo sempre più facile e sicuro. Oggi, per esempio, sappiamo meglio di Jenner e dei suoi contemporanei come funziona l’immunità acquisita, mentre solamente alla fine del XIX secolo Louis Pasteur ha proposto la teoria dei germi che spiega come funzionano le infezioni come il vaiolo.

Grazie agli sforzi dell’Organizzazione Mondiale della Sanità e dei governi di tutto il mondo, nel 1980 il vaiolo è stata la prima malattia della storia a venir dichiarata completamente eradicata. Oggi ci sono diversi modi per acquisire l’immunità che variano a seconda del tipo di malattia, ma è stato lo stesso Louis Pasteur a proporre che indipendentemente dall’approccio impiegato i preparati venissero chiamati vaccini in onore del primo vaccino contro il vaiolo sviluppato da Edward Jenner.

 

Per approfondire

Sulla storia di Edward Jenner si possono consultare il sito della sua casa-museo, in particolare la pagina biografica, e l’Enciclopedia Britannica, alla voce ‘Jenner, Edward‘. Il New England Journal of Medicine offre una bio-bibliografia aggiornata sul medico inglese. In particolare, si veda ‘Edward Jenner and the history of smallpox and vaccination’ di S. Riedel (BUMC 2005; 18:21-25).

Per la storia dell’eradicazione del vaiolo, si può consultare ‘The global eradication of smallpox : final report of the Global Commission for the Certification of Smallpox Eradication‘, il rapporto definitivo dell’Organizzazione Mondiale della Sanità che racconta la storia delle malattia e della sua eliminazione negli anni Settanta del Novecento.

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