Mary Anning, la «Principessa della paleontologia»

Lyme Regis è un piccolo centro balneare nel sud dell’Inghilterra. È uno di quei paesini caratteristici del Devon: una striscia di case appena oltre la spiaggia e poco dietro le ripide sporgenze calcaree che portano a un dolce altopiano. Il paesaggio è talmente caratteristico che meno di venti kilometri più a est, a West Bay, la BBC ha girato una delle sue serie televisive di maggior successo, Broadchurch, in cui proprio le scogliere e la spiaggia hanno un ruolo fondamentale. Tutta la costa da Exmouth nel Devon fino a Studland Bay nel Dorset, una collana di cottage per la villeggiatura estiva e passeggiate panoramiche lunga più di 150 kilometri, è conosciuta come Jurassic Coast, la costa giurassica, perché all’inizio dell’Ottocento assieme alla villeggiatura balneare si sono scoperti alcuni dei fossili di dinosauro più importanti d’Europa.

Se per il turismo di due secoli fa le cittadine più rinomate erano altre, ben attrezzate di servizi e svaghi, Lyme Regis è stata sicuramente la capitale della caccia ai fossili. E la protagonista assoluta è stata una ragazza di una famiglia povera che non si è potuta permettere di studiare, ma che Stephen Jay Gould, uno che di fossili se ne intendeva, definisce “probabilmente la più importante (o la meno ricordata) di tutti i raccoglitori nella storia della paleontologia”. Il suo nome è Mary Anning.

 

Chi è Mary Anning?

Talmente poco nota, la vicenda di Mary Anning, che nonostante le siano stati dedicati vari libri, come un romanzo di Tracy Chevalier, poco si sa in realtà della sua vita. Di sicuro è nata il 21 maggio del 1799, la terza di dieci fratelli di cui solo due arrivano all’età adulta, lei e il fratello Joseph. Il padre è Richard Anning, un carpentiere che costruisce cabine da spiaggia per i villeggianti e piccoli mobili. In quel primo piccolo boom turistico, però, comincia a vendere ai turisti piccoli fossili che si trovano un po’ ovunque nella zona. A un certo punto, gli pare quasi che i forestieri apprezzino di più quel genere di strani oggetti che il frutto di lunghe ore di fatica con pialla, sega e martello.

Della madre non si sa quasi nulla, se non che si chiamava Molly Moore e che almeno fino a quando Mary non sarà abbastanza grande è lei a gestire la vendita dei fossili. Il primo contatto con una certa notorietà, limitata all’ambito locale, non è però dovuto alla paleontologia, ma a un episodio fortunato che la vede protagonista quando ha poco più di un anno. Il 19 agosto del 1800 al Rack Field, poco lontano da Lyme, c’è una corsa di cavalli che si svolge sotto una pioggia torrenziale. Elisabeth Haskings e le due figlie, assieme alla piccola Mary, cercano riparo sotto a un albero che, però, viene colpito da un fulmine. Mary è l’unica sopravvissuta all’evento e nella vulgata popolare questo contatto con l’elettricità sarebbe all’origine della sua intelligenza.

Illustrazione del XIX secolo che mostra Mary Anning vendere fossili

Tralasciando le leggende metropolitane, molto più importante è un episodio avvenuto più tardi, quando Mary aveva circa undici anni. Alla ricerca di fossili da vendere ai turisti, perlustrando il territorio al confine tra le spiaggia e le verticali pareti della scogliera, Mary e il fratello Joseph scovano uno strano “coccodrillo”. L’evento si deve collocare tra il 1809 e il 1811 e la pubblicistica su Mary Anning lo segnala come il suo primo fossile. Probabilmente non è andata così: molti dovevano essere i fossili di quel tipo che si erano già visti in famiglia, ma forse è il primo abbastanza completo da poter essere descritto accuratamente o, forse, è semplicemente il primo a essere arrivato nelle mani giuste, quelle di Sir E. Home, che nel 1814 ne pubblica un’accurata descrizione, accompagnata da alcune tavole illustrate, nei Philosophical Transactions of the Royal Society (104, 517-7), una delle più prestigiose riviste scientifiche dell’epoca. L’essere il primo a descriverlo gli dà il diritto di dargli un nome, così il fossile viene chiamato Ichthyosaurus. Se lo specimen è entrato nella storia, non si può dire lo stesso della sua scopritrice: Sir E. Home inaugura infatti la lunga lista di “smemorati” che dimenticano di citare Mary Anning.

 

Che cosa ha scoperto?

Nelle scarse notizie sulla sua vita, il decennio 1810-20 è un lungo silenzio, come se la piccola Mary sia entrata in una scatola nera che la restituisce adulta e tra le più note cacciatrici di fossili. Tutta la famiglia si è fatta un nome tra il crescente numero di appassionati, di naturalisti, di semplici curiosi, in un periodo in cui la separazione tra scienziati professionisti e amatori non è ancora stata tracciata. E agli acquirenti che stanno costruendo le proprie collezioni private si affiancano con sempre maggior frequenza anche le istituzioni pubbliche, in particolare i musei di storia naturale, che si stanno dotando di apparati di studio per la paleontologia e la geologia. È un fenomeno europeo e americano: con nuove università che vengono fondate e vecchie istituzioni che sono travolte in pieno dallo spirito scientifico che si irradia dall’Illuminismo e che fa nascere nuovi interessi di studio. A cominciare dalla storia della Terra, della sua geologia e dei suoi abitanti del passato. Sono gli anni della diffusione della sistematica di Linneo, della Philosophie zoologique di Lamarck (1809), del Regne animal distribué d’après son organisation di George Cuvier (prima edizione nel 1817) e degli studi di Louis Agassiz (1807-73). Negli stessi anni in cui Mary Anning vende fossili a turisti e collezionisti, Charles Darwin legge le opere di Charles Lyell e viaggia per il mondo a bordo del Beagle.

