Lo scorso 10 di dicembre si è svolta a Stoccolma la cerimonia di premiazione dei premi Nobel 2011. A centodieci anni dalla prima assegnazione continuano a essere un momento centrale nell’anno scientifico e a rimanere il sogno di una vita per i ricercatori. Degli aspetti scientifici dei premi assegnati quest’anno ci siamo già occupati in una serie di interviste a esperti delle singole discipline per cogliere gli aspetti più importanti delle scoperte alla base dei riconoscimenti.
La cerimonia di assegnazione dei Nobel è l’occasione per ripercorrere con un approccio multidisciplinare la storia di una scienziata come Marie Curie, capace di presentarsi due volte a Stoccolma per due discipline scientifiche diverse e di superare gli ostacoli che una donna doveva affrontare a cavallo tra Otto e Novecento per poter accedere all’istruzione superiore.
Lo sguardo sulla scienza
Il 2011 che si sta chiudendo è stato designato come l’Anno Internazionale della Chimica e, tra tutti i personaggi che hanno cambiato la storia di questa disciplina, abbiamo scelto Marie Curie come simbolo della tenacia e del genio scientifico. Erano passati solo otto anni dal premio Nobel per la Fisica che la scienziata di origine polacca condivise con il marito Pierre Curie e Henri Becquerel, quando Marie Curie ricevette il premio Nobel anche per la Chimica, questa volta in solitaria, «per la scoperta degli elementi radio e polonio».
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Lo sguardo sulla storia
A cavallo fra Otto e Novecento, nonostante i grandi avanzamenti nella scienza, nella tecnologia e nello sviluppo industriale di molti paesi europei, rimaneva intatta una grande frattura fra la condizione sociale delle donne in generale e i notevoli risultati che molte di loro riuscirono a ottenere: Maria Curie, ma anche Maria Montessori, Sabina Spielrein. Per arrivare a una sostanziale conquista di diritti paritari, però, serviranno ancora diversi decenni. Li ripercorre per Aula di Scienze Luciano Marisaldi, autore di Paesaggi della Storia:
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