Nazareno Strampelli e il miglioramento genetico del grano tenero

«Caro il mio grano! Quando il mio tesoro / mando al mulino, se ne va, sì, questo; / ma quello nasce sotto il mio lavoro. […] Tua carne è il pane. – Ma tuo sangue, il vino. – / Che odore sa l’odore di pan fresco! – / E che cantare fa cantar di tino! -»

(Giovanni Pascoli, L’accestire – Grano e Vino, Primi poemetti, 1907)

In Italia, tra il 1922 e il 1933 la produzione di grano tenero è passata da 44 a 80 milioni di quintali l’anno. Un raddoppio che è stato ottenuto senza aumentare la superficie coltivata, ma migliorando la resa, cioè la quantità di prodotto raccolto sui campi coltivati. Si tratta di un risultato straordinario dovuto alle ricerche di un agronomo sperimentale italiano: Nazareno Strampelli. Le nuove varietà di grano introdotte nell’agricoltura italiana sono state la base per la produzione del pane, un elemento essenziale per la dieta di gran parte degli italiani legati a una vita in larga parte contadina. Vincere “la battaglia del grano“, come l’aveva chiamata il partito fascista, era una priorità per il raggiungimento dell’autosufficienza del Paese e una premessa per i sogni di gloria di Benito Mussolini.

 

Chi era Nazareno Strampelli?

Il 1866 è una data cruciale. Nello stesso anno in cui un monaco agostiniano di nome Gregor Mendel pubblica un saggio sull’ibridazione delle piante che verrà dimenticato per tre decenni, il 29 maggio nasce Nazareno Strampelli, nel borgo medioevale di Crispiero nelle Marche. Per la prima fase della sua carriera accademica e scientifica, lo potremmo definire un precario. Dopo la laurea in agraria a pieni voti ottenuta a Pisa nel 1891, fa l’assistente di laboratorio all’Università di Camerino, dirige un laboratorio chimico all’Argentario, insegna scienze naturali e agronomia in diverse scuole, collabora con alcuni consorzi agrari. Nel 1903 arriva a Rieti, come vincitore del concorso della Cattedra ambulante sperimentale di granicoltura, di grande prestigio, ma almeno inizialmente la situazione non è idilliaca. Racconta lo storico Roberto Lorenzetti che Strampelli non aveva un laboratorio e nemmeno un ufficio, al punto che sul retro di una sedia ha scritto: «Questo è quanto io ebbi a mia disposizione dall’ottobre 1903 all’aprile 1904 come materiale d’impianto e di funzionamento della Cattedra Sperimentale di Granicoltura».

Ritratto fotografico di Nazareno Strampelli (Immagine: Pubblico dominio)

Ritratto fotografico di Nazareno Strampelli (Immagine: Pubblico dominio)

Le difficoltà materiali non lo abbattono, perché le varietà di grani reatine sono al centro dei suoi pensieri da tempo. Già nel 1900 studia la varietà di grano tenero (Triticum aestivum) più diffusa nelle valli del centro Italia e chiamata, appunto, Rieti. Il successo di questa popolazione locale è dovuto alla sua elevata resistenza alla ruggine (una malattia delle piante), alla buona potenzialità produttiva e una flessibilità che lo rendeva particolarmente adatto ai climi collinari. D’altra parte, il Rieti è soggetto all’allettamento, cioè si “sdraia facilmente” a causa di venti o altri fattori, con una perdita di parte del raccolto. Strampelli è interessato a lavorare nella città laziale, perché vuole trovare una soluzione a questo problema.

 

Che cosa ha scoperto?

All’epoca di Nazareno Strampelli, la tradizione scientifica italiana in ambito agronomico è quella del cosiddetto “selezionismo”. Tra i principali sostenitori c’è Francesco Todaro, agronomo che lavora per la Produttori Sementi, un’azienda privata bolognese. Secondo Todaro, per ottenere un seme puro mantenendo le caratteristiche qualitative che rendono il grano tenero particolarmente adatto per la panificazione è necessario selezionare in ogni generazione le piante che presentano le caratteristiche migliori per lo scopo. Al contrario (come scrivono Boggini et al. nel loro articolo sulle varietà di grano tenero di Strampelli, vedi bibliografia) Strampelli è «convinto che non era possibile ottenere significativi miglioramenti selezionando solo all’interno delle popolazioni, anche se queste mostravano un elevato grado di adattabilità a specifici ambienti. Egli era certo […] che era necessario ricorrere all’ibridazione per trasferire entro uno specifico genotipo i caratteri di resistenza presenti in altre varietà». È la visione che viene chiamata “ibridismo” ed è su queste basi che Strampelli lavora a Rieti.