Disegno che riproduce la testa del primo Ichthyosaurus trovato da Mary Anning

In questo contesto di ebollizione culturale, l’11 luglio del 1821 Mary Anning trova il più bell’esemplare noto di Ichthyosaurus communis: lungo più di un metro e mezzo, viene venduto al British Museum, dove lo si può ancora ammirare. Il 10 dicembre di due anni dopo è il momento della sua più sensazionale scoperta, almeno agli occhi dei suoi contemporanei: uno strano animale lungo quasi tre metri, con una testa piccola simile a quella di una tartaruga e un lungo collo, al punto che qualcuno lo definisce “un serpente passato attraverso il corpo di una tartaruga”. Sono caratteristiche che i primi naturalisti a studiarlo interpretano – erroneamente – come adattamenti per un habitat lacustre o fluviale, non più marino. Il fossile viene presentato nel 1824 durante una conferenza pubblica alla Geological Society di Londra come il più completo esemplare del poco noto Plesiosaurus, membro di un gruppo di rettili che popolava i mari del Giurassico e più vicino ai rettili moderni di quanto non sia l’Ichthyosaurus.

Riproduzione a stampa dell’immagine del plesiosauro trovato da Mary Anning nel 1823

 

Un altro ritrovamento storico è datato 1828, quando Mary Anning disseppellisce il suo primo fossile di invertebrato, la sacca dell’inchiostro di una Belemnosepia, che conferma la possibilità – in determinate condizioni – della fossilizzazione anche degli invertebrati. Lo stesso anno, a dicembre, Mary identifica anche il primo fossile di rettile volante ritrovato nelle isole britanniche. Si tratta dello Pterodactylus macronyx, descritto da William Buckland (1784 – 1856), che riconosce la paternità del ritrovamento a Mary Anning. La lista prosegue con il fossile di Squaloraja (1829), ritenuto un organismo di transizione tra squali e mante dai sostenitori del gradualismo, e il Plesiosaurus macrocephalus (1830). Ma Mary, almeno dal 1824 in poi, ha raccolto anche una serie di reperti di feci fossili, nuovo oggetto di studi per il quale si sta già eccitando da qualche tempo lo stesso Buckland.

 

L’eredità di Mary Anning

Ci sono scienziati che lasciano il segno partorendo un’idea che contribuisce a cambiare il modo in cui l’umanità guarda il mondo. Altri che, invece, devono mettere la mani in pasta, sporcarsele e toccare. Albert Einstein è il prototipo del primo tipo di scienziato, mentre Charles Darwin, la cui vita si sovrappone a quella della principessa della paleontologia secondo la definizione di un collezionista di fossili australiano, Marcel Aurosseau, che l’ha conosciuta di persona, è un mix dei due: lunghi anni di osservazioni minuziose condotte in prima persona dai quali riuscire a far emergere una grande teoria scientifica. Mary Anning appartiene sicuramente al secondo tipo, al punto che studiosi suoi contemporanei, di fronte alla sua irregolarità nel panorama intellettuale, ritenevano che non fosse in grado di leggere e scrivere.

La più famosa e classiche delle immagini che ritraggono Mary Anning sulla Jurassic Coast

In realtà, le lettere in cui contratta con il British Museum o altre istituzioni il prezzo dei fossili da vendere dimostrano che era dotata di un inglese di buon livello. E se dalla forma ci focalizziamo sulla sostanza, i carteggi con i massimi esperti di paleontologia dell’epoca mostrano ampiamente che era loro pari in quanto a preparazione. Certo, non aveva un diploma di laurea appeso alla parete dello studio e doveva preoccuparsi di guadagnarsi da vivere – un’attività che chi vive di rendita vede spesso con disprezzo. Eppure la storia della paleontologia inglese ed europea passa per i suoi ritrovamenti sulla Jurassic Coast: sono gli elementi con i quali altri scienziati, quelli del primo tipo, hanno costruito il proprio puzzle teorico del mondo passato. Ma forse una colpa ancora più grande imputata a Mary Anning era quella di essere una donna in un mondo dominato dagli uomini (d’altronde solo loro, secondo la Common Law, potevano essere eredi dei patrimoni le cui rendite permettevano di dedicarsi ai fossili). Sarà forse per questo che era più facile attribuire a un fulmine e a una miracolosa sopravvivenza l’origine dell’intelligenza di questa donna fuori dal comune.

 

Per approfondire

Il romanzo di Tracy Chevalier si intitola “Strane creature” ed è stato pubblicato in Italia da Neri Pozza nel 2009.

Un’utile mappa della bibliografia su Mary Anning è un articolo di Hugh Torrens intitolato “Mary Anning (1799 – 1847) of Lyme; ‘the greatest fossilist the world ever knew'” pubblicato sul British Journal for the History of Science nel settembre del 1995.

Il Lyme Regis Museum è oggi dedicato ai fossili della Jurassic Coast e si trova nel luogo dove sorgeva la casa di Mary Anning.

Il Natural History Museum ha una pagina dedicata a Mary Anning, che annuncia la prossima realizzazione di un film sulla vita della Principessa della paleontologia.

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