Il primo incrocio è tra due varietà italiane diffuse nell’Italia centrale, il Rieti già menzionato e il Noè (si indica come ‘Rieti x Noè’). Mentre inizia i suoi incroci tra diverse varietà, però, Strampelli è ancora all’oscuro delle leggi di Mendel (ne abbiamo raccontato la storia in una rubrica precedente) e lavora più sull’intuizione e l’esperienza. È un articolo del biologo Giuseppe Cuboni (1852 – 1920), che appare nel 1903 sulla rivista della Società degli Agricoltori Italiani (SAI), a far conoscere l’opera di Mendel  a Strampelli che così darà maggiore sistematicità al lavoro successivo. Strampelli applica le stesse tecniche del monaco agostiniano: castrazione e impollinazione per vicinanza.

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Il grano tenero “Ardito”, uno dei più coltivati in Italia a cavallo della Seconda Guerra mondiale

A partire dal 1904-5 Strampelli realizza diverse migliaia di incroci usando il Rieti come uno dei principali progenitori e diversi grani provenienti dall’Italia e dall’estero. Il primo grande successo è la varietà Carlotta Strampelli, chiamata così in onore della moglie che lo assiste nella ricerca: è un grano che resiste bene alla ruggine, al freddo e all’allettamento. A metà degli anni Dieci del Novecento è una delle varietà largamente coltivate, ma è molto suscettibile alla “stretta”, cioè alle alte temperature tardive che si possono presentare quando sulle spighe maturano i chicchi (granigione). Per cercare di ottenere un grano con caratteristiche simili al Carlotta ma più precoce, Strampelli realizza una serie di incroci con una varietà giapponese, la Akagomughi, importata in quegli anni in Italia. Nasce l’Ardito, e con lui un gruppetto di varietà (Damiano Chiesa, Mentana e Villa Glori) che hanno subito un grande successo e diventano a loro volta progenitori di altre varietà create in altre parti del mondo.

Spighe di grano tenero "San Pastore" (Immagine: Wikimedia Commons)

Spighe di grano tenero “San Pastore” (Immagine: Wikimedia Commons)

 

L’eredità di Strampelli

Nell’ambito dei grani teneri, la San Pastore (o Bruno, secondo una precedente denominazione) è stata la varietà sviluppata da Strampelli che ha avuto il maggior successo. Per quasi quarant’anni è stata la più diffusa non solo nel nostro Paese, ma anche altrove. Con il suo sguardo attentissimo agli aspetti produttivi (esempio: quanto rendono in termini di raccolto), ma sempre ricordandosi di quelli qualitativi (esempio: dare farina di qualità per il pane), Strampelli è stato uno dei pionieri del miglioramento genetico delle piante agricole. Attraverso le 77 varietà di grano tenero rilasciate durante la sua attività, ha contribuito in maniera decisiva alla “vittoria del grano” fascista, e questo è uno dei motivi per cui è stato lungamente dimenticato.

Ma è stato anche un grande innovatore sul piano scientifico, perché tra i primi a comprendere le potenzialità dell’applicazione delle leggi mendeliane agli aspetti agronomici. Dopo la Seconda Guerra mondiale, con la nascita dell’agricoltura industriale e l’arrivo di altre tecnologie e pratiche per la produzione di nuove varietà (per esempio l’esposizione della piante ai raggi X), lo scenario sarà sconvolto nuovamente. Ma secondo alcuni storici dell’agricoltura, Norman Borlaug, il padre della cosiddetta Rivoluzione Verde degli anni Sessanta e Settanta, ha avuto un predecessore. Era marchigiano e si chiamava Nazareno Strampelli.

Per approfondire:

Sergio Salvi, L’uomo che voleva nutrire il mondo. I primi 150 anni di Nazareno Strampelli, Accademia Georgica Treia, 2016. È il testo più aggiornato, frutto di ricerche storiche originali sull’attività di ricerca di Strampelli.

Roberto Lorenzetti, Strampelli. La Rivoluzione verde, MIBAC – Archivio di Stato di Rieti, 2012

Boggini G., Cattaneo M., Corbellini M., Perenzin M., Brandolini A., Vaccino P., Le varietà di frumento tenero costituite da Nazareno Strampelli. Studio aggiornato delle 77 varietà di frumento tenero rilasciate da Strampelli, con una loro contestualizzazione storica.

Gian Tommaso Scarascia Mugnozza, The contribution of Italian wheat geneticists: From Nazareno Strampelli to Francesco D’Amato, in: Tuberosa R., Phillips R.L., Gale M. (eds.), Proceedings of the International Congress “In the Wake of the Double Helix: From the Green Revolution to the Gene Revolution”, 27-31 maggio 2003, Bolonga, pagg. 53-75. Il testo da il contesto di riferimento per l’attività di Strampelli e degli altri genetisti agricoli italiani.

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Commenti [2]

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  1. daniele Vergari

    ottima sintesi per una figura che meriterebbe oggi, dopo gli studi sulla sua persona e la sua atività, di essere riacquisita come elemento culturale e scientifico del mondo agricolo. E soprattutto recuperare quell’enorme patrimonio genetio che ci ha lasciato.

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  2. chiara

    articolo davvero interessante

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